• venerdì, 27 Maggio 2022

Pil +6,9%: il Veneto si candida a leader della crescita

Locomotiva della crescita con un tasso del +4,2% nel 2022, la Regione Veneto per il 2023 sembra decisa ad arrivare sopra alla medio nazionale e a due Regioni trainanti come Emilia Romagna e Lombardia. Un traguardo dichiarato fino a poche settimane fa, oggi forse più complicato da raggiungere per le ripercussioni commerciali che la guerra comporta.

Nel 2020 il PIL Veneto segnava una variazione di -9,7%, tuttavia nel 2021 la ripresa del PIL è stata superiore alla media nazionale, +6,9% nel 2021 (rispetto alla variazione nazionale del +6,5%) recuperando già a giugno i due terzi della caduta registrata nei primissimi mesi della pandemia e con una crescita che, seppure su ritmi più lenti, è proseguita anche nel terzo trimestre dell’anno. 

Ora, però, senza esserci ancora ripresi dalla pandemia, siamo già affrontando una nuova crisi, il conflitto russo-ucraino. Più facile fare un bilancio che un previsioni…

«Tutti i dati dimostrano che la crisi pandemica ha avuto un impatto, ad oggi, minore rispetto alla crisi finanziaria che ha segnato i 12 anni che vanno dal 2007 al 2019», dice Oscar Bernardi, Presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.  «Tuttavia, nella situazione attuale davanti alla variabile inquietante del conflitto Russia–Ucraina, che sta modificando l’economia attuale non consentendoci nemmeno di finire la comprensione dei dati derivanti dalla crisi pandemica, è ancora presto per dare certezze e conferme. Di certo c’è che i dati a fine 2021 sono decisamente positivi. Basti vedere la distribuzione della composizione dello stock imprese: 32% nell’ambito del commercio, 12% industria, 12,9% agricoltura, 14,2% costruzioni, 25,9% servizi, macrosettore (non classificati) 3%. Dati che sottopongono un risultato particolarmente rilevante nell’ambito specifico dei servizi, che ha visto una crescita di ben 15 mila imprese nell’arco storico che va dal 2012 al 2021».

A fare da traino alla ripresa c’è l’export: di che volumi e in quali settori è strategico?

«Nel 2021, secondo le stime, la variazione risulta positiva con un aumento del 13,8%, mentre nel 2022 con un +6,5% e si prevede nel 2023 una crescita del +4,0%. Si può così dire che l’export veneto nel 2021 ha recuperato i livelli del 2019, in poco meno di 1 anno il risultato ha superato quello raggiunto nei famosi 12 anni (2007-2019). In termini di valore, nel 2021 ha superato i 70 miliardi di euro. Treviso è la seconda provincia per volumi esportati (dopo quella di Vicenza). I comparti trainanti sono il settore di macchinari (9.537 mln), apparecchiature elettriche (4.170 mln), l’alimentare (2.877 mln), seguono in termini di importanza i prodotti di metallurgia e occhialeria».

Altro fattore determinante per la crescita è la ripresa dei consumi…

«Anche in questo ambito possiamo dire che in Veneto c’è stata una ripresa. I consumi sono cresciuti del 4,2% nel 2021 ed è prevista una crescita del 4,9% nel 2022 per poi arrivare al 4,0% nel 2023. Il Veneto ha perso, come tutte le altre regioni, nell’anno 2020 (-11,7% è la media nazionale), per poi riprendere la crescita nel 2021 e ora nel 2022. Questi dati, seppur positivi, evidenziano però che i veneti spendono molto meno di prima. Nel 2017 la Regione si posizionava al primo posto per consumi, nel 2020 si è collocata solo come ottava. Un risultato che va di pari passo con l’aumento del reddito nelle famiglie venete. Le considerazioni possono variare tra la capacità di spesa che diminuisce e la propensione al risparmio dovuta all’incertezza di un contesto sotto stress». 

Sul fronte occupazionale il numero di assunzioni quanto ha risentito degli effetti della pandemia? 

«L’occupazione ha subito una crescita più lenta rispetto alle previsioni, proprio perché ostacolati dalla crisi pandemica. Per quanto riguarda il Veneto, nel 2020 si sono registrati 70.000 occupati in meno, riportando la regione ai livelli del 2007. Tuttavia il dato a lungo termine è meno critico rispetto al contesto italiano. Sicuramente la crisi occupazionale qui è stata più accentuata negli anni 2008-2009 e 2012-2013. Da lì ci siamo leggermente ripresi arrivando a un tasso di disoccupazione stimato per il 2021/2022 di circa il 6%, il quinto più basso in Italia, un valore lontano dai livelli fisiologici (-3,4%) ma comunque incoraggiante».

Quanti fondi sono stati messi a disposizione dalla Regione a sostegno dell’occupazione?

«Il Veneto aderisce a GOL, il progetto “Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori” introdotto dal Governo che si inserisce nell’ambito del PNRR e che mette a disposizione risorse complessive pari a 4,4 miliardi di euro. Con i fondi saranno attivati strumenti per l’avvio al lavoro di 34 mila disoccupati, prevalentemente percettori di reddito di cittadinanza, entro il 2022».

PNRR: sapete come verrano gestiti i soldi in Veneto e a cosa serviranno?

«La Regione ha costituito presso Veneto Sviluppo la Finanziaria che gestisce, per conto della Regione oltre 700 milioni di euro di finanziamenti agevolati, un Comitato Tecnico Strategico di elevato spessore e competenze che ha già individuato 16 assi di interesse prioritario per il contesto territoriale, sui quali saranno tessute le diverse strategie».

Parliamo di crescita delle imprese: dal 2009 al 2021 c’è stata una caduta del numero delle imprese artigiane di circa il 13,5%. Tradotto significa quasi 20mila imprese in meno e oltre 30.000 lavoratori autonomi in meno 

«Guardando alla curva dei dati risulta impressionante come le imprese artigiane, quindi quelle specifiche che rappresentiamo come Confartigianato, in 12 anni, siano diminuite in maniera costante, anno dopo anno. Un andamento completamente diverso da quelle non artigiane. La flessione maggiore è avvenuta nel 2011 a causa delle crisi finanziaria, per poi tornare a  oscillare nel 2013/2014. Oggi? Abbiamo ancora molti ostacoli da superare ed è per questo che come associazione di categoria ci stiamo dando molto da fare per rimanere al loro fianco. Ci siamo evoluti dando sempre maggiori servizi e competenze. Non potremmo riuscirci da soli ma sarà fondamentale l’aiuto e il sostegno governativo che in ogni sede e a ogni livello stiamo cercando»

Come sono i rapporti del Veneto con la Russia e l’Ucraina: sono mercati fondamentali?

«Dalla provincia trevigiana si esportano verso la Russia circa 3,029 miliardi. La prima voce merceologica sono i mobili (624 milioni), quindi macchinari (623 milioni), elettrodomestici (422 milioni), abbigliamento (344 milioni) e calzature (175 milioni). Verso il mercato ucraino invece il valore dell’export si aggira attorno ai 653 milioni di euro. In questa area geografica guidano gli elettrodomestici (124 milioni), i macchinari (100 milioni), i mobili (91 milioni), l’abbigliamento (66 milioni) e le calzature (38 milioni). Sono mercati molto importanti per il Veneto e soprattutto per la provincia di Treviso da come si può notare  dai volumi. Non possiamo dire di essere sereni, perché spesso le nostre imprese trevigiane non sono di grandi dimensioni pertanto rischiamo di non essere preparati a un cambio così veloce dei mercati».    ©

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