venerdì, 14 Giugno 2024

Investire in titoli di Stato o in asset sostenibili? Caiani, Nordea: «Il Mercato Europeo punta al Green. In Italia, invece…»

Sommario
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La competizione con i titoli di Stato – a pochi giorni dalla nuova emissione di BTP Valore – si fa sempre più dura. La sostenibilità degli ESG (Environmental Social Governance) è sempre più performante. Gli investimenti sostenibili attraggono attualmente maggiori risorse rispetto ai fondi tradizionali europei che, negli ultimi tre mesi del 2023, hanno perso 25,4 miliardi di dollari.

Nello stesso periodo l’Europa, primo Mercato di fondi ESG al mondo, ha registrato afflussi importanti: 3,3 miliardi di dollari. Entrate inferiori rispetto agli standard storici. Il calo riguarda le strategie Green a gestione attiva, che hanno perso 18 miliardi di dollari. Al contrario, quelle d’investimento passive dimostrano un approccio di grande resilienza, riuscendo a raccogliere nuovi capitali netti per 21,3 miliardi di dollari.

«L’aumento dei prezzi delle materie prime», dice Fabio Caiani, Managing Director e Head of South East Europe di Nordea Asset Management «porta alla necessità di ridurre e catturare le emissioni di anidride carbonica e applicare soluzioni più vantaggiose, meno energivore. Non possiamo spegnere l’economia o cambiare modelli da un giorno all’altro. Nei prossimi anni assisteremo a un periodo di transizione. Mediamente in Italia l’investitore è interessato a finanziare il Green. Secondo le stime siamo intorno a una percentuale del 60% della popolazione. Indubbiamente c’è un’interesse, ma bisogna mettere a terra le buone intenzioni con soluzioni solide, investimenti che possano muovere l’intero sistema».

I fondi green rallentano

Nel 2023 i fondi ESG hanno raccolto 58 miliardi di dollari a livello globale. Ben 122 miliardi in meno del 2022, 543 miliardi in meno rispetto al 2021 (Osservatorio sui Mercati dei Capitali, EQUITA e Università Bocconi). L’Unione Europea è il Mercato più avanzato negli investimenti Green. Unico al mondo ad aver fatto registrare lo scorso anno una raccolta netta positiva. Male il Mercato italiano, che ha visto deflussi netti per 8 miliardi di euro nel 2023, contro i 19 miliardi di euro di afflussi netti nel 2022.

Le buone notizie per l’ambiente arrivano dal settore delle emissioni di debito sostenibili. Infatti, l’anno scorso le operazioni sono state 37 (una in più rispetto al 2022), per un valore totale di 24,1 miliardi di euro raccolti, sopra lo 0,6 rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, i volumi totali nel periodo 2014-2023 hanno superato quota 110 miliardi di euro. Numeri che confermano la centralità del nostro Paese nel settore. In calo anche gli Stati Uniti, protagonisti di una raccolta netta negativa di -14 miliardi di dollari nel 2023, in controtendenza rispetto ai +3,3 miliardi di dollari del 2022. Gli indici ESG sono stati influenzati dai macro driver del 2023 quanto quelli tradizionali.

Soffermandoci sull’Europa, l’indice MSCI Europe ESG Leaders ha sovra-performato dell’11,3% il suo equivalente convenzionale (+10,2%). Guardando invece al mercato statunitense, l’indice S&P 500 ESG (+25,9% nel 2023) ha fatto registrare l’1,7 in più rispetto al suo equivalente convenzionale (+24,2%).

3 ragioni che faranno crescere l’attenzione sugli ESG

«Ci sono motivazioni finanzarie che spingono in questa direzione. In primo luogo, c’è la ricerca di nuove fonti di energia, ma anche di trovare il modo di risparmiare. Questo secondo elemento rappresenta il primo passo da fare per andare verso la transizione. Il secondo argomento è la normalizzazione del Mercato azionario che ha favorito negli ultimi 18 mesi il dominio del Tech, l’AI e tutto quello che ne è conseguito. Anche qui potremmo assistere ad una fase durante la quale tematiche oggi trascurate torneranno ad essere importanti. Il terzo punto riguarda il calo generale che porterà a liberare risorse impegnate in ottica di breve termine».

