giovedì, 5 Marzo 2026

Europa sotto tiro incrociato: le parole di Draghi e di Trump e la sfida più dura

Sommario

È un mese complicato per l’Europa. Il tiro incrociato che la vede come obiettivo ha come protagonisti i due giganti del Mondo Occidentale: gli USA e l’Europa stessa. O, meglio, le anime che la rappresentano. Ma perché?

Sul piatto la posta scotta: restare dipendente dagli altri o diventare più autonoma e forte di fronte alle repentine evoluzioni geopolitiche. Ad aprire il fuoco a fine gennaio è stato il Presidente USA Donald Trump durante il World economic forum di Davos – di fronte ai maggiori player economici e finanziari globali: «Amo l’Europa, ma non sta andando nella giusta direzione. Alcuni Paesi oggi sono francamente irriconoscibili. Non voglio insultare nessuno, vorrei che tutto andasse per il meglio…». In soldoni, serve un cambio di passo. Il dubbio, sempre più vicino alla sua conferma, è che la sicurezza e la prosperità del Vecchio Continente non possano più stare appesi alla speranza che i partner ne mantengano lo status quo.

Parole che colpiscono duro e che scatenano una controffensiva. «L’ordine mondiale è defunto. L’Europa diventi una federazione», ha detto Mario Draghi, ex Presidente della Banca Centrale Europea e Premier italiano dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022, a Leuven in Belgio, ricevendo la laurea honoris causa per “il suo eccezionale contributo all’integrazione economica e monetaria europea”. «Restiamo semplicemente un grande Mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?», si è chiesto prima di affrontare di petto l’affaire USA. «Ci troviamo di fronte a un’America che, almeno nella sua postura attuale, enfatizza i costi sostenuti ignorando i benefici ottenuti. Impone dazi all’Europa, minaccia i nostri interessi territoriali e chiarisce, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi».

Una decina di giorni dopo, al summit informale sulla competitività dell’Unione Europea in Belgio, un nuovo attacco. Draghi incalza sulla «necessità di effettuare investimenti per combattere il deterioramento del panorama economico». Poi si concentra sull’importanza di ridurre le barriere nel Mercato unico, sulla frammentazione dei Mercati azionari e sugli sforzi per mobilitare il risparmio europeo, oltre che sulla possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori forzando, se serve, anche la collaborazione tra Stati.

Tra Mercato unico e potenza mondiale

I rinforzi arrivano dall’Alta Rappresentante per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas, pochi giorni dopo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco: «Coloro che sono già membri vogliono che l’Unione assuma un ruolo più forte nel Mondo per difendere i nostri valori, prendersi cura del nostro popolo e far progredire l’umanità. Come ha detto il Presidente Macron a Davos, l’Europa a volte è troppo lenta e ha bisogno di essere riformata. Ma sappiamo assolutamente chi siamo e ciò per cui ci battiamo. Europa e Usa sono interconnesse, lo erano in passato, lo saranno in futuro, dobbiamo lavorare su questioni che ancora dividono».

E anche la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen punta verso l’alleanza con gli Usa, ma salvaguardando la necessità di un’«indipendenza» europea». Strategico invece Keir Starmer, Premier britannico, che paragona l’Europa a «un gigante addormentato» che necessita di «maggiore autonomia» di difesa, «che risponda alla richiesta di una maggiore condivisione degli oneri e ricrei i legami che ci hanno servito così bene con gli Stati Uniti».

Il Mondo che conosciamo, quello delle regole condivise e del libero scambio senza confini, è davvero defunto? Al suo posto sembra emergere una realtà più cruda, fatta di blocchi contrapposti, dazi e sovranismo industriale.

Per decenni, il mantra di Bruxelles è stato la rimozione delle barriere interne. Un progetto che ha creato uno spazio economico da 450 milioni di consumatori. Con molti ostacoli sociali, economici e produttivi, che non hanno mai permesso un’integrazione fluida. La sola libera circolazione di merci e servizi oggi è un’arma spuntata. Così come la lotta all’inflazione, le percentuali di investimento per il riarmo (il piano mira a superare il 3% del deficit per le spese militari) con le conseguenti lotte politiche intestine, la situazione occupazionale, infrastrutturale e sanitaria. Per non parlare della gestione dell’immigrazione e del sempre più evidente fallimento del Green Deal. Mentre gli Stati Uniti investono massicciamente nella propria industria, la Cina controlla le catene del valore tecnologico e l’India cresce, l’Europa appare come una confederazione rallentata da veti incrociati e burocrazie dei singoli Stati.

La risposta di Rubio

A chiedere una pacificazione, o quanto meno a provarci, sono le parole di Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, sempre a Monaco: «Siamo parte di una civiltà, quella occidentale», ha specificato riferendosi al rapporto con l’Europa. «Siamo legati gli uni agli altri dai legami più forti, da una storia comune, dalla religione, dalla lingua, dagli antenati e dai sacrifici che hanno compiuto».

Il rischio: subordinazione e deindustrializzazione

In attesa della prossima mossa l’allarme che si percepisce nelle stanze del potere è che, alle condizioni attuali, l’Europa non riuscirà a compiere il salto di qualità. Lo scenario che si prospetta si potrebbe declinare in tre punti che fanno riflettere:

  • subordinazione: diventare spettatori passivi delle decisioni prese a Washington e Pechino;
  • deindustrializzazione: perdere la capacità di produrre alta tecnologia, cedendo il controllo delle filiere strategiche all’esterno;
  • divisione: restare un mosaico di regole diverse che impedisce decisioni rapide su energia, difesa e intelligenza artificiale

La soluzione: federalismo pragmatico

La ricetta che sembra prendere forma è il federalismo pragmatico: unire le forze dove serve davvero (difesa, tecnologia, tassazione) senza pretendere che siano d’accordo contemporaneamente tutti i 27 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

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📸 Credits: Canva.com

Direttore de il Bollettino dal 2020, giornalista dal 1998. Genovese, appassionata di musica e di scrittura, mi sono occupata di attualità, politica ed economia per radio, tv e carta stampata. Inclusa per il terzo anno consecutivo tra le 1.000 donne italiane più attente al settore innovativo, ho l’onore di guidare un giornale storico, del quale ho fatto un completo restyling e ho fondato il sito e la webtv.