SANIFICAZIONE: CON IL RITORNO IN UFFICIO E A SCUOLA, IL BUSINESS VOLA

Con un valore della produzione che supera i 20 miliardi e riunisce quasi cinquemila aziende per circa 320 mila dipendenti, il business della sanificazione vola spinto dall’emergenza per il Covid-19. Un settore che, tenuto molto poco in considerazione prima dell’arrivo della pandemia, oggi è pronto a crescere addirittura del 50-100%. «Il mercato della depurazione in Italia è sempre stato molto limitato. Ora però le cose sono cambiate e siamo convinti che l’interesse rimarrà sia a livello delle istituzioni sia negli utenti privati e che il mercato sia destinato a continuare su questa scia positiva», spiega l’ingegner Aldo Fumi, Marketing Director di VORTICE.

L’attività di sanificazione professionale negli ambienti di lavoro e in tutti gli spazi chiusi in cui è presente un elevato rischio infettivo, con la pandemia ha fatto un netto balzo in avanti…

«Se proprio vogliamo trovare qualcosa di positivo nella tragedia che stiamo vivendo, sicuramente l’acquisizione di una maggior coscienza di quanto sia importante l’igiene, compresa ovviamente l’aria, negli ambienti in cui viviamo, è tra queste. È una consapevolezza che non era così diffusa. Spesso si faceva confusione tra condizionamento (e quindi trattamento igro-termometrico dell’aria), ventilazione, depurazione e sanificazione, concetti che per molte persone erano sostanzialmente equivalenti quando invece sono profondamente diversi. Oggi, dopo quello che è successo e che tuttora accade, siamo convinti che l’attenzione e la consapevolezza rispetto a queste tematiche sia cresciuta e l’interesse a riguardo sia destinato a rimanere vivo nel tempo. Il vero problema però è un altro: ovvero riuscire a strutturare una risposta oggettiva, intendo con regole uguali per tutti, a questo bisogno».

Esiste una normativa?

«Questo è il problema principale quando si parla di sanificazione. L’Istituto Superiore di Sanità, nel suo report dello scorso maggio, indica una serie di misure utili a combattere la proliferazione del virus ed elenca alcune tecnologie, già disponibili e note, la cui efficacia in termini di inattivazione del virus (parlare di sua “uccisione” è improprio, trattandosi di un’entità la cui definizione stessa di specie vivente è controversa) è comprovata. Lo fa però senza assumere una posizione netta a riguardo, cosa che, credo, data l’autorevolezza dell’Istituzione, sarebbe fondamentale per indirizzare le azioni di tutti i soggetti coinvolti e, prima ancora, le misure del Governo e degli enti pubblici preposti. A ciò si aggiunge il problema dell’assenza di una normativa, sia a livello nazionale sia Europeo, che definisca con precisione che cosa si intenda per depurazione, sanificazione e igienizzazione e fissi criteri di misura ripetibili da utilizzare per verificare in modo univoco l’efficacia di tecnologie e prodotti. Per questo, insieme ad altre aziende, stiamo cercando di promuovere lo sviluppo di tale normativa. Per spiegarmi meglio, prendo ad esempio il nostro operato: l’efficacia contro il virus responsabile dell’epidemia di Covid-19 del sistema di fotocatalisi adottato in numerosi nostri apparecchi è stata certificata dall’Istituto L. Sacco di Milano sulla base di test condotti secondo propri criteri; se ciò costituisce una garanzia per noi e per i consumatori, data l’autorevolezza dell’ente in questione, è anche vero che tale approccio impedisce una comparazione tra l’efficacia di questo dispositivo e quella di altri, che dovessero essere provati presso altri istituti adottandi diversi metodi di prova. In tal senso l’introduzione di una normativa univoca, che fissi criteri certi e uguali per tutti per misurare l’efficacia di un dispositivo contro gli agenti patogeni è un aspetto fondamentale in questo settore, che coinvolge direttamente la salute pubblica».

