I numeri sono chiari: la popolazione italiana invecchia, ma non si spegne. Si connette. E chi continua a ignorare questa realtà rischia di rimanere fuori da un Mercato in piena espansione. L’ampia maggioranza degli italiani tra i 65 e i 74 anni ha utilizzato Internet nei primi mesi del 2024 (Fonte: ISTAT). È un salto netto rispetto all’anno precedente, quando si fermavano al 60%. Non si tratta di curiosità occasionale. Gli over 65 oggi prenotano visite mediche online, gestiscono il conto bancario con l’app, comprano elettrodomestici e farmaci su e-commerce, chattano, leggono notizie e seguono corsi su YouTube. E la loro presenza digitale cresce più in fretta di qualunque altra fascia d’età.
È un cambio di paradigma: i pensionati non sono più utenti marginali del digitale, ma consumatori attivi, con potere d’acquisto, stabilità economica e bisogni specifici che il Mercato, finora, ha in gran parte trascurato. Il risultato? Un vuoto d’offerta che oggi fa gola a Startup, banche, assicurazioni, Big Tech e pubbliche amministrazioni. Chi saprà intercettare la domanda degli over 65 non farà inclusione sociale. Farà margini di profitto.
Il profilo del consumatore
Dimentichiamo l’immagine del pensionato disorientato davanti allo smartphone. Il consumatore senior del 2024 è connesso, selettivo, e perfettamente consapevole delle proprie esigenze. Non è un nativo digitale, ma ha imparato per necessità e, in molti casi, per scelta. Usa Internet con regolarità, soprattutto per comunicare, informarsi, gestire le pratiche sanitarie, fare acquisti e muoversi nel sistema bancario. E lo fa con strumenti propri: smartphone, tablet, talvolta anche PC, spesso condivisi con il partner ma sempre più spesso acquistati autonomamente.

Il 68,1% dei cittadini tra i 65 e i 74 anni ha usato Internet nei tre mesi precedenti l’indagine ISTAT. Una percentuale in crescita di oltre sette punti rispetto al 2023, che conferma un trend ormai consolidato. Tra gli over 75 il divario resta ampio, ma anche in questa fascia si rileva un incremento significativo: dal 24,7% al 31,4% in un solo anno. Numeri che indicano non solo un accesso crescente alla rete, ma anche una progressiva normalizzazione dell’uso del digitale nella quotidianità degli anziani.
Le attività più frequenti non sono occasionali né marginali. Gli over 65 usano le chat, le videochiamate, navigano tra siti di informazione, cercano indicazioni su sintomi e farmaci, prenotano prestazioni sanitarie online, accedono ai servizi della pubblica amministrazione. Il ricorso a SPID e app come IO, inizialmente percepiti come ostacoli, è diventato ormai comune tra i più abituati a gestire le proprie scadenze digitalmente. Non è un salto culturale da poco: è la presa d’atto che il Mondo funziona sempre più online, e che restarne fuori significa complicarsi la vita.

Tuttavia, non basta essere online per essere considerati “digitali”.
La vera partita si gioca sulle competenze. E qui emergono le prime fratture. Secondo Eurostat, solo il 19% circa dei 65-74enni italiani possiede skill digitali di base. Il che significa che, pur essendo connessi, molti utenti senior non si sentono del tutto autonomi nell’uso della tecnologia. Un limite tecnico, ma anche un’enorme opportunità per chi è in grado di progettare servizi semplici, pratici, pensati davvero per questa fascia di popolazione. Perché i senior digitali non sono solo una nuova categoria di utenti. Sono, a tutti gli effetti, un segmento di Mercato.
Acquisti online
Non si limitano a navigare. I consumatori senior oggi comprano, pagano e investono online. E, sebbene non abbiano lo stesso slancio dei più giovani, stanno modificando in profondità il Mercato. Quasi un italiano su due ha fatto almeno un acquisto online nel 2024 (ISTAT). Tra i senior, la quota è ancora inferiore, ma in crescita costante. È un fenomeno che ha avuto un’accelerazione netta durante la pandemia, quando la distanza sociale ha reso necessario l’uso del digitale per accedere a beni essenziali. Ma non si è più fermato.

Nel 2021, un anziano su sei ha effettuato un acquisto online per la prima volta. Da allora, la curva è salita. Oggi, la platea di over 65 che compra sul web è ampia, anche se meno rispetto ad altre fasce d’età. I prodotti più cercati? Elettrodomestici, articoli per la casa, libri, salute, integratori. Ma anche tecnologia, regali per i nipoti, viaggi. Non si tratta solo di comodità. Per molti è una forma di autonomia. Il click diventa uno strumento di indipendenza, che evita file, spostamenti, burocrazia inutile. E quando funziona, viene replicato.

