domenica, 3 Marzo 2024

Petrolio: i giganti dell’industria macinano milioni

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Il mercato globale del petrolio sperimenta una ripartenza fuori dal comune. I giganti dell’industria macinano milioni e milioni in capitalizzazione di mercato: dall’inizio dell’anno le quotazioni Royal Dutch Shell, British Petroleum ed ExxonMobil sono salite rispettivamente del 15%, del 16% e del 21%. Intanto, la quotazione della commodity, in netta risalita in corrispondenza dell’allentarsi della pandemia, ha toccato di recente i 95 dollari al barile (Western Texas Intermediate). Era dal 2014 che non si vedevano valori simili, ed è probabile che presto se ne raggiungeranno ben altri, di questo passo. Nel corso dell’ultima riunione dell’OPEC, i Paesi produttori hanno riconfermato l’attuale livello di produzione, nonostante le pressioni politiche di chi si aspettava un incremento.
Così, il principale cartello di estrazione al mondo si assicura una risalita di prezzo che possa compensare i danni causati dalla crisi pandemica. In più, nonostante gli obiettivi della COP26, al momento il petrolio resta la risorsa energetica primaria per la ripartenza economica. E lo dicono prima di tutto i numeri: i consumi petroliferi in Italia sono aumentati del 36% da gennaio a dicembre 2021, stando ai dati del Ministero della Transizione Ecologica, mentre la US Energy Information Administration ha previsto un consumo medio di 100,6 milioni di barili al giorno nel 2022.
Quanto alle società italiane, la principale beneficiaria di questo trend positivo è ENI, che dall’inizio dell’anno ha guadagnato 8 punti percentuali a Piazza Affari. La controllata del Ministero dell’Economia e delle Finanze si giova, oltre che dell’andamento generale del mercato, anche della quotazione della filiale Var Energi alla Borsa norvegese e della scoperta di alcuni nuovi giacimenti di petrolio nei suoi pozzi emiratini.
Diversa la situazione per gli altri attori del mercato: la quotazione di Saras, impegnata soprattutto nella raffinazione, sta avendo alcuni alti e bassi, tra la preoccupazione per l’aumento del costo della materia prima e un rating positivo da parte di Barclays che ha rinvigorito gli investitori. Per Saipem invece, impegnata nelle infrastrutture di estrazione, il nuovo anno ha segnato un calo di più del 40% dovuto a un bilancio 2021 in netta perdita (più di un terzo del capitale sociale). Le difficoltà nelle forniture di materie prime e il calo delle commesse estere hanno messo in ginocchio la compagnia, ma i principali azionisti (una cordata di investitori istituzionali, tra cui Cdp e ENI) si sono attivati per avviare una fase di salvataggio che prevede una serie di cambi al vertice e, forse, un aumento di capitale.                                ©

Marco Battistone

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Foto di distelAPPArath da pixabay

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".