mercoledì, 13 Maggio 2026

La casa interconnessa entra in una nuova era

DiIlaria Mariotti

1 Settembre 2025
Sommario

Lavatrici e asciugatrici per cui non serve impostare il programma, lo capiscono in autonomia analizzando il carico all’interno. Accensione delle luci con un comando vocale. Termostati collegati a sensori e smartphone. La lista degli oggetti capaci di funzionare con l’intelligenza artificiale si allunga sempre di più, man mano che diviene parte integrante delle case e della vita quotidiana. Non a caso il Mercato dell’Internet of Things – la rete che mette in comunicazione tra loro gli oggetti – risulta in aumento, registrando nel 2024 un valore di 9,7 miliardi di euro. E segnando un +9% rispetto al 2023 (Fonte: Politecnico di Milano). Un risultato che supera l’Europa, dove nei primi sei mesi dell’anno si è osservata una crescita media per l’IoT del 6,5%. Non così per la spesa pro-capite, che è al contrario inferiore in Italia, attestandosi circa alla metà di quella europea (15,5 euro per abitante, rispetto ai 32,5 dell’UE).

Gli oggetti

Oggi si contano tuttavia 155 milioni di oggetti connessi attivi in Italia, in media 2,6 per abitante. Il comparto si dimostra insomma florido, seguito a sua volta dalla rapida ascesa del Mercato delle soluzioni per la smart home, la casa intelligente, che vale nel complesso 900 milioni di euro, in aumento dell’11% in un anno. Il traino lo fa il segmento della sicurezza: 825 milioni di euro e un +7% annuale. Rilevante anche lo Smart asset management: 360 milioni di euro e una crescita del 9%.

Le conseguenze sui consumi

Al di là delle comodità nella gestione domestica, un aspetto rilevante delle smart home è la possibilità di ridurre gli sprechi di energia. La casa rimane sempre alla giusta temperatura, sia d’estate sia d’inverno. Le luci si accendono quando servono, così come tutti i dispositivi presenti. Gli ambienti esterni e interni sono continuamente sotto controllo evitando incidenti dovuti a perdite o infiltrazioni. Il risultato? Un’ottimizzazione dei consumi. I soli sistemi di illuminazione automatizzati, con luci intelligenti a LED, a parità di luce emessa limitano il consumo fino all’80% rispetto a una normale lampada a incandescenza (Fonte: ENEA). E le tecnologie oggi disponibili porterebbero – secondo alcuni studi – a un abbattimento del 29% dei costi dell’elettricità in bolletta, oltre che fino al 5% di quelli idrici. Il che in Italia potrebbe tradursi in un risparmio annuo tra i 17 e i 19 miliardi di euro.

Le norme europee

Di mezzo c’è la cosiddetta Direttiva Case Green. Ci sarà tempo fino a maggio 2026 per recepirla, ma il target da raggiungere è ambizioso. Quello che si chiede nella normativa è infatti una riduzione media dell’energia primaria utilizzata negli edifici residenziali rispetto al 2020 di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Più nello specifico, il testo prevede che tutti i nuovi edifici dovranno essere a zero emissioni a partire dal 2028, mentre quelli esistenti dovranno raggiungere la classe energetica E entro il primo gennaio 2030 e D entro il 2033. Per il riscaldamento, si prevede il divieto di utilizzo di combustibili fossili entro il 2035 e l’abolizione di sussidi per l’installazione di boiler a combustibili fossili entro il 2024.

Emissioni zero

Con l’obiettivo finale delle emissioni zero entro il 2050. In termini numerici, per l’Italia allinearsi significherà ridurre i consumi di almeno 40mila gigawattora all’anno per i prossimi dieci anni. E il punto è proprio che gli edifici in generale sono il settore più energivoro. Consumano il 40% dell’energia e generano il 36% delle emissioni di gas a effetto serra. La stragrande maggioranza di quelli italiani non rispetta gli standard imposti dall’Europa. Su 12 milioni di edifici residenziali oltre 9 milioni non risulterebbero idonei a rispettare le performance energetiche richieste (Fonte: stime ANCE).

I consumi

Inoltre, sempre ENEA sostiene che circa il 75% degli immobili presenti nei Comuni italiani sarebbe stato realizzato prima della Legge 10/1991, la norma che regola i consumi dell’energia negli edifici pubblici e privati. Mentre il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni, apparterrebbero a classi energetiche inferiori alla D, nello specifico il 34% in G, 24% in F e 16% E.

Il patrimonio edilizio italiano assorbe poi il 67% dell’energia totale per il solo riscaldamento, superando la media dell’Unione Europea (65%). Un dato che evidenzia l’inefficienza strutturale degli immobili. E anche la povertà energetica che colpisce ancora quasi il 9% delle famiglie, incapaci di mantenere condizioni di comfort termico adeguato (Fonte: stime della Community Smart Building di TEHA).

La direttiva

Per rientrare nei margini della direttiva dunque, gli edifici che dovranno essere ristrutturati in Italia entro il 2033 sono almeno due milioni. Un percorso in parte già avviato, anche se i dati emersi mostrano un traguardo ancora lontano: tra il 2018 e il 2023 la quota di edifici in classe A è passata dall’8% al 15%, ma i tre quarti del patrimonio nazionale restano ancora nelle ultime categorie energetiche. In questo senso, digitalizzazione e automazione delle smart home rappresentano la leva per cambiare passo.Inoltre, sempre ENEA sostiene che circa il 75% degli immobili presenti nei Comuni italiani sarebbe stato realizzato prima della Legge 10/1991, la norma che regola i consumi dell’energia negli edifici pubblici e privati. Mentre il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni, apparterrebbero a classi energetiche inferiori alla D, nello specifico il 34% in G, 24% in F e 16% E.