Questo nuovo business ha attirato molte realtà, specializzate e non…

«Sì, ma l’improvvisazione in questo campo espone a gravi pericoli. Il problema è, ancora una volta, formalizzare che cosa si intenda per sanificazione e definire dei criteri minimi ai quali rifarsi e comuni per tutti. Faccio un esempio: spesso i sistemi installati in locali pubblici quali alberghi, centri commerciali, ospedali, etc… per garantire corretti tassi di ventilazione e livelli di temperatura e umidità adeguati al comfort degli occupanti operano in parte ricambiando l’aria viziata interna con aria di rinnovo esterna, in parte trattando (ovvero riscaldando, raffrescando, umidificando o deumidificando, secondo necessità) aria già presente nei locali asserviti (si parla in tal senso di ricircolo). È chiaro che la quota parte di aria già presente in ambiente debba essere adeguatamente sanificata per garantire condizioni di maggior sicurezza e igiene. Questo presuppone equipaggiare questi macchinari, spesso identificati con il termine di Unità di Trattamento Aria, di sistemi che siano effettivamente in grado di sanificare l’aria di ricircolo. In assenza però di una normativa che fissi in modo univoco i requisiti di sanificazione, tutto diventa molto complicato».

Durante il lockdown le aziende hanno garantito pulizia, igiene e sanificazione in contesti ad alto rischio infettivo e fondamentali per la ripresa del Paese (ospedali, fabbriche, mezzi e spazi pubblici, luoghi di lavoro) con un conseguente “super lavoro”. Che incremento c’è stato?

«Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un distinguo. Il mercato degli impianti di depurazione, che sostanzialmente, grazie ad appositi filtri, “ripuliscono” l’aria negli spazi confinati da inquinanti, allergeni, spore e microparticolato, in Italia è sempre stato molto limitato, si parla di poche migliaia di unità vendute nel complesso, senza che ci fosse nel pubblico una reale consapevolezza dell’importanza dell’adozione dei cosiddetti filtri HEPA, capaci di trattenere la pressoché totalità dei vettori attraverso i quali batteri e virus si propagano nell’aria. Ancora, non era avvertita la necessità di abbinare ai tradizionali filtri un sistema di sanificazione, efficace cioè non solo nel senso di trattenere, ma di “neutralizzare” gli agenti patogeni. Dopo questa esperienza, siamo convinti che questi requisiti diverranno uno standard». 

Questo si tradurrà, in prospettiva, anche in una crescita in termini di occupazione?

«Noi pensiamo di sì e, se guardiamo alla nostra azienda, il numero degli occupati non è affatto calato nei mesi successivi al lockdown. La convinzione che abbiamo si basa sul ritenere che quello della depurazione e della sanificazione dell’aria sarà un importante filone di sviluppo della nostra attività. Mi spiego: mentre prima si perseguiva principalmente il ricambio dell’aria, affrontare con cognizione di causa e in modo estensivo i temi della depurazione e della sanificazione presuppone una serie di specifiche competenze, da sviluppare e approfondire, unitamente all’adozione di strumenti e sistemi di prova del tutto diversi da quelli comunemente impiegati nel tradizionale campo della ventilazione. E quindi sì, ritengo che ci possa essere la possibilità di un incremento della forza lavoro con l’inserimento di figure qualificate».

A che tipo di figure e a quali competenze pensa? 

«Se parliamo di sanificazione le tradizionali competenze tecnico-ingegneristiche devono abbinarsi a skill di altra natura. Sfruttare appieno una lampada germicida UV-C piuttosto che un dispositivo di fotocatalisi inserito in un prodotto, presuppone conoscere a fondo i meccanismi con i quali questi dispositivi operano, per ottimizzarne l’efficacia. Ancora, è indispensabile sapere come dosarne, calibrandola secondo necessità, l’azione così che assolvano alla loro funzione senza inficiare o essere penalizzati dall’azione di altri componenti del prodotto. Ciò presuppone poter svolgere preliminarmente test che non solo verifichino l’adeguatezza della performance erogata, ma anche attestino il mancato insorgere di fenomeni negativi o indesiderati. In questo senso diventa essenziale disporre di laboratori nei quali testare i prodotti per garantirne la piena efficacia e la totale sicurezza. In questi mesi ci siamo appoggiati a istituti esterni, ma è chiaro che lo sviluppo del tema della sanificazione comporterà l’acquisizione di competenze e l’adeguamento delle strutture, limitando l’esternalizzazione ai processi di certificazione, che rimarranno necessariamente competenza di enti indipendenti».

Parliamo di finanziamenti e investimenti. Per la sperimentazione, gli studi e la ricerca per migliorare sempre di più i dispositivi, esistono dei fondi per il comparto o è tutto sulle spalle del privato?

