È il momento della “naked resignation”. Cos’è? Una una rottura netta con la logica della sicurezza a tutti i costi. In risposta allo stress cronico si molla tutto, senza nessun paracadute. Un segnale di disallineamento profondo, che per le aziende – sempre più in difficoltà nel reperimento di candidati adeguati – è una red flag da non sottovalutare.
«Queste nuove tendenze raccontano un cambio profondo nel rapporto tra persone e lavoro: non è più solo una questione di flessibilità, della quale si discute ormai da anni, ma di significato, trasparenza, autonomia e fiducia», dice Debora Moretti, Co-CEO di Zeta Service.
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Le aziende sono obbligate a rivedere cultura e leadership, se vogliono ottenere un vantaggio competitivo concreto. «Non si tratta di inseguire le mode, ma di ripensare il lavoro in modo strutturale. Quando le persone preferiscono l’incertezza al contesto attuale, il problema non è il Mercato del lavoro. È la cultura interna». A partire dalla retention: per rafforzarla la chiave è puntare su chiarezza di obiettivi, ascolto reale, crescita visibile, carichi sostenibili.



