sabato, 16 Maggio 2026

Miliardi all’AI, briciole alla Blockchain: il gap che frena il futuro

Sommario
Blockchain Ai

L’AI accelera. La Blockchain arranca. A raccontarlo è il report di Bitget “Blockchain vs AI: potenziale non sfruttato nell’attrarre e valorizzare talenti”. Nel 2024, le offerte di lavoro legate all’AI superano il milione, mentre la Blockchain si ferma sotto le 20.000. Una distanza abissale che non riflette il reale potenziale della tecnologia decentralizzata. Eppure, i numeri parlano chiaro: se la Blockchain seguisse lo stesso tasso di crescita dell’AI, entro il 2030 potrebbe generare oltre un milione di posti di lavoro a livello globale. 

Oggi resta confinata a un bacino di appena 300.000 professionisti, nonostante i primi segnali di risveglio in ambito normativo, tecnologico e industriale. La sensazione, confermata dai dati, è che manchi ancora un salto di sistema. Le aziende faticano ad adottare soluzioni decentralizzate, mentre la formazione resta debole e frammentata.

La rincorsa mancata della Blockchain

Secondo Bitget, a differenza dell’AI — sostenuta da una macchina comunicativa, accademica e finanziaria ben oliata — la Blockchain continua a essere percepita come un settore di nicchia. Ma non lo è più. Gli usi potenziali si moltiplicano: pagamenti istantanei, supply chain, sanità, sicurezza informatica. 

A mancare non è la tecnologia, né il bisogno di soluzioni affidabili e trasparenti. A mancare sono le condizioni esterne: un quadro normativo stabile, investimenti massicci, percorsi di formazione adeguati. Oggi l’AI attrae dieci volte i capitali, dieci volte le competenze e dieci volte l’attenzione pubblica. Eppure, la Blockchain offre già oggi stipendi e prospettive in grado di competere alla pari.

Stipendi competitivi, investimenti carenti

Dal punto di vista finanziario, la Blockchain non è meno attraente dell’AI. I salari per ruoli come smart contract developer e blockchain auditor si attestano tra i 115.000 e i 191.000 dollari l’anno. In molti casi, si superano i 250.000 dollari per profili senior, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia. Le competenze tecniche richieste sono complesse, ma il numero di professionisti disponibili non cresce abbastanza. Questo squilibrio, unito alla scarsità di offerta formativa, contribuisce ad alzare ulteriormente i compensi. Rispetto al passato, anche la provenienza dei candidati è cambiata.

Secondo Bitget, un terzo degli aspiranti professionisti nel settore Blockchain arriva oggi dal Mondo bancario o assicurativo. Questo indica una crescente legittimazione del comparto.

Nonostante il potenziale, i finanziamenti restano limitati. Nel 2023 il venture capital ha investito oltre 100 miliardi di dollari in AI, mentre la Blockchain ha raccolto appena un quarto di quella cifra. Questo divario pesa sulle startup e sugli ecosistemi emergenti. Meno capitale significa meno ricerca, meno assunzioni, meno casi d’uso reali. Eppure, la domanda c’è. Grandi gruppi come JPMorgan, Visa, IBM o Siemens stanno già testando infrastrutture decentralizzate, spesso in silenzio, senza riflettori. È un’indicazione forte: quando la Blockchain sarà pronta, le imprese lo saranno anche. Ma per colmare il gap, serve una visione d’insieme, che vada oltre la logica speculativa delle Crypto e investa sulla struttura.

Un’occasione strategica per il Mercato del lavoro globale

Con l’entrata in vigore del regolamento MiCA in Europa, molte barriere regolatorie stanno cadendo. Il settore si muove verso una maggiore chiarezza normativa, elemento chiave per attrarre capitali e imprese. A livello tecnologico, la scalabilità non è più un ostacolo. 

L’introduzione dei Layer-2, come Arbitrum e Optimism, e aggiornamenti critici come il Dencun su Ethereum hanno abbattuto costi e tempi di transazione. Questo rende la Blockchain competitiva anche su larga scala, aprendo la porta a nuove applicazioni enterprise.

Ma la leva decisiva resta la formazione. Oggi solo una manciata di università — MIT, Stanford, Cambridge — ha programmi strutturati in Blockchain. Il resto si affida a bootcamp, corsi privati o autoformazione. È troppo poco. Serve un investimento deciso, anche da parte degli Stati, per creare competenze certificate, aggiornate e spendibili.

La Blockchain non è solo tecnologia: è anche cultura del dato, fiducia algoritmica, nuovi modelli di governance. Se accompagnata nel modo giusto, può creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ad alta specializzazione, ben retribuiti e distribuiti a livello globale. In un mondo dove l’AI automatizza, la Blockchain può garantire trasparenza e controllo. Il futuro del Mercato del lavoro potrebbe giocarsi proprio su questo equilibrio. ©

📸 Credits: Canva Pro

Imparare cose nuove e poi diffondere: è questo il mio obiettivo. Proprio questo mi ha portato ad approfondire il mondo del web3, della finanza digitalizzata e delle crypto. Per il Bollettino mi occupo di raccontare una realtà ancora poco conosciuta in Italia, ma con un grande potenziale.