SPACE ECONOMY «Nel Piano Strategico Nazionale sono previsti investimenti per 4,7 miliardi», dice Cavallo, direttore dell’Osservatorio


Occhi puntati sulla Space Economy Un fenomeno in continua crescita che secondo stime di Morgan Stanley nel 2016 valeva 339 miliardi di dollari, nel 2040 ne varrà un trilione. E con l’Italia, per una volta, in ottima posizione in quanto a investimenti per favorirne lo sviluppo: il Governo, infatti, «ha stabilito un Piano Strategico Nazionale pluriennale Space Economy da 4,7 miliardi di euro con un particolare investimento sul programma nazionale SATCOM di 1,38 miliardi di euro e Mirror Copernicus di 1,8 miliardi di euro», dice Angelo Cavallo Direttore dell’Osservatorio Space Economy, punto di riferimento permanente a livello nazionale nello studio delle opportunità tecnologiche e dei relativi impatti di business.

«Sicuramente conta la lunga tradizione del nostro Paese nelle attività spaziale. L’Itala è stata il terzo paese al mondo, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a lanciare e operare in orbita un satellite (San Marco 1 nel 1964) ed è anche tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, di cui è oggi il terzo contribuente con un budget allocato per il 2020 pari a 665,8 milioni di euro, preceduta soltanto da Germania (1,37 miliardi di euro) e Francia (981,7 milioni di euro). Conseguenza tangibile di questa lunga avventura spaziale è la notevole dotazione nazionale in termini di centri di ricerca, infrastrutture e imprese che si concretizzano in una catena del valore unica nel suo genere».

Ma cos’è esattamente la Space Economy?

«La definizione elaborata dall’Osservatorio a seguito della revisione della letteratura e delle definizioni comunemente adottate da istituzioni nazionali ed internazionali di riferimento, è: “La Space Economy è la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti (upstream) genera prodotti e servizi innovativi a valore aggiunto basati sullo spazio (downstream), come per esempio i servizi di telecomunicazione di navigazione e di osservazione della terra, per organizzazioni private e pubbliche (end-user)”. Più semplicemente rappresenta il trend di frontiera dell’innovazione fondato sulla combinazione e integrazione di tecnologie spaziali e digitali, con impatti economici che riguardano tutte le imprese e tutti i settori».

L’economia dello Spazio è un fenomeno in continua crescita, che previsioni ci sono?

«Ottime, a guardare il crescente numero di investimenti privati in società spaziali. Nel 2018 sono stati pari a circa 3,2 miliardi di dollari e il 2019 ha battuto ogni record con stime che si assestano tra i 4,1 miliardi dollari (Seraphim Capital) e i 5,7-5,8 miliardi di dollari (Bryce, Space Angels, 2019). A livello globale sono quasi raddoppiati dal 2018 al 2019. Lo stesso fenomeno sta accadendo anche in Europa ed in Italia, si pensi alla nascita del fondo PrimoSpace, primo fondo nazionale dedicato allo spazio. La Space Economy cresce anche in termini di satelliti in orbita, soprattutto di piccole dimensioni (sotto i 500 kg), che rappresentano l’80% di tutti i carichi lanciati nel 2019, anche se valgono solo l’11% della massa in orbita. Queste nuove costellazioni abiliteranno nuovi business e nuove sfide, come quella dell’inquinamento spaziale».

L’Osservatorio ha individuato i principali trend del settore del futuro?

