Fanno bene al clima ma anche al business. Nella lotta al climate change, strada per garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta, il ricorso alle energie rinnovabili gioca un ruolo fondamentale. E infatti, le  fonti energetiche “green” sono state le uniche, durante la pandemia a presentare un trend in crescita, che resiste. La loro quota nella fornitura globale di energia elettrica ha raggiunto quasi il 28% nel primo trimestre del 2020, rispetto al 26% dello stesso periodo del 2019 e la capacità globale di rinnovabili crescerà, secondo le stime dell’IEA, l’International Energy Agency, del 6% nel 2020, trainata dal solare (+86%).

«Finalmente una norma contenuta nel decreto Semplificazioni del Governo sblocca la possibilità per le operazioni di “repowering” degli impianti eolici di partecipare alle aste previste dal DM FER 1», dice Edoardo Garrone, presidente di Erg, la multinazionale quotata alla Borsa Italiana nell’indice FTSE Italia Mid Cap nata a Genova 80 anni fa, passata da leader nella raffinazione e vendita di benzina a gasolio a primo produttore in Italia di energia eolica.

«Il Recovery and Resilience Fund, lo strumento che offre un sostegno finanziario per investimenti e riforme per accelerare la ripresa, prevede 672 mld di euro specificatamente vincolati a investimenti per sostenere l’European Green Deal e la digitalizzazione. Il Governo italiano ha una grande opportunità: la fetta del nostro Paese ammonta a 209 miliardi. Ma servono progetti e meno burocrazia. Per non parlare degli incentivi che sono progressivamente in scadenza. La gestione di questo cambiamento non è stata per niente facile. Fra l’altro è avvenuto nel bel mezzo della crisi economica mondiale. Per quanto sempre di energia si tratti, il mondo delle rinnovabili risponde a logiche e meccanismi di mercato e a discipline regolatorie molto differenti da quello petrolifero. Essendo stati i primi, però, abbiamo fatto molta esperienza e oggi questo ci dà un forte vantaggio competitivo».

La prima cosa che consiglierebbe a chi si butta in questa sfida?

«Allargare il concetto alla sostenibilità, che deve diventare parte integrante della strategia aziendale. Lo sviluppo di un’azienda non può prescindere dalle esigenze del sistema che la circonda e dalla creazione di valore condiviso con il territorio. Lo indicano chiaramente anche gli orientamenti del mondo finanziario: ormai gli investitori dirigono sempre più la loro attenzione verso le aziende concretamente impegnate sui temi ambientali, sociali e di buona governance. ERG ha emesso due green bond che hanno avuto richieste pari a 6 volte l’offerta da parte di importanti investitori europei. Segnale chiaro che siamo sulla strada giusta».

Quindi sostenibilità ma anche business

«Le do alcuni dati che parlano da soli. Si prevede che entro il 2050 nel mondo più del 60% dell’energia sarà prodotta da fonti rinnovabili ed entro 10 anni la capacità eolica e solare installata sarà più che raddoppiata. Il costo a KWh prodotto è calato dal 2010 ad oggi dell’85% per il solare e del 49% per l’eolico, rendendoli più competitivi rispetto a carbone e gas. Direi che la prospettiva è chiara. Le aggiungo un dato che riguarda ERG: da quando abbiamo iniziato il nostro percorso nelle rinnovabili il titolo si è apprezzato del 95% quando nello stesso periodo il FTSE Italia ha registrato un -44%».

Il mercato, però, è molto selettivo

«Per questo bisogna investire nella formazione: ormai annualmente oltre il 90% della nostra popolazione aziendale partecipa a corsi specifici».

Oltre all’Italia, dove volete investire?

«Per noi rimane centrale lo sviluppo in Europa e nei paesi in cui siamo presenti, perché rimaniamo convinti dell’importanza di fare massa critica e di crescere nei mercati che già conosciamo bene».

Noi che posizione abbiamo rispetto ad altri Paesi?

«In crescita. Attraverso Il Clean Energy Package lanciato tre anni fa, l’Unione Europea ha stabilito gli obiettivi al 2030 di transizione verso una completa decarbonizzazione dell’energia nel lungo termine (2050). Impegno che è stato rilanciato dalla nuova Commissione Europea attraverso l’European Green Deal. L’Italia ha raccolto la sfida con la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che prevede al 2030 un’incidenza della generazione da fonti rinnovabili del 55,4% sui consumi elettrici finali (contro il 34-35% attuale). La percentuale di rinnovabili rispetto ai consumi complessivi di energia si attesterebbe al 30% (contro il 18% attuale)».

Qual è il vostro principale progetto?

«Un intervento di sostituzione delle turbine di vecchia generazione con altre più potenti e più performanti che consente di aumentare fino a 3/4 volte la produzione di uno stesso parco eolico, a parità di superficie occupata e dimezzando il numero degli aerogeneratori. Siamo pronti a investire 400 milioni da subito, fino a raggiungere un miliardo di euro».

S. S.