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UNIVERSITÀ, professor Baroncelli: «Il mercato africano sarà fondamentale per il manager di domani»

DiSimona Sirianni

23 Novembre 2020

Il manager del futuro deve conoscere perfettamente gli scenari economici, sociali e tecnologici che gli si presentano davanti e investire incessantemente in conoscenze e competenze che gli permettano di interpretare il futuro senza sfere di cristallo, ma garantendo alle imprese, ai lavoratori e al Paese di essere competitivo e generare ricchezza e benessere.

«È così – ci spiega il professor Baroncelli dell’Università La Cattolica – per diventare manager competitivi oggi e domani, soprattutto, bisognerà sapersi muovere in mercati non necessariamente tradizionali, come Germania e Francia, ai quali si rivolge il 90 per cento delle aziende italiane esportatrici».

Quali sono i mercati emergenti?

«Oggi le opportunità si trovano in aree non convenzionali. Sto parlando, per esempio, dei mercati africani, dove altri paesi hanno già cominciato ad avere presenze importanti. È lì che si trova la maggior parte delle opportunità per molti dei comparti dell’export italiano tradizionale. Chi sarà dunque in grado di acquisire competenze che lo rendano in grado di entrare in questi mercati, sarà il profilo vincente e anche più appetibile per le imprese che debbono selezionare».

Quali sono queste competenze, professore?

Professore Alessandro Baroncelli Scienze dell’Economia
e della Gestione Aziendale

«Una è senz’altro la capacità di comprendere il contesto internazionale. Poi ci sono le competenze specialistiche, fondamentali. Bisogna essere in grado di capire gli accessi ai mercati, la gestione di barriere doganali, le problematiche logistiche specifiche di ogni area, per poi inserire tutto nell’intero contesto in cui si agisce. Sempre più importante anche l’elemento di natura finanziaria, parlo soprattutto dei beni di investimento e delle realtà B2B. Per avere un vantaggio competitivo rispetto alle imprese concorrenti, è necessario vendere un prodotto o un servizio che non sia “nudo”, ma che venga accompagnato da un supporto finanziario o un sistema di servizi che ne valorizzino la specificità».

State organizzando un Master in International Business che partirà il prossimo 11 gennaio all’Università Cattolica. Che manager uscirà?

«Parteciperanno persone da tutto il mondo proprio per consentire un’immersione in un contesto culturale molto ampio che generi un avvicinamento a realtà e culture differenti rispetto a quella occidentale. Il manager che ne uscirà, definirà un “junior” preparato su queste tematiche che potrà inserirsi facilmente in qualsiasi attività di imprese impegnate nei processi di internazionalizzazione. Per l’Executive, invece, che cerca un riposizionamento, favorirà un’accelerazione dei percorsi di carriera sulle funzioni legate appunto all’internazionalizzazione».

Su cosa bisogna focalizzare l’attenzione per ottenere le competenze che servono?

«Dal comparto economics alla parte più management, dalla parte contrattualistica all’area degli elective che vanno ad approfondire alcuni aspetti che riteniamo essere critici oggi. È ormai chiaro che il Covid abbia contagiato anche la global supply chain e obblighi molte imprese a ripensare la suddivisione e la collocazione delle loro attività, come pure l’organizzazione della logistica internazionale. Questo comporterà probabilmente la progettazione di nuove supply chain a livello più regionale».

E la tecnologia?

«Questo è un altro tema fondamentale: la grande differenza rispetto al passato portata dalla digital transformation e dall’Industria 4.0 è la velocità di questo cambiamento. Una rapidità mai provata prima. Per fare innovazione, insieme alle nuove tecnologie che rendono sempre più efficienti le aziende, sono altrettanto fondamentali nuove capacità e conoscenze. Si deve essere in grado di possedere un’alfabetizzazione digitale, per avere o sviluppare una mentalità interculturale e interdisciplinare, inclusiva e orientata alla diversità, per affrontare le nuove sfide che nascono da nuove esigenze, ma anche conoscenze approfondite di Blockchain, Cyber security, Intelligenza Artificiale e analisi dei dati».

Il master sarà online chiaramente? 

«Sì, ma non per necessità Covid. Ci tengo a sottolineare questo punto perché il master non viene spostato “online”, ma nasce con una struttura organizzativa disegnata specificatamente per l’attività didattica online e per essere fruito al meglio in forma digitale, con tutta una serie di attività importanti. E poiché tra i focus della formazione c’è quello di comprendere sempre di più la realtà internazionale, la possibilità di creare un networking anche tra i partecipanti viene sostenuto con dei tool specifici che vanno a sostituire quella che è l’interazione personale e spontanea che avviene di solito nelle aule quando le lezioni sono in presenza. Non ultima per importanza la possibilità, offerta ai partecipanti di incontrare gli attori del business che invitiamo a raccontare le loro esperienze, i loro settori, le loro imprese».

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