«Certo. Sicuramente il primo è il progressivo abbassamento dei costi per le aziende spaziali dovuto all’allungamento della vita utile degli asset spaziali e una loro maggiore interconnessione per migliorarne le performance, come nel caso delle costellazioni di satelliti. La sostenibilità è un altro elemento che caratterizzerà la space economy in futuro: le tecnologie spaziali possono contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030, ad esempio, aiutando a sviluppare l’internet satellitare che potrebbe creare opportunità di sviluppo inclusivo ed eliminare il divario digitale fra aree ad alta e bassa connettività. Connettività, disponibilità di dati e digitalizzazione sono un altro elemento fondamentale per spingere la crescita della Space Economy, molti dei cui servizi si basano sulla capacità di raccogliere e sfruttare i dati. Un altro aspetto della digitalizzazione è la creazione di servizi e interfacce user-friendly e accessibili anche a profili meno tecnici. Cogliere le opportunità offerte da questi trend, però, sarà possibile solo con una regolamentazione favorevole all’innovazione, che consenta alla filiera nazionale di operare in condizioni di vantaggio competitivo e di attrarre capitali».

Quanto vale la nuova economia dello Spazio?

«Si conoscono i budget governativi dedicati allo spazio, ma stimare le dimensioni della Space Economy a livello globale è complesso perché gli studi condotti finora sono limitati. Secondo la Satellite Industry Association, i ricavi generati nel 2019 dalla Space Economy sono pari a circa 366 miliardi di dollari, di cui il 74% (271 miliardi) riconducibile all’industria satellitare. Nel dettaglio, quasi il 34% del totale (pari a 123 miliardi) è riconducibile all’erogazione dei servizi satellitari di telecomunicazione (di cui di circa 92 miliardi della televisione satellitare), navigazione e osservazione della Terra (il valore generato tocca i 2.3 miliardi). Il 36% (130.3 miliardi) è legato ai prodotti relativi all’equipaggiamento a Terra per la gestione e l’erogazione dei servizi satellitari, come infrastrutture di rete a Terra o sensori e antenne, quali ad esempio il GPS installato sui dispositivi mobili».


Quali sono le opportunità di business?

«La frontiera dell’innovazione della Space Economy ha tra i protagonisti centrali sia le imprese della space industry che quelle imprese che erogano space-based service, vale a dire servizi il cui valore aggiunto è costituito dall’utilizzo di dati provenienti da satellite elaborati da opportuni strumenti e tecnologie digitali. La combinazione di dati, come immagini satellitari, segnali di navigazione e comunicazione, con tecnologie digitali avanzate, come gli algoritmi di artificial intelligence e le dashboard di data analytics, rappresenta il presente e il futuro della Space Economy». 

Questo è confermato anche dal crescente numero di startup e investimenti? 

«Abbiamo censito a livello mondiale più di 700 startup per un valore complessivo di investimenti nel 2020 pari a $4,8 miliardi. Questa ricerca continuerà anche nei prossimi anni sulla base di un database proprietario che raccoglie le startup in ambito Space Economy fondate a partire dal 2010 e con almeno un round di finanziamento ricevuto negli ultimi cinque anni. Preciso che la scelta di considerare solo startup finanziate si fonda e basa sulla consolidata Signaling Theory, secondo cui la capacità di una nuova impresa di attrarre finanziamenti da attori esterni è da considerarsi come segnale di qualità e credibilità della stessa impresa».

Quali opportunità offre alle aziende?

«Molte. Le aziende della space industry tradizionali avranno sempre più clienti privati aumentando le loro fonti di ricavo. Le aziende utilizzatrici (end-user) avranno la possibilità di usare servizi space-baed per migliorare i loro processi interni ma anche e soprattutto potranno pensare a nuovi servizi per i clienti finali facendo leva su soluzioni space-based». 

Uno dei settori che ha colto fin da subito le potenzialità della Space Economy è stato quello dell’energia… 

«Assolutamente sì. Con chilometri e chilometri di reti che si distendono su territori estesi e variegati, gli operatori energetici hanno da sempre importanti esigenze di monitoraggio dello stato di salute delle loro infrastrutture. Tradizionalmente questi asset vengono monitorati in modo del tutto analogico, ad esempio utilizzando costosi voli in elicottero, eseguiti con una frequenza ridotta (circa ogni due anni). Oggi esiste un’alternativa più efficace e più efficiente che deriva dall’utilizzo combinato di satelliti di osservazione della terra e modelli di machine learning. Parliamo di una soluzione tecnologica integrata che informa sullo sviluppo della vegetazione circondante le infrastrutture, generando quindi possibili alert di ostruzione. Il tutto si traduce in cost saving diretti ed indiretti di notevole dimensione oltre che una maggiore precisione e una più elevata frequenza di misurazione, che consente di fare prevenzione di possibili interruzioni di reti aeree».