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Il calo a che cosa è dovuto?

«Negli scorsi anni c’è stata una riduzione generale dell’attenzione verso queste tematiche. Il focus dal punto di vista finanziario si è spostato sulla parte obbligazionale per opportunità di guadagno. Inoltre si è verificata una riduzione dell’aspetto di profittabilità finanziaria. In passato i ritorni sono stati favoriti da contesti di Mercato. Negli ultimi due anni alcuni settori che tipicamente fanno meno parte dell’universo investibile hanno visto una forte crescita. Parliamo ad esempio di petrolio e gas. Di conseguenza, gli investimenti sostenibili ne hanno risentito. Credo sia normale che vi siano dei picchi, funziona così. Forse c’è stato un eccesso di attenzione su alcune nicchie particolari».

Quanto investiamo oggi?

«Nel Green Deal ci sono più di 500 miliardi di euro da fonti pubblici e private e le decisioni legate alla sostenibilità sono fondamentali per allocare queste risorse. L’Europa è pioniera in questo settore e può vantare il Mercato di gran lunga maggiore. Non abbiamo una situazione omogenea. Nel Nord Europa non esiste un’alternativa a un approccio sostenibile. Ci sono Paesi con sensibilità più elevate, ma anche Stati vicini dove la preferenza per gli investimenti in ESG è oltre il 50%. Ad esempio in Italia, Spagna, Germania».

In quali aree geografiche il trend è più diffuso?

«Nel quarto trimestre del 2023, il patrimonio dei fondi ESG globali è salito dell’8% raggiungendo 3.000 miliardi di dollari, secondo Morningstar. Serve aggiungere un elemento importante. Tra le attività della Commissione Europea abbiamo diversi programmi che hanno come elemento imprescindibile per la concessione di autorizzazioni, finanziamenti e/o collaborazioni la capacità di contribuire alla sostenibilità. Le politiche definite creano così una domanda che muove investimenti ecocompatibili. Vedremo cosa succederà adesso che il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva sulle case Green che l’Italia aveva bocciato votando contro. Al momemto si stanno favorendo iniziative che spingono per risorse destinate all’efficientamento energetico, soprattutto a lungo termine, con risparmi finanziari. Occorrono però fiorenti risorse per il rinnovamento. L’Europa è il motore delle tematiche legate alla sostenibilità. Negli Usa non c’è questa sensibilità. Tant’è che uno dei più grossi fondi americani si è rivolto a noi per costruire portafogli legati alla transizione energetica. Gli Stati Uniti d’America scontano però un fattore culturale che vede il profitto a breve termine al primo posto. In Asia invece non c’è un’uniformità su questo tema. In Giappone, ad esempio, il cambiamento climatico è un aspetto particolarmente sentito. Di recente abbiamo siglato un accordo per costruire portafogli legati alla transizione energetica, ma non è una tendenza globale uniforme».

Quali megatrend spopolano quest’anno?

«L’Intelligenza Artificiale è il trend del momento. Ci sono due temi che avranno successo. Il primo è sicuramente quello della transizione energetica. Il cambiamento climatico ci impone di ridurre le emissioni di anidride carbonica. Possiamo provare a cambiare orientandoci verso soluzioni che possono essere non vantaggiose nel breve termine, ma importanti per la tutela della salute. Il fattore centrale è quindi quello di attivarsi per trovare alternative innovative ed ecologiche, al minor costo, passando innanzitutto attraverso la riduzione dei combustibili fossili. Un’evoluzione che avrà impatto su numerosi settori e beneficerà dei progressi dell’AI che aiuterà lo sviluppo delle attività. La gender diversity è un altro fronte su cui non si arretrerà. Anzi gli investimenti potranno aumentare in quanto generano competitività. Una serie di studi dimostra infatti che nelle aziende dove viene rispettata la parità di genere c’è una maggiore produttività. Gli investimenti sostenibili non sono quindi solo una fonte di guadagno, ma anche un modo di abituarsi a convivere con l’ambiente e la società, lavorando per apportare benefici collettivi».