«Per quanto ci riguarda, noi non abbiamo avuto accesso ad alcun finanziamento. So che sono stati erogati fondi per sanificare aziende e locali pubblici, come ospedali e scuole. Ma parliamo di importi molto limitati: solo per fare un esempio, lo stanziamento per il 2020 riservato alle scuole è stato, se non erro, di 130 milioni circa, senza un preciso indirizzo in merito a come spendere al meglio tali fondi. A titolo di confronto, nello stesso anno il Governo tedesco ha stanziato un miliardo di euro per l’acquisto di depuratori equipaggiati di filtri HEPA H14 per migliorare la sicurezza negli ambienti pubblici e nei luoghi di lavoro, favorendo così la prosecuzione delle attività. Ancora, in vista della prossima riapertura delle scuole, il Governo di quel Paese ha stanziato ulteriori ingenti finanziamenti, dell’ordine di centinaia di milioni di euro, per assicurare la regolarità della didattica in presenza. Questo dà, a mio modo di vedere, una chiara idea del differente approccio seguito nei due Paesi».

Per far funzionare questi sistemi, il consumo di energia sarà notevole. Quanto è importante la sostenibilità e il green per il settore e in che modo questi due concetti vengono messi in pratica?

«Prendo come riferimento uno studio dell’Università di Harvard, pubblicato in queste settimane, in relazione all’ipotesi, all’epoca sul tavolo, di riaprire le scuole negli Stati Uniti. Si consigliava, per farlo in sicurezza, di garantire 6 cambi aria all’ora. Ciò significa che in una stanza di 360 m3, (10 di larghezza, 12 di lunghezza, 3 di altezza) sarebbe necessario espellere ogni ora 2.160 m3 di aria viziata, rimpiazzandoli con 2.160 m3 di aria fresca, adeguatamente filtrata, prelevata dall’esterno. Sono questi numeri che collidono in misura evidente con le esigenze di risparmio energetico, sia in termini di energia primaria (quella spesa per far funzionare l’impianto in oggetto), sia secondaria (quella cioè in precedenza spesa per riscaldare, in inverno, o raffrescare, in estate, il locale). In Italia la norma UNI10339, attualmente oggetto di modifica ma tuttora in vigore, prevede dei ricambi d’aria più contenuti, dai 684 m3/h richiesti in una classe di scuola dell’infanzia composta da 18 bambini + 1 insegnante ai 1.116 m3/h di una scuola media superiore di 30 alunni + 1 insegnante (il numero di studenti citato nei due casi corrisponde ai limiti estremi fissati dal DPR N° 81 del 20.3.2009 in relazione al numero di studenti per classe). È chiaro che se noi pretendessimo di garantire la salubrità dell’aria nei locali chiusi attraverso la semplice ventilazione, limitandoci cioè a sostituire periodicamente quella interna con aria di rinnovo esterna, avremmo in gioco portate molto elevate, che comporterebbero un grande dispendio energetico, anche in presenza di sistemi di recupero di calore particolarmente efficienti, perché per farlo andrebbe sprecata molta energia spesa in inverno per riscaldare e in estate per rinfrescare. Per contenere i consumi è necessario combinare ventilazione e sanificazione». 

Quali sono le tipologie di prodotti più apprezzati e richiesti? 

«La maggior richiesta del mercato nel picco dell’epidemia ha riguardato i depuratori equipaggiati di filtri HEPA H14, in grado di trattenere il 99,995 % delle particelle di dimensioni inferiori a 0,3 micron. La loro efficacia contro il Covid-19 sta nel fatto che, pur avendo il virus dimensioni inferiori a tale grandezza, esso si diffonde attraverso micropolveri e droplets dispersi nell’aria, che invece hanno dimensioni superiore e che vengono quindi intrappolati dal filtro. La seconda tipologia di apparecchi che ha riscosso un buon successo sono stati i sistemi di sanificazione che, abbinati ai purificatori d’aria, ne accrescono l’efficacia e ne rendono più sicura la manutenzione all’atto della sostituzione dei filtri, operazione durante la quale occorre prestare attenzione a non inalare particelle che potrebbero ancora trasportare carica virale attiva (in tal senso è raccomandata l’adozione, durante questa operazione, di sistemi di protezione individuale quali mascherine, occhiali e guanti). L’introduzione di sistemi di sanificazione capaci di abbattere la carica virale che si venisse a raccogliere sui filtri riduce il rischio insito in tale operazione».

Esistono dei brevetti nuovi?

