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BETTONTE, ERG: «Gli investimenti nelle energie rinnovabili creeranno occupazione, ma non subito»

DiSimona Sirianni

1 Marzo 2021

Non può esserci vera transizione energetica senza quella sociale. «Se non si cercherà di rendere coerenti questi due processi non solo ci sarà un netto rallentamento delle rinnovabili in Europa, cosa che sta già avvenendo, ma il costo sociale sarà importante», dice Luca Bettonte, CEO di ERG.

Quindi parlare di energie rinnovabili, pulite, green sono solo belle parole? 

«No. Dobbiamo però aver presente che si tratta di un’evoluzione molto ampia e complessa, che supera la dimensione industriale e gli enormi investimenti che vi sono collegati e che coinvolge in modo molto profondo la dimensione sociale, viste le implicazioni sull’occupazione, sulle competenze professionali e in generale sui comportamenti individuali».

Ci spieghi meglio… 

«Un primo aspetto da considerare è che gli investimenti nelle energie rinnovabili produrranno occupazione, ma non subito. La transizione energetica dal punto di vista industriale consiste in un ricambio tecnologico che al momento ha un assorbimento occupazionale inferiore rispetto alle tecnologie tradizionali esistenti. Questo è il vero tema. Porto l’esempio di ERG: prima della nostra trasformazione, quando operavamo nel settore oil impiegavamo oltre 2500 persone. Oggi siamo green, ma ne impieghiamo circa 790. Abbiamo dovuto sviluppare nuove competenze attraverso programmi di re-skilling e rivedere profondamente e a più riprese i nostri assetti organizzativi. La transizione energetica è un fenomeno che va analizzato nella sua complessità: se nel Recovery Plan non saranno previsti dei programmi chiari e puntuali che consentano di gestire adeguatamente gli aspetti occupazionali avremo delle criticità dal punto di vista sociale». 

A proposito di trasformazione industriale, perché è importante il repowering dei parchi eolici in Italia?

«Si tratta di un intervento che prevede la sostituzione di turbine obsolete e di vecchia generazione con altre tecnologicamente avanzate, sfruttando l’infrastruttura già esistente e a parità di suolo occupato. Si quadruplica la produzione di energia verde dimezzando il numero di aerogeneratori. Se fosse applicato a tutto l’installato eolico del nostro Paese predisposto a questo tipo di rinnovamento, il repowering potrebbe attivare 8 miliardi di euro di investimenti da qui al 2030 e oltre 4.000 addetti all’anno impegnati quasi totalmente nel Centro-Sud del Paese. Oltre a 5 miliardi di benefici economici».

Però si parla sempre di eccessiva burocrazia e della difficoltà ad ottenere le autorizzazioni per investire…

«La complessità e la lunghezza dei processi autorizzativi oggi sono l’ostacolo principale alla realizzazione delle politiche di decarbonizzazione e al raggiungimento degli obiettivi del PNIEC che, se si continuerà a procedere a questi ritmi, è già fallito. Pensate che ci vogliono mediamente dai 5 ai 7 anni per ottenere un’autorizzazione a installare nuova potenza eolica o solare in Italia e questo perché si devono esprimere positivamente un numero di Enti elevatissimo, che passano dal Governo centrale, due Ministeri, al Governo locale con Regioni e Comuni che spesso danno pareri contraddittori fra di loro. Uno dei problemi che viene spesso sollevato è l’impatto sul patrimonio artistico: quando funzionari o soprintendenti della Pubblica Amministrazione prendono le loro decisioni, che possono essere corrette con riferimento allo specifico ambito di attività, devono rendersi conto delle pesanti implicazioni ambientali, economiche e sociali che queste comportano. La protezione del patrimonio artistico del Paese si avrà solamente quando questo sarà fatto coesistere con l’innovazione tecnologica e la crescita delle energie rinnovabili, rendendolo protagonista e non antagonista della lotta al Climate Change».

Dove investite maggiormente in Italia o all’estero?

«Negli ultimi anni abbiamo avuto una crescita importante nell’eolico in Europa: tra potenza installata e cantieri in costruzione, l’estero sta superando la quota di installato di 1,1 GW che abbiamo in Italia. Nel nostro Paese puntiamo a crescere soprattutto attraverso il Repowering dei parchi eolici. Uno dei progetti più maturi è in Sardegna, a Nulvi-Ploaghe in provincia di Sassari: 120 milioni di investimento. Ma una sentenza del Tar, dopo un parere positivo del Ministero dell’Ambiente e uno negativo del MIBACT, ci ha bloccato. Questo non vuol dire che non lo realizzeremo, anzi io sono positivo. I tempi però si dilateranno molto».

Quali sono gli investimenti in programma?

«Il nostro piano industriale 2018-2022 è completamente focalizzato sulle rinnovabili e prevede 1,7 miliardi di investimenti di cui oltre il 90% destinati allo sviluppo, con l’obiettivo di aggiungere 850 MW alla nostra capacità installata a inizio Piano. Siamo perfettamente in linea con i nostri obiettivi, essendo temporalmente posizionati oltre la metà del periodo di Piano e al 75% dei nostri target in termini di capacità installata o in fase di realizzazione. Presenteremo un nuovo piano a maggio di quest’anno con un orizzonte temporale che va dal 2021 al 2025. Non le posso anticipare nulla per ora, ma continueremo nel solco già tracciato della crescita nell’ambito delle rinnovabili facendo ancora più leva sulla sostenibilità del nostro modello di business».

Il Recovery Plan punta molto sulla transizione energetica. Cosa ne pensa?

«Il PNRR oggi prevede circa 69 miliardi di euro per la transizione ecologica, (ai quali si aggiungono altri importi nelle voci di mobilità sostenibile, innovazione e ricerca) all’interno della quale produzione ed efficienza energetica svolgono un ruolo cruciale. Sono risorse importanti, ma a disponibilità limitata nel tempo che metteranno alla prova la capacità di spesa del nostro Paese. A questo punto tutto dipenderà dall’impegno e dalla capacità di questo Governo nel dare forma e sostanza alle riforme necessarie. In primis quella della pubblica amministrazione, da dirigere verso una sempre più marcata digitalizzazione e il re-skilling delle figure che la compongono».

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