TURISMO: DESTAGIONALIZZAZIONE E DIGITALE. «Potenziare la rete WIFI degli spazi all’aperto»

La battaglia del turismo si gioca sulla capacità di investire. «Valorizziamo quello che abbiamo per creare eccellenze. Per riuscirci, sono fondamentali gli investimenti sul territorio», dice Giuseppe Ianni, avvocato, sommelier e delegato per FISARFederazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori – di Tigullio e Cinque Terre. «Per dare una mano alla ripresa, stiamo organizzando molte attività all’aperto, in questo modo potremo gestire bene tutte quelle iniziative estive che richiedono spazi importanti».

Lo scorso anno il settore ricettivo ha visto una contrazione di 53 miliardi rispetto al 2019. Perché l’Italia torni a essere un richiamo turistico, su cosa dovrà investire?

«Siamo pieni di persone da giugno a settembre, ma per essere competitivi dobbiamo investire proprio nella destagionalizzazione, visto che il clima e la bellezza dei nostri luoghi ce lo consentono. In questo modo potremo diventare appetibili per esempio per il Nord Europa, che non ama i posti caldi ma preferisce spostarsi da ottobre ad aprile. Perché tutto questo avvenga, dobbiamo valorizzare quello che abbiamo e indirizzare gli investimenti nella cura e nella fruibilità degli spazi naturali».

Il turismo del futuro sarà digitale?

«Ne sono fermamente convinto. Dal momento che lo smartworking continuerà anche dopo la pandemia, investire nella digitalizzazione potrebbe rappresentare una svolta. Adeguare le nostre spiagge con una rete WIFI potente permetterebbe a chi sceglie di trasferirsi qui di lavorare all’aperto invece che in ufficio, godendo della bellezza dei nostri luoghi».

La bella stagione è alle porte, il Paese è pronto?

«Sono ottimista perché ci potranno essere degli arrivi, anche se sarà un turismo molto più domestico, cioè con spostamenti dei residenti di un Paese all’interno dello stesso, come è già accaduto l’estate scorsa. Anche il coprifuoco è un limite: chi verrebbe a un evento alle 4 di pomeriggio, magari in settimana? Finché rimangono queste regole, diventa difficile pensare a eventi strutturati».

Una delle sale dell’ex Convento dell’Annunziata durante il Sestri Levante Wine Festival

Nel 2020 il mercato del vino ha registrato una perdita di 300 milioni rispetto all’anno precedente e solo nel mese di marzo 2021 il calo è stato dell’87%: la sua Delegazione che contributo cerca di dare per la ripartenza?

«Speriamo di far ripartire nel 2022 il Sestri Levante Wine Festival ma ora siamo ancora fermi, perché anche se stanno riaprendo bar e ristoranti, gli eventi riprenderanno con molta più lentezza».

Con che cosa consiglia di fare un brindisi alla ripresa?

«Lo Cimixa (o Scimiscià). È un vitigno autoctono che si può trovare solo dalle mie parti, in Liguria. È un vitigno che stava per estinguersi ed è stato recuperato da persone di grande volontà, che ci hanno creduto, che si sono date da fare e hanno combattuto per trasformarlo in qualcosa di concreto, tanto che oggi è iscritto nell’elenco regionale. Le eccellenze e il territorio: sono queste cose che fanno grande l’Italia».