Ancora più interessante è il rapporto con i servizi bancari digitali. È qui che il Mercato mostra tutte le sue contraddizioni. Se da un lato aumenta la familiarità con smartphone e app, dall’altro il tasso di adozione dell’home banking resta basso. Solo il 29% dei 65-74enni gestisce il conto online. Tra gli over 75 la quota scende sotto il 9%. È un dato che colpisce, soprattutto in un contesto in cui le filiali bancarie chiudono, gli sportelli riducono gli orari e molti servizi si spostano in rete. Il risultato è che milioni di anziani rischiano l’esclusione, non per mancanza di mezzi, ma per carenza di strumenti progettati pensando a loro.
Le barriere non sono solo tecnologiche, ma culturali. C’è la diffidenza verso i pagamenti elettronici, la paura delle truffe, la fatica a gestire password, aggiornamenti, notifiche. E c’è un design spesso inadeguato, pensato per utenti veloci, multitasking, con vista perfetta e dita agili. Il problema è reale. Ma lo è anche la domanda: sempre più over 65 chiedono strumenti semplici, sicuri, accessibili. Alcune banche lo hanno capito, introducendo app con interfacce semplificate, numeri di assistenza dedicati, percorsi guidati. Ma la strada è ancora lunga.
Nel frattempo, le esigenze si accumulano, accanto alle opportunità. Chi sarà in grado di offrire servizi digitali disegnati davvero per i senior, senza trattarli come utenti di serie B, conquisterà un pubblico fedele, stabile e sempre più abituato al digitale. Non per moda. Per necessità.
Chi c’è dietro
Nel silenzio dei grandi numeri, c’è chi ha già iniziato a costruire un ecosistema nuovo. Si chiama AgeTech: un settore ancora giovane, ma in rapida espansione, che progetta soluzioni tecnologiche su misura per chi invecchia. Parliamo di app semplificate, dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute, piattaforme per l’assistenza domiciliare, interfacce vocali, ambienti domestici intelligenti, robot da compagnia. Non si tratta di futurismo da laboratorio. Sono imprese vere, già finanziate, già attive, e sempre più spesso in grado di intercettare bisogni concreti.

In Italia il segnale più forte arriva da Next Age, il primo programma europeo di accelerazione dedicato alla silver economy, promosso da CDP Venture Capital. In due anni ha selezionato oltre sedici Startup italiane e internazionali che sviluppano tecnologie pensate per l’invecchiamento attivo, la salute, la mobilità, l’abitare. Tra queste c’è Carevocacy, piattaforma che offre corsi digitali assistiti da intelligenza artificiale per insegnare agli anziani a usare smartphone e PC. Ha già raggiunto oltre ventimila utenti. Poi ci sono soluzioni per la teleassistenza, il caregiving, la prevenzione sanitaria da remoto. Tutti ambiti dove il digitale può migliorare la qualità della vita senza chiedere troppo in cambio.
Anche le grandi imprese si stanno muovendo. Amplifon, leader mondiale nelle soluzioni uditive, investe in tecnologie di smart hearing e app dedicate agli over 65. Le banche iniziano a progettare versioni “senior friendly” delle loro applicazioni. Alcune assicurazioni propongono piani salute personalizzati con servizi digitali inclusi. Poste Italiane ha introdotto una modalità semplificata dell’app BancoPosta pensata per gli over 70, con meno passaggi, pulsanti grandi e assistenza interattiva.
E mentre l’Italia costruisce il proprio ecosistema, il resto del mondo accelera. In Giappone, Paese con la più alta percentuale di over 65 al mondo, la robotica assistiva è già una realtà. Dai robot che aiutano a camminare a quelli che tengono compagnia nelle case di riposo, la tecnologia per la longevità è entrata nella quotidianità. In Francia e nel Regno Unito si testano dispositivi indossabili che monitorano i parametri vitali e inviano allarmi in caso di anomalie. In Svezia e Danimarca, la pubblica amministrazione è già pensata per il digitale a tutte le età, mentre l’identità elettronica è utilizzata anche dai pensionati per comunicare con il sistema sanitario o con l’agenzia delle entrate.

Ciò che emerge è un dato preciso: l’invecchiamento della popolazione non è più solo una sfida demografica, ma un motore di innovazione. Chi saprà progettare servizi e prodotti con intelligenza, semplicità e rispetto conquisterà una fetta di Mercato enorme, destinata a crescere nei prossimi decenni. Perché l’Italia del futuro avrà sempre più cittadini over 65, e saranno sempre più abituati a vivere, comunicare e consumare anche nel digitale.
Prospettive d’argento
Parlare di pensionati digitali non è un esercizio di ottimismo sociale. È riconoscere che una parte sempre più consistente della popolazione italiana sta ridefinendo il proprio rapporto con la tecnologia, e con esso le proprie abitudini di consumo, le modalità di accesso ai servizi e le aspettative verso il Mercato. I numeri lo dicono chiaramente: i senior non sono più spettatori del digitale. Sono utenti attivi. Alcuni con competenze avanzate, molti altri con esigenze specifiche. Ma in ogni caso presenti, visibili, economicamente rilevanti.
Ignorare questa trasformazione è un errore strategico. Pensare che gli anziani restino fedeli per sempre ai canali fisici o che non abbiano interesse verso la semplicità e la velocità del digitale è un alibi che non regge più. Chi continuerà a progettare prodotti, servizi e comunicazione pensando solo agli under 50 sta perdendo terreno, clienti e futuro. Al contrario, chi sarà in grado di capire che la silver economy non è un Mercato fragile ma un Mercato esigente, con capacità di spesa, esigenze chiare e un rapporto sempre più diretto con il web, avrà il vantaggio di muoversi in uno spazio ancora aperto, poco affollato, ma destinato a esplodere.
La tecnologia ha già dimostrato di saper migliorare la vita delle persone. Il punto è farlo per tutti, senza lasciare indietro chi ha bisogno di strumenti semplici ma non semplicistici, chi vuole indipendenza ma non paternalismo, chi cerca servizi digitali non perché “si diverte” ma perché gli servono, ogni giorno. È su questo terreno che si giocherà una delle sfide più decisive per l’economia digitale italiana. Chi saprà ascoltare i nuovi consumatori senior, e parlare davvero la loro lingua, non farà solo buona innovazione. Farà buon business. ©
📸 Credits: Canva
Articolo tratto dal numero del 15 settembre de il Bollettino. Abbonati!
