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Tra i volano per l’economia del Belpaese, nella classifica stilata da Protiviti, il golf è al quinto posto tra gli sport commercializzati sui mercati dell’intermediazione internazionale del turismo verso l’Italia, dopo ciclismo, sci, trekking e calcio. Un dato che stupisce a metà, se si considera che l’intero comparto registra circa 200 miliardi di fatturato per un numero di presenze legate al turismo golfistico che tocca la cifra record di 1,8 milioni. «Il Covid-19 ha indubbiamente comportato un calo dei ricavi per i circoli italiani, ma la ripresa dell’attività», dice il Presidente della Federazione Italiana Golf, Franco Chimenti. «In attesa che i flussi turistici dall’estero possano tornare a pieno ritmo, sta dando segnali incoraggianti che superano le aspettative. La FIG gode di ottima salute dal punto di vista finanziario e sono molti gli sponsor di prestigio desiderosi di affiancarci nel nostro cammino verso la Ryder Cup, aggiungendosi al già qualificato pool di partner».

A proposito del viaggio verso la Ryder Cup 2023: sarà la prima edizione italiana e si svolgerà dove dal 2 al 5 settembre c’è il 78° Open d’Italia di golf, sul percorso Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia Montecelio (Roma)…

«Il torneo – penultima tappa valida per la qualificazione nel Team Europe per la Ryder Cup in Wisconsin dal 24 al 26 settembre 2021- è di altissimo profilo tecnico. Con campioni di fama internazionale e i nostri giocatori sono pronti a dimostrare la loro competitività».

Che cosa significherà ospitare la Ryder Cup in Italia per l’intero movimento del golf?

«La famiglia Biagiotti ha mostrato sin da subito entusiasmo e passione contribuendo a far sì che il sogno si trasformasse in realtà. Per il golf italiano ospitare il terzo evento sportivo al mondo è motivo di orgoglio ed è anche un’opportunità unica per accrescere l’appeal internazionale ed entrare nel gotha mondiale. Ma sarà anche volano per creare un forte impatto economico a livello sportivo (compreso tra 471,3 e 1.030,4 milioni di euro, ndr) e turistico (compreso tra 450,6 e 1.010,9 milioni di euro, ndr)».

Tornando alla pandemia e agli Open d’Italia, lo sport senza pubblico si trasforma in un altro sport: c’è possibilità di rivedere gli appassionati alla 78esima kermesse italiana?

«Siamo in attesa che il Governo fornisca indicazioni sulla percentuale di spettatori consentita. La Federazione Italiana Golf, in accordo con l’advisor Infront ha intanto stabilito che l’ingresso sarà gratuito. Una scelta che dimostra la nostra vicinanza a tutto il movimento golfistico italiano in una fase di ripartenza che vede il numero di tesserati in costante aumento».

Quanto pesano i diritti tv sulle finanze del golf?

«I diritti televisivi non rappresentano solo una fonte di ricavo, ma sono anche lo strumento che ci permette di entrare nelle case degli italiani, promuovendo uno sport bello da guardare ma ancor più bello da giocare». 

Caos Superlega: sarebbe davvero la distruzione dei circuiti del green maschile?

«Non posso entrare nel merito di valutazioni che spettano all’European Tour e al PGA Tour, due organismi che negli anni hanno acquisito assoluta credibilità agli occhi di tutti i giocatori, generando un giro di affari tra i più importanti nel panorama sportivo globale».

Cosa manca (se manca) al golf per diventare grande tra i grandi?

«L’Italia ha un’offerta di campi che tutti ci invidiano. Da nord a sud si può giocare su percorsi di alto profilo immersi in contesti naturalistici e storici senza eguali. I nostri atleti si stanno distinguendo in tutte le competizioni ed ogni anno collezioniamo vittorie di prestigio. La Ryder Cup, con i suoi progetti legati alla scuola, all’università, alle donne e alle persone con disabilità, darà ulteriore slancio al movimento. C’è grande futuro per il golf italiano».  

© Luca Maddalena