Migliorano le previsioni sulla crescita del PIL. Quello reale salirà all’1,1%, 0,3% in più rispetto alla stima di marzo. Stesso balzo anche per il PIL nominale (che non tiene conto dell’inflazione): si passa al 3,2%, dal precedente 2,8. I dati sono del Documento programmatico di finanza pubblico (Dpdf) appena varato, secondo cui la nuova fase caratterizzata dal segno più va giustificata con la «dinamica più favorevole dei consumi delle famiglie, degli investimenti e delle esportazioni» è scritto.
Un maggiore fermento economico dunque, ma il merito della ripresa – seppur lieve – non sembrerebbe da attribuire all’attività industriale, da tempo in crisi. Gli ordini del manifatturiero, fa sapere uno studio dell’ente di ricerca Prometeia, sono sì ai massimi dal 2023. Eppure la produzione non decolla e ad agosto la flessione si è attestata sull’1,3% su base mensile, dopo il recupero dello 0,6% di luglio, con un trend sostanzialmente invariato (+0,2%) rispetto all’anno precedente. L’industria del manifatturiero non starebbe insomma rialzando la testa. Ma al contrario «si conferma la persistente debolezza, dopo la contrazione complessiva di maggio e giugno (-1,3%), e non si segnala ancora l’avvio di una fase di ripresa consolidata».
C’entra l’AI con il PIL?
Il dubbio è che possa esserci lo zampino dell’Intelligenza artificiale. Che è sì immateriale, però tenuta in vita dai data center. Beni tangibili, costruzioni da mettere in piedi, con tutti i materiali annessi, che vanno dai cavi alle schede e agli impianti di raffreddamento. La materia prima dei nostri giorni, che sta attraversando una fase di boom.
La stima relativa ai prossimi dieci anni per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali potenziali in Italia sfiora i 37 miliardi di euro. Un altro dato che fa riflettere: nei primi otto mesi del 2026 a Terna – società che detiene il monopolio della rete elettrica – è arrivato oltre il 48% in più di richieste di collegamento. Allargando lo sguardo a livello globale, si scopre come alcune previsioni parlino di un giro d’affari per i data center che passerà dai 55,64 miliardi di dollari generati nel 2025 ai 139,08 miliardi di dollari previsti per il 2031, con un cagr del 16,5%.
Italia leader nel comparto dei cavi
Il nostro è il principale paese produttore in Europa di cavi e conduttori elettrici, con un saldo commerciale positivo pari a 2,7 miliardi di euro nel 2022 (fonte MatchPlat). Si tratta di prodotti che rappresentano la voce dominante delle esportazioni italiane di elettrotecnica. Secondo quanto riporta Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche), nel 2022 il loro export ha toccato il valore di 3,8 miliardi di euro, sui 18,7 miliardi totali del settore. Da soli coprono insomma il 60% del fatturato proveniente dalle esportazioni dell’elettrotecnica.
Non a caso nel 2025 la spedizione oltre confine di schede e componenti elettronici dalla Lombardia, dove si concentra la maggior parte delle industrie del settore, ha raggiunto la cifra record di 1,5 miliardi di euro. E ancora, a conferma dell’impennata del comparto, tra il 2019 e il 2025 le vendite all’estero della microelettronica lombarda sono schizzate del 73,3% (l’analisi è di Assolombarda).
Le aziende del settore
Si prendano alcune big. Samsung Electronics, colosso tecnologico sudcoreano, ha appena fatto sapere che nel terzo trimestre il suo utile operativo si moltiplicherà oltre il 780% su base annua, spinto dai prezzi dei semiconduttori e dal boom dell’AI. E in Italia? Prysmian ad esempio, il cui headquarter è a Milano. Produce sistemi in cavo e accessori per le telecomunicazioni e nel secondo trimestre, sulla scorta soprattutto alla domanda di data center in Nord America, ha visto salire i ricavi a 2,396 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 1,878 miliardi di euro del periodo precedente. Nel frattempo il titolo è salito di circa il 41% da inizio anno e di oltre il 60% negli ultimi dodici mesi.
E ancora, Ansaldo Energia. La relazione annuale sul 2025 riferisce di un ampliamento del 117% sul 2024 degli ordini di nuove unità, che è «guidata in particolare dalla domanda di turbine a gas per data center negli Stati Uniti». Oppure STMicroelectronics, gruppo italo-francese con una forte presenza industriale e di ricerca in Italia, e che produce semiconduttori destinati a diversi settori, che vanno dall’automotive all’industria. Da inizio anno titolo ha guadagnato in Borsa circa il 96%.
Il caso tedesco
In un certo senso anche la Germania sembra seguire le orme italiane. Le previsioni sulla crescita del PIL risultano in rialzo anche per quella che era considerata la locomotiva d’Europa. I nuovi dati parlano di un incremento per il Prodotto Interno Lordo dell’1,3% per il 2026, più del doppio rispetto alla previsione primaverile dello 0,6%. Anche qui le analisi degli esperti sono concordi su un punto: con investimenti delle imprese e consumi privati deboli, è l’AI a soffiare in realtà sul fuoco della crescita.
Anche per il 2027 le prospettive tedesche sono buone, con una crescita stimata dell’1,1%. Una ripresa dunque, che però – ha precisato Oliver Holtemöller dell’Istituto Leibniz di Halle – «poggia su fondamenta piuttosto instabili, perché i prezzi elevati dell’energia e i problemi strutturali continuano a rappresentare un peso».
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