• martedì, 4 Ottobre 2022

Fintech: più opportunità, ma i rischi non mancano

l Fintech va sempre più a razzo. E, nei primi sei mesi del 2022 sono stati erogati 2,3 miliardi di finanziamento per le giovani imprese del settore, come evidenziato dall’ultimo rapporto di ItaliaFintech. Una leva importante, che apre nuove prospettive di crescita e notevoli opportunità per clienti e investitori. «La tecnofinanza si esprime in nuovi modelli di business e nuovi processi che permettono agli utenti di beneficiare di una rapidità di accesso e di fruizione degli strumenti di investimento. Favorire lo sviluppo di soluzioni Fintech rientra anche nella prima missione del PNRR e nel Piano Strategico della Consob per il 2022-2024» dice Luigi Conte, Presidente di ANASF (Associazione Nazionale Consulenti Finanziari).

Quali sono le prospettive di chi investe in Fintech oggi?

«Il Fintech rappresenta l’innovazione tecnologico-finanziaria applicata a diversi ambiti, nei quali giocano un ruolo fondamentale startup, BigTech, API-application programming interface e robo advisor. Tutti tasselli di un mosaico in continua evoluzione che sta generando innovazione e opportunità di crescita non solo nel nostro settore. La Banca d’Italia ha stimato, per il biennio 2021-2022, la spesa per le iniziative di investimento incentrate sull’innovazione tecnologico-finanziaria a 530 milioni di euro. È importante sottolineare che i rischi sono elevati in quanto investire in fintech attraverso le innovative piattaforme tecnologiche richiede competenze specifiche e il supporto di un professionista».

Quali sono i principali inconvenienti di un investimento Fintech?

«Se da un lato il Fintech può favorire la crescita e lo sviluppo del Paese, dall’altro sono numerosi i rischi, come per esempio l’utilizzo improprio del trading online e l’investimento in cripto-valute. Si tratta di fenomeni alimentati da bias comportamentali quali la sopravvalutazione delle proprie capacità e da comportamenti di gregge come il “social trading”, che permette di copiare le strategie di investimento di trader più “esperti”. Una delle sfide attualmente in corso è ancora legata alla sicurezza e all’integrità dei dati. Questo nonostante la tecnologia blockchain abbia già permesso di raggiungere grandi progressi».

Come valuta invece l’impatto degli strumenti Fintech sul modo stesso di investire?

«Sicuramente positivo, gli strumenti Fintech hanno permesso di sburocratizzare alcuni processi, per esempio agevolando le transazioni, che oggi sono più veloci e immediate. L’introduzione delle tecnologie DLT, blockchain e l’intelligenza artificiale hanno generato un’innovazione disruptive nell’intero comparto finanziario. Con una forte spinta dettata dal periodo pandemico, il Fintech oggi ha creato un nuovo mercato e una nuova rete di valori. Essa comprende la “regtech”, ovvero la tecnologia che permette alle aziende di essere operative nell’industria dei servizi finanziari. Ma anche l’insurtech, in grado di migliorare e semplificare la performatività del settore assicurativo, e gli smart contract, software per eseguire contratti automaticamente».

È possibile che, anche grazie a soluzioni come l’open banking, si arrivi a una maggiore trasparenza per il risparmiatore?

«L’open banking rappresenta un nuovo paradigma secondo cui le informazioni e le transazioni finanziarie devono poter essere fruite dai clienti senza vincoli, questo implica una condivisione di dati di diversa natura per poter usufruire di servizi regolamentati anche da fornitori terzi. Questo sistema che collega banche e intermediari è legato all’open finance, che ha l’obiettivo di cogliere tutte le opportunità di business derivanti dalla condivisione di idee, competenze, dati e contenuti di terzi. Le opportunità sono molte e la revisione della Direttiva sui servizi di pagamento (PSD2) della Commissione europea ha stimolato l’innovazione e migliorato la trasparenza e il livello di protezione per gli utenti. Restano però da risolvere alcune questioni sulla gestione della privacy nello scambio dei dati tra piattaforme».

Una delle caratteristiche della trasformazione digitale sembra essere quella di ridurre i gradi di separazione tra le persone e l’utilizzo di strumenti finanziari. Cosa ne pensa?

«L’innovazione digitale semplifica il contatto diretto tra cliente e prodotto e per tale ragione potrebbe sminuire il valore della consulenza. Nonostante l’attrattività che queste piattaforme hanno avuto nei loro primi anni di diffusione, oggi c’è maggiore consapevolezza rispetto all’importanza dell’elemento umano nel prendere le decisioni di investimento o nel monitorare le stesse assunte attraverso le piattaforme, e ci si serve dell’automazione solo per attività minori di back office. Un’attenzione particolare è da rivolgere ai giovani risparmiatori, che sono attratti dalle modalità sempre più user friendly di queste piattaforme di investimento, forti delle loro competenze digitali, non sempre sostenute da quelle economico-finanziarie. In ogni caso, il consulente finanziario riveste un ruolo centrale nel processo di pianificazione finanziaria, tanto da non dover essere messo affatto in discussione. Il tutto senza escludere le tecnologie più moderne, che costituiscono una risorsa per gestire al meglio la clientela e supportarla nelle scelte di investimento».               ©

                  M. B.

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