giovedì, 23 Maggio 2024

Russia e Cina alleate: stop all’export dei fertilizzanti, agricoltori in allerta

fertilizzanti

Con il blocco dell’export del nitrato d’ammonio, la Russia potrebbe dichiarare una vera e propria guerra economica al mondo agricolo. È l’allarme lanciato da Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) sull’elemento base dei principali fertilizzanti utilizzati dalle aziende italiane. I cui prezzi, nelle ultime settimane, sono già cresciuti del 150% e che, solo per il grano, rappresentano il 25% del costo di produzione. «Il nitrato di ammonio è passato da 200 euro a tonnellata a 700, l’urea da 350 euro a tonnellata a 1000», spiega Ivan Nardone, Responsabile cereali di Cia. «Tutto ciò sta allarmando non poco gli agricoltori perché i fertilizzanti sono una parte importante della pratica agricola, soprattutto nel settore dei cereali».

IL BLOCCO RUSSO

Mosca ha annunciato lo stop a inizio febbraio, come riporta la Tass, l’agenzia di stampa ufficiale russa, per tutelare il mercato interno. «Si tratta di una misura temporanea. Il volume rimanente potrà essere esportato dal 2 aprile, quando le aziende russe avranno ricevuto il nitrato di ammonio nel volume richiesto e la domanda sul mercato interno avrà superato i valori massimi», ha dichiarato il primo vicepremier Andrey Belousov. Ma a un mese di distanza e con l’evoluzione dello scenario di crisi tra Mosca e Kiev, questa mossa assume contorni più politici che commerciali. La Russia produce i due terzi dei 20 milioni di metri cubi di nitrato d’ammonio prodotti annualmente a livello globale, e ne è il primo esportatore.

IL QUADRO GLOBALE

Il blocco russo si va ad aggiungere ad una situazione già notevolmente compromessa. Da un lato la Cina che, a fine settembre, ha deciso lo stop delle esportazioni all’estero di fertilizzanti a base di fosfati fino a giugno 2022. Dall’altro, l’aumento del prezzo del gas che, in grandi quantità, serve nel processo di produzione dei fertilizzanti azotati.
«Se continueremo ad avere prezzi alti di gas e petrolio, difficilmente riusciremo a comprimere il prezzo dei fertilizzanti, ovunque essi vengano trasformati da un punto di vista industriale», spiega Nardone. «I fertilizzanti servono ad avere un prodotto di qualità, spesso in stretta connessione con le condizioni climatiche. Se c’è un anno di siccità e c’è bisogno di più sostanze azotate per il mais, per il grano, per l’orzo, con quantità scarse e molto costose, gli agricoltori avranno la tentazione di usarne meno. Si rischia così di avere un prodotto qualitativamente non elevato per l’industria della pasta, dei mangimi e delle farine e di dover ricorrere all’importazione dall’estero. Ma anche qui si fatica perché il 30% del nostro import di grano proviene da Russia e Ucraina. Ad oggi non sappiamo chi gestirà il raccolto futuro di questi due Paesi, che contratti avranno, con chi, quale sarà il prezzo. E in questa situazione è facile che si insinuino fenomeni speculativi», conclude Nardone.

Sara Zolanetta

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Laureata in Scienze ambientali all’Università di Milano Bicocca, ho frequentato un master in Comunicazione scientifica e quello in Giornalismo della Scuola “Walter Tobagi/Ifg”. Dal 2011 sono giornalista professionista. Ho lavorato come freelance e autrice televisiva per media nazionali e internazionali. Nel 2013 mi sono trasferita in Israele come corrispondente per testate italiane. Dal 2019 insegno Linguaggio audiovisivo e Videogiornalismo alla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano. Per il Bollettino mi occupo della redazione web e dei canali social. 📧 [email protected]