«Noi abbiamo visto negli ultimi mesi alcune soluzioni interessanti, anche se non espressione di tecnologie totalmente innovative. Parlerei in tal senso di evoluzioni di ciò che abbiamo già a disposizione, come nel caso dell’impiego di lampade a led nei moduli di fotocatalisi in luogo delle tradizionali lampade a mercurio, rispetto alle quali garantiscono consumi inferiori e durate maggiori, a fronte peraltro di prezzi ancora significativamente maggiori. Un altro interessante filone di ricerca, rimasto a livello di valutazioni di laboratorio, è quello relativo all’impiego delle microonde per combattere la proliferazione di batteri e virus. In realtà idee e concetti nuovi o comunque innovativi esistono. Il problema è rappresentato dal tempo necessario a farli evolvere dalla fase brevettuale a quella di prodotto finito, pronto per la commercializzazione. Si parla di anni, mentre nella specifica temperie storica il mercato chiede prodotti “effective” e “ready to use”; per questo si è puntato sull’adozione di tecnologie consolidate e di efficacia comprovata. L’Italia ha le capacità, le competenze e il bagaglio tecnologico necessari a competere tecnicamente con i produttori di Paesi storicamente riconosciuti quali riferimento in questo settore, come la Germania o il Giappone. Basterebbero una normativa specifica e maggiori finanziamenti dedicati per dare la stura a un potenziale destinato a permanere talora inespresso».

Chiaramente, parlando della sanificazione, non si possono tralasciare le scuole…

«Come più volte ribadito dal Presidente del Consiglio, la riapertura in presenza e in sicurezza delle scuole è senz’altro un’esigenza fondamentale e ineludibile. In tal senso abbiamo presentato il progetto “VORTICE per la scuola”, nel quale proponiamo un pacchetto di soluzioni specifiche in vista della riapertura. Esso si compone principalmente di sistemi di ventilazione, diversi per tipologia, complessità di installazione, efficienza energetica e costo, così da soddisfare le specifiche esigenze di ciascun ateneo, ma tutti capaci di garantire adeguati tassi di ricambi d’aria nelle aule. Tutti includono un sensore di CO2 che misura l’indice di affollamento e adatta di conseguenza la prestazione erogata: se la concentrazione di CO2 cresce oltre un determinato valore, ciò è indice della presenza di numerose persone in classe e, quindi, di una potenziale situazione di rischio, per contrastare la quale è opportuno aumentare il tasso di ricambio dell’aria. La scelta della soluzione più appropriata è in funzione del tempo disponibile e dei lavori cui la scuola è previsto venga sottoposta. In caso di sostanziali ristrutturazioni si potranno adottare i dispositivi più sofisticati ed efficienti, qualora invece tale ipotesi non sia percorribile per ragioni di tempo e/o per scarsità di fondi, si potrà optare per le soluzioni più semplici e rapidamente installabili. Contemporaneamente proporremo Dispenser di gel sanificante ad azionamento automatico, per limitare i contatti, lampade UV-C, specificamente studiate per la sanificazione dei servizi igienici ed equipaggiate di sensori di presenza che garantiscono lo spegnimento automatico della sorgente luminosa all’ingresso di uno studente nel locale, depuratori/sanificatori portatili, che non richiedono installazione, ma la semplice connessione alla rete elettrica mediante una comune spina. Tali apparecchi combinano elevate portate d’aria trattate a ridotte emissioni sonore, così da garantire il regolare svolgimento delle lezioni, e sono equipaggiati di dispositivi di programmazione per ottimizzarne il funzionamento a seconda dei periodi della giornata, per permettere che le lezioni avvengano nel migliore dei modi». 

Si possono fare previsioni? 

«Siamo convinti che un calo dell’attenzione su questi temi, una volta passata l’epidemia di Covid-19, inevitabilmente ci sarà, ma se guardiamo quello che è stato il mercato della ventilazione, della sanificazione e, più in generale, dei prodotti destinati a migliorare la qualità e la salubrità dell’aria nei locali chiusi nel periodo pre-Covid-19 e immaginiamo quello che sarà tra tre anni, crediamo che esso registrerà una crescita consistente, grazie alla maggior consapevolezza che quanto accaduto ha dato a tutti noi circa l’importanza dell’igiene degli ambienti in cui viviamo. Sta a noi aziende creare, sostenere e mantenere viva l’attenzione in merito a questo aspetti, ricordando l’essenzialità di un’elevata qualità dell’aria che respiriamo per la nostra salute e il nostro comfort».        ©