Federico Delfino, Rettore dell’Università di Genova: «Puntiamo su riqualificazione edilizia e impiantistica»

La grande occasione del Next Generation EU rappresenta un valido aiuto per rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva, dinamica e innovativa. Con questi obiettivi, il nostro Paese adotta una strategia complessiva che mobilita oltre 300 miliardi di euro, il cui fulcro è rappresentato dagli oltre 210 miliardi delle risorse del programma Next Generation Ue, integrate dai fondi stanziati con la programmazione di bilancio 2021-2026. Alcune regioni come la Liguria hanno presentato i loro progetti. «Next Generation Liguria è un progetto di ricerca applicata che unisce il mondo dell’Università con il sistema produttivo delle imprese, in una relazione facilitata dalla Regione Liguria», spiega Federico Delfino, rettore dell’Università Genova. «Ha lo scopo di realizzare infrastrutture di ricerca avanzate in settori industriali ad alta potenzialità di impatto sulla società quali l’energia, l’industria 4.0, i trasporti, la logistica, la sicurezza e il monitoraggio del territorio. Attraverso nuove infrastrutture di ricerca, realizzate con il contributo finanziario della Regione Liguria, sarà possibile sviluppare progetti congiunti università-aziende per l’innovazione tecnologica di prodotto e di sistema».

L’università ora vive un momento di grande difficoltà sociale?

«Un periodo di disagio, dal momento che non può condurre le proprie attività come era abituata, con l’interazione costante, diretta e arricchente con i propri studenti. È decisa, comunque, a fare appieno la sua parte per preservare e tutelare la salute e la sicurezza di studenti, docenti, personale, guardando al futuro, all’epoca del next normal con rinnovato ottimismo».

E i fondi di Next Generation EU come aiuteranno strutture e attività?

«Il PNRR – Sezione Istruzione e Ricerca individua correttamente come priorità la realizzazione dei cosiddetti ecosistemi territoriali dell’innovazione, ambiti dove favorire una più stretta collaborazione tra attori del mondo della ricerca e sistema delle imprese. Credo che questo indirizzo possa contribuire concretamente alla creazione di nuova occupazione, su una filiera perfettamente in linea con le grandi transizioni sociali che stiamo affrontando, quella ecologica e quella digitale».

Quest’ultima è una delle sfide maggiori

«Rappresenta una delle grandi scommesse a livello globale che saremo chiamati a vincere nel cosiddetto “next normal” post pandemico. Le università hanno il compito di approcciare questa sfida, prestando anche molta attenzione alla riduzione delle diseguaglianze che ancora oggi persistono tra i nostri studenti: la sfida sarà vinta se la digitalizzazione raggiungerà tutti, appianando le differenze sociali che tutt’oggi compromettono una sana ed equa competitività tra i nostri giovani».

Uno degli obiettivi potrebbe anche essere ridurre le tasse universitarie ai livelli di Paesi europei come Francia e Germania…

«Credo che il sistema dell’alta formazione italiana sia di elevatissimo livello e i dati relativi ai successi internazionali dei nostri ricercatori lo confermano. Il punto non è ridurre o meno le tasse per i nostri studenti ma favorire l’erogazione dei servizi di qualità, che passano anche dalla riqualificazione edilizia e impiantistica, degli spazi dove si svolgono le attività universitarie, dalla realizzazione di grandi infrastrutture di ricerca alla possibilità di fornire “digital soft skills” ai discenti, fondamentali per la creazione delle competenze cosiddette “life comp”, emozionali e relazionali».

Il Piano è articolato in sei “missioni”, ciascuna suddivisa al proprio interno e prevede finanziamenti per ciascuna missione: Digitalizzazione, 49 miliardi; Transizione ecologica, 74 miliardi; Mobilità sostenibile, 28 miliardi; Istruzione e ricerca, 19 miliardi; Parità di genere e coesione sociale e territoriale, 17 miliardi; Sanità, 9 miliardi…

«Toccano tutti i settori fondamentali per il rilancio del Paese post pandemia e sono sufficienti per un grande impulso di rinnovamento, in logica di sostenibilità, della società italiana. La grande sfida che il nostro Paese dovrà affrontare riguarda le tempistiche di esecuzione delle opere progettate, che non dovranno soffrire rallentamenti imputabili a eccesso di burocrazia che generalmente ostruisce il sistema».

Come possono essere quantificati i danni della situazione sui giovani?

«Per quanto riguarda l’Università di Genova, la pandemia non ha comportato un calo delle iscrizioni che, anzi, sono aumentate. Loro pagano danni meno tangibili e quantificabili: la prolungata assenza dalle aule, dalle biblioteche e il protrarsi delle difficoltà a viaggiare hanno soffocato la vivificante energia positiva che anima i nostri studenti e li proietta con entusiasmo verso sempre nuove esperienze. Molti di loro, a seguito del lockdown, hanno visto negarsi la possibilità di svolgere ricerche all’estero per la tesi, altri hanno dovuto rinunciare a soggiorni Erasmus. Stanno vivendo anni accademici anomali, che hanno impedito all’Ateneo di esprimere appieno tutte le possibilità che normalmente offre agli studenti in termine di esperienze formative e di crescita».

Per l’indotto universitario non solo la gente non si sposta in altre città per studiare ma non affitta le case, non si muove con i mezzi, un danno economico che si ripercuote sul settore universitario: com’è cambiata la situazione nell’ultimo anno?

«Indubbiamente il nostro indotto ha avuto un danno economico. Per quanto attiene strettamente l’ambito universitario, le residenze, gestite dall’ente regionale ALISEO, sono rimaste sempre aperte e tutti i servizi sono stati garantiti. È stato necessario, naturalmente, adeguare gli alloggi ai protocolli di sicurezza (camere singole e non più doppie, ognuna con servizi igienici privati), pertanto quest’anno è stato possibile offrire un numero ridotto di camere, ma non c’è mai stata la chiusura totale».

Lei si è insediato da pochi mesi e si è ritrovato in un momento di crisi molto particolare da gestire… quali sono le prime misure che ha messo in atto?

«Sono state inevitabilmente connesse all’attuale emergenza. Prima abbiamo avviato un servizio di counselling a disposizione degli studenti e, da qualche giorno, siamo in grado di proporre lo stesso servizio anche al personale, nella consapevolezza che questo momento di crisi globale stia mettendo a dura prova tutti noi e ci possa essere bisogno di un supporto professionale per farvi fronte. C’è una linea guida italiana comune o ogni ateneo può scegliere strategie diverse in questo periodo? «Gli atenei sono coordinati dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che fornisce linee guida generali che le singole università calano nella loro realtà, adeguandole ai diversi ambiti disciplinari, alla diversa realtà territoriale e alla diversa condizione logistica».