mercoledì, 19 Agosto 2026

Crescono le Startup innovative. Ma c’è chi fatica (e sono sempre i soliti)

Sommario

Da Mercato embrionale a sistema solido e altamente selettivo. Negli ultimi 10 anni, l’ecosistema delle Startup innovative in Italia ha vissuto una profonda trasformazione, raccogliendo complessivamente quasi 9,6 miliardi di euro (Fonte: StartupItalia & Pull the Rabbit). Eppure, l’ecosistema evidenzia ancora un importante divario sul fronte dell’inclusività e del ricambio generazionale. 

Gli investimenti in Startup negli ultimi 10 anni

Nel 2015 gli investimenti si attestavano su 98 milioni di euro, con pochi operatori e una cultura del rischio fortemente limitata. Il primo vero cambio di passo si è registrato nel biennio 2018-2019, quando il Mercato ha superato la soglia dei 700 milioni di euro, iniziando a strutturarsi grazie alla presenza stabile di investitori istituzionali. 

La reale tenuta del sistema si è manifestata nel 2020: in piena emergenza pandemica, gli investimenti hanno subìto solo una contrazione marginale, rivelando una resilienza inattesa. Su questa base si è innestato il biennio più espansivo mai registrato (2021-2022), culminato nel picco storico di 2,3 miliardi di euro nel 2022, trainato da un’abbondante liquidità globale e dalla forte accelerazione digitale.

La selezione naturale: più round ma meno capitale facile

Dal 2023 il ciclo macroeconomico è cambiato, portando a un progressivo raffreddamento del Mercato che si è comunque stabilizzato sopra il miliardo di euro annuo. Il 2025 ha registrato il record del decennio per numero di operazioni con 204 round censiti, ma a fronte di ticket medi più contenuti rispetto al passato. Questo scenario evidenzia la fine dell’era del capitale facile e l’ingresso in una fase più adulta, in cui gli investitori esigono fondamentali solidi, unit economics sostenibili, marginalità e chiari percorsi verso l’exit.

Questa dinamica si riflette chiaramente anche sulla demografia aziendale. Dopo una crescita costante che vede la popolazione delle Startup innovative salire dalle 5.143 unità del 2015 alle oltre 14mila del 2022, lo stock si è ridotto e stabilizzato intorno alle 12mila unità tra il 2024 e il 2025 (Fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy). Questa contrazione rappresenta una selezione fisiologica e un passaggio cruciale dall’espansione quantitativa al consolidamento qualitativo.

Donne, giovani e stranieri Startupper: un calo diffuso

La composizione societaria delle Startup innovative registra un calo diffuso per tutte le componenti strategiche: giovani, donne e stranieri. Lo dimostrano i dati, dove la componente straniera è quella con l’incidenza più bassa, ferma ad appena il 3,7% del totale (e solo all’1,4% se si guarda alla presenza esclusiva). Le Startup a prevalenza femminile mantengono una quota stabile al 13,5% ma arretrano in termini assoluti, perdendo 168 unità in un anno; tra queste, la metà vanta una presenza di donne superiore al 66%. Infine, l’imprenditoria giovanile si conferma la più rilevante, pur mostrando segnali di contrazione: le Startup under 35 scendono a 2.042 imprese (280 in meno rispetto all’anno precedente), perdendo mezzo punto percentuale di incidenza. All’interno di questo ecosistema giovane, la presenza degli under 35 è forte nel 48% dei casi, esclusiva nel 36% e maggioritaria nel restante 16%.

La mappa industriale e geografica dell’innovazione

L’ecosistema italiano mostra una chiara identità B2B e digitale. Oltre il 79% delle Startup innovative fornisce servizi alle imprese. All’interno di questo comparto spiccano le attività di programmazione e consulenza informatica (45,36%), seguite dalla ricerca e sviluppo (14,53%) e dalle infrastrutture informatiche o hosting (7,29%). Il secondo pilastro del sistema è rappresentato dalla manifattura Tech, che incide per il 12,49% (trainata dalla fabbricazione di macchinari e prodotti elettronici), integrandosi direttamente con le filiere tradizionali del Paese (Fonte: MIMIT).

La Lombardia si conferma il motore trainante della nostra penisola ospitando 3.394 Startup innovative (il 27,89% del totale nazionale), seguita a distanza da Campania (12,45%) e Lazio (11,47%). Milano resta l’indiscussa capitale dell’innovazione con 2.472 imprese registrate, pari al 20,31% dell’intero panorama italiano (Fonte: MIMIT).

Il consolidamento nelle PMI innovative negli ultimi 10 anni

Il vero indicatore del successo e della stabilizzazione dell’ecosistema italiano risiede nella capacità delle imprese di evolvere. Questo passaggio è testimoniato dalla crescita delle PMI innovative, che rappresentano lo stadio successivo di maturazione economica e strutturale delle ex-Startup. La parziale riduzione demografica delle Startup nell’ultimo biennio è stata ampiamente compensata da un travaso positivo verso questa categoria. 

Le PMI innovative, infatti, mostrano un incremento costante del loro stock a livello nazionale, confermandosi aziende più strutturate, capaci di generare un forte impatto occupazionale (con una crescita dei posti di lavoro interni superiore al 25%) e incrementi superiori al 41% nell’innovazione di processo (Fonte: MIMIT). Questo trend sottolinea la nascita di un tessuto industriale di seconda generazione, dove le competenze tecnologiche sviluppate nella fase iniziale si consolidano in modelli di business scalabili e profittevoli, pronti per il Mercato internazionale e supportati da strumenti pubblici.

Verso il futuro: intelligenza artificiale e la sfida delle Scaleup

Se nel corso del decennio i trend si sono mossi per ondate, passando dal fintech all’healthtech e al climate tech, la frontiera attuale è dominata dall’intelligenza artificiale e dall’efficienza operativa. L’AI non viene più intesa come un semplice verticale tecnologico, ma come una componente trasversale enterprise in grado di ridefinire la produttività e abbattere i costi operativi.

Nonostante la crescita del valore della produzione (che ha superato i 2,17 miliardi di euro complessivi nel 2023) e l’importante supporto delle istituzioni – come dimostrano i 3,8 miliardi di euro di finanziamenti potenzialmente mobilitati dal Fondo di Garanzia per le PMI attraverso quasi 20mila operazioni – la vera sfida per il prossimo decennio resta dimensionale. Il principale punto di distanza rispetto agli ecosistemi europei più maturi risiede nella capacità di trasformare le Startup in Scaleup e generare exit sistematiche. Per completare il salto di maturità, il Venture Capital italiano dovrà dimostrare forte capacità di execution, continuità negli investimenti di crescita e l’abilità di proiettare i migliori campioni tecnologici sui mercati globali.

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📸 Credits: Canva

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.