lunedì, 22 Aprile 2024

Unicredit verso la riapertura del dossier MPS dopo stop su BPM

DiSimone Ferradini

22 Febbraio 2022 , , , ,
Sommario

Unicredit costretta a rivedere la strategia di crescita dopo la fuga di notizie e il conseguente stop all’operazione BPM. Secondo indiscrezioni l’a.d. Andrea Orcel aveva preparato un’offerta da 4,50 euro per azione carta contro carta – quindi non in contanti ma in azioni Unicredit. La cifra si traduce in un premio di oltre il 60% sulla media del prezzo di Banco BPM nei tre mesi precedenti. Più che congruo per operazioni di questo tipo. Il blitz del manager è stato però mandato a monte dagli spifferi che hanno fatto scattare gli acquisti sul titolo: la quotazione di BPM è schizzata a 3,7620, assestandosi poi sui 3,50-3,60. A questi livelli il prezzo ipotizzato da Orcel presenta un premio del 25%-30%, non sufficiente a garantire il successo dell’offerta. Le chance di un rilancio? Basse: difficile che Unicredit alzi la posta dato che sopra i 4,50 non potrebbe confermare gli almeno 16 miliardi di dividendi previsti nel piano 2022-2024 presentato a dicembre.

BPM IN DIFESA, CERCA UNA SPONDA IN CREDIT AGRICOLE

Altro elemento a sfavore di Unicredit è il fatto che l’offerta non era amichevole, ovvero non concordata con il management di BPM. L’a.d. di quest’ultima Giuseppe Castagna, sempre secondo i rumor, avrebbe rapidamente contattato il numero uno di Credit Agricole Italia, Giampiero Maioli, per mettere in piedi un’operazione difensiva. L’integrazione BPM-CAI avrebbe anche senso dal punto di vista industriale. Le due banche sono partner nel credito al consumo con Agos e nella cessione del quinto con Profamily. Oltretutto BPM e CAI insieme diverrebbero la seconda banca italiana, superando proprio Unicredit: quasi una beffa.

UNICREDIT-BPM: LA FUGA DI NOTIZIE E L’INTRECCIO CON MPS

In tutta questa vicenda il punto più controverso è rappresentato dalla fuga di notizie che ha in pratica mandato a monte i piani di Orcel. Riservatezza e timing sono elementi fondamentali in questi frangenti: possibile che sia stata commessa una tale leggerezza? Qui ci addentriamo nei retroscena perché sembra che le voci sull’imminente offerta per BPM abbiano avuto origine da ambienti governativi. Se questo fosse vero basterebbe ricordare il recente fallimento delle trattative tra Tesoro e Unicredit sulla cessione di Banca MPS – il MEF ha il 64% – per dare un senso logico a quanto accaduto. Un’integrazione Unicredit-BPM avrebbe eliminato il principale – forse l’unico – candidato a risolvere il problema della banca senese, lasciando la patata bollente nelle mani di Via XX Settembre.

SPIRAGLI PER LA RIPRESA DELLA TRATTATIVA SU ROCCA SALIMBENI

Sfumata l’ipotesi BPM, Orcel ha due possibilità: crescere all’estero o riprendere in mano il dossier MPS. La seconda opzione sembra la più percorribile anche alla luce del fatto che a Rocca Salimbeni è cambiato il timoniere. Appena due settimane fa l’a.d. e d.g. Guido Bastianini – che aveva condotto la trattativa con Unicredit l’anno scorso – è stato defenestrato e sostituito da Luigi Lovaglio. Inoltre alcune indiscrezioni di stampa – peraltro subito smentite da MPS – hanno evidenziato la possibilità che l’aumento di capitale da massimi 2,5 miliardi previsto dal piano strategico 2021-2025 potrebbe lievitare a 3,5 miliardi e rendere MPS più semplice da inglobare. Altro indizio a favore del ritorno di fiamma per la banca senese: le immediate rimostranze dei partiti politici all’arrivo dei primi rumor sull’uscita di Bastianini, manager considerato poco propenso a intervenire con decisione sui 4 mila esuberi di MPS – elemento tra quelli che hanno portato al nulla di fatto con Unicredit. In sintesi, si va componendo un quadro in cui le condizioni perentorie chieste da Orcel nel fallito round di trattative con il Tesoro – neutralità di capitale e crescita della redditività – potrebbero alla fine realizzarsi. ©

Simone Ferradini

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Foto: press kit Unicredit