venerdì, 15 Maggio 2026

Investire nella Difesa non è più un tabù. È meglio del Tech e guida la raccolta europea

Sommario

Un pilastro strutturale dell’asset allocation europea. Se il 2024 e il 2025 sono stati gli anni della reazione ai conflitti globali, il 2026 segna l’ingresso in una fase di maturità industriale e finanziaria per il settore della difesa. I flussi verso gli ETF tematici legati al comparto lo confermano: solo nel primo trimestre di quest’anno, la raccolta ha superato i 3,5 miliardi di euro, segnando un trend che punta a superare i record degli anni precedenti.

I numeri del comparto

Gli ETF sulla difesa dominano la classifica dei prodotti tematici più sottoscritti in Europa. Il rendimento medio dei principali fondi passivi (come il VanEck Defense o l’iShares Global Aerospace & Defense) ha mantenuto un CAGR – tasso annuo di crescita composto – vicino al 15-18% nell’ultimo biennio. Nonostante il rally, i rapporti P/E (Prezzo/Utili) di molti player europei come Leonardo, Rheinmetall e Thales restano competitivi rispetto ai giganti tech statunitensi, suggerendo che il Mercato non ha ancora prezzato completamente i piani di spesa decennali dei governi dell’Unione europea.

Gli ETF tematici: tutti i numeri

Attualmente, i principali ETF europei pesano le aziende UE per circa il 35-40% del totale, riflettendo l’aumento dei budget nazionali per la difesa che, in ambito NATO, hanno superato la soglia del 2% del PIL in quasi tutti i Paesi membri. Il Mercato si suddivide in:

  1. ETF dedicati esclusivamente alla difesa europea, che hanno incassato 495 milioni di dollari;  
  2. prodotti sulla difesa globale, con afflussi per 488 milioni di dollari;
  3. il terzo comparto per raccolta, le infrastrutture globali, hanno registrato solo 215 milioni di dollari.

Il panorama tematico di inizio anno rivela altre due direttrici strutturali: l’energia nucleare e l’automazione. Gli ETF sull’uranio registrano 530 milioni di dollari di afflussi; parallelamente, il binomio Robotica e AI mantiene alta l’attrattività con 460 milioni raccolti. A completare il quadro sono le Smart Grid e le infrastrutture UE, che hanno attirato rispettivamente 180 e 177 milioni di dollari. 

Dall’emergenza alla strategia comunitaria

Perché gli esperti guardano al settore della difesa con ottimismo? La risposta è nella visibilità degli ordini. Le aziende del comparto vantano oggi backlog (ordini in portafoglio) che coprono l’intero prossimo decennio.

Tre sono i driver che guideranno i flussi nei prossimi mesi:

  1. standardizzazione UE: la spinta verso l’integrazione delle difese nazionali europee ridurrà le inefficienze e favorirà le economie di scala per i campioni industriali del continente;
  2. dual-use tech: una quota crescente degli investimenti confluisce in tecnologie a doppio uso (cybersecurity, sorveglianza satellitare, intelligenza artificiale), rendendo questi ETF meno sensibili alle fluttuazioni dei cicli bellici e più affini al settore tecnologico;
  3. sdoganamento ESG: è ormai superato il tabù che vedeva la difesa esclusa dai criteri di sostenibilità. La sicurezza è oggi interpretata come precondizione per lo sviluppo sociale, permettendo l’ingresso nei portafogli istituzionali che prima ne erano preclusi.

Il futuro della difesa

Il rischio principale rimane legato alla capacità produttiva: la domanda supera l’offerta. Tuttavia, l’ETF si conferma lo strumento d’elezione per mitigare il rischio specifico di singole commesse, offrendo un’esposizione diversificata su una filiera che è diventata, di fatto, l’infrastruttura critica dell’Europa del futuro.

La difesa non è più un investimento di emergenza, ma una scelta di sovranità finanziaria. La sfida, ora, è monitorare la capacità delle aziende di trasformare questa mole di capitali in innovazione tecnologica reale.

©

📸 Credits: Canva.com

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.