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Quali titoli offrono prospettive maggiori di investimento nel reddito fisso?

«Il ciclo dei tassi sembra essere alla fine. Il credito sta iniziando a ridursi. Vedremo una minore appetibilità per i titoli di Stato, che hanno garantito interessi importanti. I tassi non torneranno a 0 come prima, si abbasseranno e si stabilizzeranno: può essere tra il 2% e il 3%. In questo scenario un settore da monitorare è il credito finanziario. Le banche riescono a dare rendimenti importanti. È ovvio che ci sia un livello di rischio, ma la solidità del sistema è essenziale».

Oggi rende di più un’obbligazione a breve termine rispetto una di lungo. A che punto siamo con ciclo di rialzo dei prezzi?

«La curva dei tassi è ancora invertita, ma è un fenomeno che con il trascorrere del tempo sta iniziando a stabilizzarsi. Quando succederà, l’inversione dell’andamento porterà a una serie di tagli che per ora sono stati solo posticipati. Negli ultimi 6 mesi l’inflazione è stata inferiore ai tassi fissati dalla Banca Centrale Europea, con rendimenti reali maggiori dell’inflazione. Crediamo che il ciclo di rialzo stia per terminare. Da qui a fine anno si dovrà fare qualcosa mantenendo il differenziale tra l’inflazione e i tassi al 4%».

Perché gli ESG sono così importanti, dal punto di vista di investitore, regolatore e intermediario finanziario?

«Possono avere un impatto positivo in ottica di una prudente e cauta gestione aziendale. Infatti, prestando maggiore attenzione alla componente sociale si evitano a monte problematiche che hanno ritorni negativi sul business. La governance è l’elemento forse più importate di questo ciclo. Se non c’è monitoraggio costante delle attività e un perenne aggiornamento sulle normative si genera una rischiosità nella gestione aziendale. Una strategia che nel breve termine può dare un beneficio, magari per alcuni aspetti anche far risparmiare, in termini di produttività tende a diventare pericolosa. Il controllo è un elemento centrale per la nostra azienda. Non a caso la piattaforma petrolifera affiliata a British Petroleum esplosa alcuni anni fa non era inserita nei nostri portafogli perché aveva una politica poco trasparente dal punto di vista della rischiosità. Sembrerebbe un elemento banale, ma può aiutare a gestire un’azienda con continuità di business».

Come sarà la nuova normalità su cui si stabilizzeranno Mercati finanziari e aspettative degli investitori?

«Una stabilizzazione dei Mercati finanziari porterà a una diversificazione maggiore nella parte obbligazionaria, che ha visto una concentrazione sui BTP (Buoni Poiliennali del Tesoro). Nel 2013 chi li aveva non li voleva. Oggi non c’è più questa percezione del rischio, la prospettiva pare sia cambiata. La standardizzazione porterà ad avere possibilità di scelta alternative ai titoli di Stato con la diffusione di pratiche, misure, attività sostenibili. La nuova normalità può passare dalla riduzione del peso degli investimenti in determinati ambiti. I primi 7 titoli dello Standard & Poor’s da soli hanno coperto il 43% delle risorse. Un fenomeno di concentrazione che era arrivato ad eccessi. Maggiore attenzione sarà rivolta agli equilibri politici. Dinamiche che influenzano le scelte sulla distribuzione delle risorse che si prevede premieranno sempre più la sostenibilità. Per ora osserviamo gli eventi: un dato importante è che gli investimenti sul Mercato cinese sono stati negativi per la prima volta. Al contrario, ci sono forti immissioni di risorse sulla parte indiana, percepita come più conveniente. La de-globalizzazione porta a una mancanza di fiducia, che crea barriere e difficoltà. Gli investimenti vanno però dove c’è maggiore fiducia e stabilità». ©

Articolo tratto dal numero del 15 maggio 2024 de il Bollettino. Abbonati!

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