Il patrimonio edilizio italiano assorbe poi il 67% dell’energia totale per il solo riscaldamento, superando la media dell’Unione Europea (65%). Un dato che evidenzia l’inefficienza strutturale degli immobili. E anche la povertà energetica che colpisce ancora quasi il 9% delle famiglie, incapaci di mantenere condizioni di comfort termico adeguato (Fonte: stime della Community Smart Building di TEHA).

Per rientrare nei margini della direttiva dunque, gli edifici che dovranno essere ristrutturati in Italia entro il 2033 sono almeno due milioni. Un percorso in parte già avviato, anche se i dati emersi mostrano un traguardo ancora lontano: tra il 2018 e il 2023 la quota di edifici in classe A è passata dall’8% al 15%, ma i tre quarti del patrimonio nazionale restano ancora nelle ultime categorie energetiche. In questo senso, digitalizzazione e automazione delle smart home rappresentano la leva per cambiare passo.

L’efficienza energetica

Nel frattempo, anche il Mercato immobiliare inizia a premiare l’efficienza energetica. Dal 2014 al 2023, le transazioni relative a edifici ristrutturati con alte prestazioni energetiche (classi A e B) sono salite dal 7% al 38% (Fonte: Community Smart Building di TEHA Group). Le compravendite di edifici nuovi sono passate dal 49% al 70%. Un trend che trova conferma anche nei prezzi. Sempre nel 2023 il valore medio di una smart home ristrutturata ha toccato quota 2.316 euro/mq, il 43% in più rispetto agli altri edifici abitabili meno evoluti e l’80% in più rispetto a quelli ancora da ristrutturare.

«Il rinnovamento Green e smart del patrimonio edilizio italiano rappresenta una priorità strategica e un’opportunità economica concreta», ha detto Benedetta Brioschi, partner e responsabile del think tank Community Smart Building di TEHA Group. «Il Real Estate sta già adottando tecnologie avanzate e compiendo scelte coraggiose in questa direzione, ma servono ulteriori investimenti per accelerare un processo che può trasformare profondamente il nostro modo di abitare, costruire e valorizzare il territorio».

Gli smart building

Viaggia di pari passo il settore degli smart building in Italia. Il 72% del patrimonio edilizio italiano ha più di 40 anni ed è responsabile del 45% dei consumi energetici e del 18% delle emissioni di CO2. La filiera ha le carte in regola per posizionarsi come asset fondamentale per la competitività.

Il fatturato annuo generato dagli edifici intelligenti è di 174 miliardi di euro, mentre gli addetti sono 515mila. Entro il 2030, la domanda di professionisti specializzati crescerà: serviranno 124mila operatori specializzati, tra cui idraulici, elettricisti e serramentisti, oltre a 54mila installatori di sistemi avanzati come domotica e fotovoltaico. Saranno inoltre richiesti 14mila tecnici esperti in manutenzione e cybersecurity, 11mila ingegneri con competenze in elettronica ed efficienza energetica e 10mila progettisti, tra architetti e designer d’interni. Sulla carta, l’accelerazione degli edifici intelligenti è un’opportunità da 200mila posti di lavoro in più. Un aumento che sfiora il 40%. Competenze che però si fatica a trovare.

Solo il 13% degli occupati nel settore edilizio ha una laurea, mentre oltre la metà (54%) possiede solo la licenza media. Inoltre l’età media della forza lavoro è elevata: il 62% ha tra i 35 e i 54 anni, mentre i giovani tra i 15 e i 34 anni rappresentano solo il 20%. «Gli smart building rappresentano un’opportunità per generare occupazione qualificata e contribuire alla sostenibilità dell’edilizia. Tuttavia, senza investimenti mirati nella formazione, il settore rischia di non trovare le competenze necessarie a supportare questa trasformazione».

Gli smart district

Prima o poi l’approccio dovrà diventare sistemico. Uno scenario lo danno i World Urbanization Prospects, che prevedono che il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città entro il 2050. Il report ONU avvisa che entro tre decenni circa 36 milioni di nuovi cittadini avranno bisogno di un alloggio, di un luogo per lavorare e di servizi. Gli smart district saranno una risposta, perché rappresentano la frontiera dello sviluppo urbanistico di ultima generazione. Cosa sono? Aree urbane che integrano tecnologie e soluzioni innovative per migliorare la qualità della vita, con un focus su sostenibilità ed efficienza. Una sorta di smart home, ma in dimensioni più ampie. Qui edifici e infrastrutture dialogano all’interno di un ecosistema urbano integrato. Servirà in tal senso una piattaforma comune o il rischio è restare confinati in compartimenti stagni.                                                ©️

📸 Credits: Canva   

Articolo tratto dal numero del 1° settembre de il Bollettino. Abbonati!      

Giornalista professionista, classe 1981, di Roma. Fin da piccola con la passione per il giornalismo, dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche esperienza all’estero ho cominciato a scrivere. All’inizio di cinema e spettacoli, poi di temi economici, legati in particolare al mondo del lavoro. Settore di cui mi occupo principalmente per Il Bollettino.