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Andrea Montanino, capo economista Cassa Depositi e Prestiti «Abbigliamento: il settore tiene, ma servono più capitali»

DiRedazione

15 Settembre 2020

Guarda avanti con fiducia il mondo della moda. Tra i più esposti agli effetti della crisi post pandemia per il conseguente blocco dei canali commerciali – salvo l’e-commerce – il sistema ha sofferto a lungo. La contrazione delle vendite al dettaglio di abbigliamento e pelletteria nel mese di aprile registrava oltre l’83% rispetto allo stesso mese del 2019.

«L’impatto sarà pesante, sia sulla vendita sia sulla produzione, per tutto il 2020», spiega Andrea Montanino, capo economista Cassa Depositi e Prestiti e Presidente del Fondo Italiano di Investimento. «Ma il settore in Italia è forte, perché è costituito da aziende piccole che si posizionano su segmenti di alta qualità riunendo innovazione, specializzazione e artigianalità», talenti su cui puntare per la ripresa del comparto, come emerge dallo studio “Settore Moda e Covid-19 – Scenario, impatti, prospettive”, di Cassa Depositi e Prestiti, EY e Luiss Business School. «Il sistema italiano di subfornitori rifornisce il 60% della moda di qualità nel mondo; un terzo del valore generato nell’Unione Europea arriva da noi e il 70% del nostro export si posiziona su una fascia di alta gamma: dati che fanno riflettere molto».

Ma le aziende hanno difficoltà a competere in un mondo globale. Quali potrebbero essere le soluzioni da adottare?
«Sarebbe decisiva una partnership tra fornitori, brand, aziende tessili e distributori, creando così un sistema di filiera che riesca anche ad attrarre capitali. Un altro problema è il rischio legato alla delocalizzazione: credo che sia arrivato il tempo di attuare piani di reshoring, riportando in Italia alcune produzioni, in modo da favorire crescita e occupazione».

E l’e-commerce?
«Il turismo per shopping da noi vale circa il 15% degli affari. Quindi ora la necessità è di far arrivare al consumatore, soprattutto a quello asiatico, il prodotto italiano di lusso: l’e-commerce è certamente un’opportunità. Anche se, soprattutto quando si tratta di alta qualità, si desidera un’esperienza, non solo appropriarsi di un bene».

Il sistema va rivisto, come ha suggerito Giorgio Armani?
«È chiaro che quello della moda è un mondo che va veloce e che si produce molto di più di quel che viene venduto. Tutto ciò ha costi, anche ambientali, da non sottovalutare, ma rivedere queste logiche dipende prima di tutto dal consumatore: o si ha la forza di influire sulle sue scelte o il marchio rischia di andare fuori mercato».

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