• domenica, 2 Ottobre 2022

Puntare sulle startup per rilanciare il Pil dell’Italia. LVenture Group, Capello: «In Francia investimenti oltre i 6 miliardi di euro, in Italia solo 600 milioni»

Italia e digitalizzazione: le startup al centro delle sfide del futuro. Il Venture Capital è il principale motore della nuova impresa, il migliore impulso far ripartire l’Italia. «Le nuove realtà imprenditoriali sono un volano straordinario di occupazione qualificata a patto che siano innovative», dice Luigi Capello, Chief Executive Officer di LVenture Group. Per raggiungere l’obiettivo sarà necessario facilitare la nascita di nuove aziende in un’ottica di cambiamento, agevolando il loro ingresso sul mercato attraverso investimenti che sappiano premiare l’eccellenza e il talento dei giovani imprenditori. «Dobbiamo creare dei campioni nazionali ed è quindi fondamentale prediligere le competenze che l’impresa privata può mettere al servizio del Paese, grazie alla realizzazione di progetti che siano sostenibili, efficaci e duraturi nel tempo».

Quanto conterà in quest’ottica la collaborazione tra l’ambito pubblico e privato?

«I 191 miliardi contenuti nel Recovery Plan sono una risorsa unica per rilanciare l’Italia, ma sarà necessario attivare anche una proficua collaborazione tra pubblico e privato, con investimenti mirati e in grado di garantire lo sviluppo nel lungo periodo. Bisogna puntare su sinergie che permettano di superare le lungaggini burocratiche e le estenuanti attese nelle procedure autorizzative. Occorre unire le forze per uscire dalla crisi, puntare su imprese qualificate al fine di avviare una crescita complessiva, economica e sociale, dove capitale privato e fondi pubblici contribuiscono insieme alla ripresa».

Perché puntare sulle startup per rilanciare il Pil dell’Italia?

«Oggi è un must ed è necessario moltiplicare gli sforzi e gli investimenti di Venture Capital per creare una serie di nuove e forti realtà con importanti ricadute nella creazione di lavoro, di ricchezza e di impatto sullo sviluppo del Paese. L’Italia ha la possibilità di usufruire di 46 miliardi di euro da investire nella digitalizzazione che è, di fatto, una grande sfida per la modernizzazione e un’implementazione fondamentale deve riguardare gli investimenti nell’impresa digitale e nelle tecnologie. Una risorsa in più, per aiutare l’economia reale, può arrivare dai risparmi dei cittadini veicolandoli in investimenti concreti e fruttiferi».

In che modo?

«Attraverso la creazione di vantaggi chiari e duraturi per chi investe in questa asset class, così da attrarre liquidità verso uno sviluppo imprenditoriale strutturato e sostenibile. L’Italia ha bisogno di investimenti in economia reale per valorizzare le proprie eccellenze imprenditoriali e per dare un impulso al PIL. I 1700 miliardi di euro di risparmi privati tra conti correnti e depositi (stime dell’ABI) con un aumento di liquidità dell’11% nel 2020 per un totale di 160 miliardi, sono decisivi se si vuole avviare un piano di rilancio dell’economia e supportare le imprese del futuro».

Recentemente ha sottolineato come nel 2012 la dimensione del mercato francese del Venture Capital era paragonabile a quello italiano. Poi cosa è accaduto?

«Nel 2020 in Francia gli investimenti in startup hanno superato i 6 miliardi di euro, mentre in Italia i 600 milioni. La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata proprio l’aver messo al centro delle politiche economiche l’innovazione e la creazione di nuovi modelli di business. Ciò è avvenuto costituendo un Fondo da 10 miliardi con funzione di “snow-ball” del mercato, semplificando la normativa per la costituzione delle startup, creando una “Agenzia Nazionale” per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale».

Cosa deve fare l’Italia per mettersi al pari della Francia, occorrerebbe anche a noi un fondo?

«Grazie all’avvio delle operazioni di CDP Venture Capital, che ha in gestione 1,65 miliardi di euro per investimenti in startup, anche il nostro Paese ha avviato un percorso importante per colmare il gap con i principali competitor europei. Altri Fondi sono in partenza, come quello di Enea Tech con una dotazione di 500 milioni, e anche questo aumenterà la capacità di attrarre corporate e nuovi investitori istituzionali. In Francia la “macchina” del Venture Capital è già a regime e sono più di undici gli unicorni (le nuove aziende valutate 1 miliardo di euro) create. Noi, invece, dobbiamo fare ancora uno “scatto culturale”. È molto importante, in questo momento storico dove si guarda molto alla sostenibilità, considerare che se si investe in Venture Capital, un capitale etico e ad alto impatto, si crea nuova impresa e, di conseguenza, nuova occupazione e sviluppo economico, alimentando così il processo di innovazione tecnologica fondamentale a sostenere la competitività».

CDP Venture Capital lo scorso anno ha investito quasi 250 milioni di euro, oggi ha sette team attivi per gestire un mix di investimenti diretti e indiretti pronti a diventare dieci entro la fine del 2021. Che fase vivono oggi le startup?

«Molto positiva, con grande interesse da parte di business angel, fondi e investitori istituzionali. La transizione digitale “forzata” dalla pandemia ha visto le startup recitare un ruolo da protagonista nella vita quotidiana. L’ecosistema è in fase di maturazione e presentano ancora valutazioni molto interessanti rispetto alle pari internazionali, per cui investire in quelle italiane è molto importante in termini di redditività, oltre che di impatto sullo sviluppo».

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