Quali altri verranno coinvolti maggiormente?

«L’agricoltura, mobilità, assicurazione real estate, sanità e turismo. Nell’agricoltura di precisione, ad esempio, l’uso di immagini di Earth Observation permette di simulare l’uso di pesticidi sulle colture e analizzare la fertilità del terreno, migliorandone la redditività, o di decidere quale coltura seminare basandosi sui dati raccolti. Il monitoraggio continuo di merci e beni è fondamentale anche nel settore logistica e trasporti per valutare quali sono le tratte più brevi e remunerative e rendere più efficienti le fasi di carico e scarico merce. Le assicurazioni guardano con interesse ai servizi space-based per migliorare i modelli di previsione del rischio e poter offrire polizze personalizzate sul singolo cliente».

Parliamo di occupazione e di nuovi profili professionali di cui ci sarà bisogno?

«È importante sottolineare che l’industria italiana dello spazio conta circa 200 aziende, con un giro d’affari annuo di 2 miliardi di euro e con circa 7000 addetti (+15% negli ultimi 5 anni) (MISE, 2020). Le stime mostrano che è in crescita nonostante l’impatto della pandemia sulla filiera. Certamente saranno sempre più necessarie figure professionali con competenze digitali avanzate per elaborare l’enorme mole di informazioni generate dalle infrastrutture satellitari. Allo stesso modo, serviranno professionisti in grado di leggere i dati satellitari e tradurli in servizi a valore aggiunto, figure multidisciplinari in grado di parlare sia il linguaggio dei tecnici che quello del business. Questi sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero fare. Più in generale, anche se usciamo un po’ fuori dal contesto specifico della space economy, è rilevante sottolineare che serviranno meno specialisti, mentre servirà avere persone con la capacità di specializzarsi non una ma più volte nel loro percorso di carriera, perché questo è quello che il mondo del lavoro chiede oggi. Avere la capacità di evolvere e reinventarsi». 

L’Osservatorio Space Economy si propone come punto di riferimento a livello nazionale nello studio delle opportunità tecnologiche e dei relativi impatti di business della Space Economy…

«Siamo difronte a una rivoluzione analoga a quella di internet e del digitale di vent’anni fa. E non ci sono aziende che possono permettersi di ignorare questa rivoluzione. Le imprese che stanno intercettando e che sfrutteranno con tempismo le opportunità di business offerte dalla combinazione di tecnologia digitale e spaziale avranno un importante vantaggio competitivo negli anni avvenire. L’utilizzo di tecnologie spaziali e dei dati da esse raccolti, in combinazione con le più avanzate tecnologie digitali abilitanti, sta generando una molteplicità di opportunità di business, che includono la realizzazione di nuovi prodotti e servizi, fino alla creazione di nuovi modelli di business e alla riconfigurazione delle reti del valore e delle relazioni tra imprese. Tali opportunità tecnologiche e di business, se opportunamente sfruttate, possono contribuire alla creazione di valore tangibile e intangibile, attraverso nuove forme e fonti di ricavo, efficienza operativa e nascita di progettualità con impatti positivi multidimensionali (e.g. società, ambiente). L’Osservatorio Space Economy, in qualità di ente terzo di ricerca, si propone di favorire la concretizzazione di queste opportunità, ricoprendo il ruolo di advisor tecnico-scientifico e enabler di relazioni di valore tra tutti gli attori dell’ecosistema Space Economy».