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Italia, c’è bisogno di digitale: l’intervista a Roberta “CKibe” Sorge: «Più fiducia ai giovani»

DiMatteo Runchi

1 Dicembre 2022
Italia

Nel nostro Paese, il 12% degli annunci di lavoro riguarda il digitale, è il terzo dato più alto d’Europa. I numeri dell’OCSE riflettono sia un mercato in piena evoluzione. Quali sono le peculiarità e i problemi del lavoro digitale in Italia? Ne parla Roberta Sorge, in arte CKibe, illustratrice, streamer e host di Lucca Comics Digital: «Noi millennial abbiamo dovuto imparare da zero, nessuno ci ha dato gli strumenti o le nozioni per lavorare sui social».

Come è stato avviare un’impresa digitale, da così giovane, proprio in Italia?

«L’ostacolo principale è stato essere presa sul serio dai clienti. Spesso questo si è tradotto in grosse difficoltà a essere pagata per il mio lavoro. Ora che lo faccio da 10 anni la situazione è diversa, ma la gavetta è stata dura e non c’è ragione per cui debba esserlo. Non siamo eroi, vogliamo solo fare il nostro lavoro».

Sia per la tua attività di illustratrice sia di streamer, chi ha investito su di te?

«Oltre all’azienda Riot (Creatrice del gioco  League of Legends, della serie Netflix Arcane)  che mi ha sollevata dalla polvere quando non ero nessuno, devo molto a Red Bull, che ha lasciato a me e ad altri giovani piena libertà per gestire la parte artistica del Red Bull Factions. E poi Lucca Comics Digital. Le strumentazioni, le professionalità e gli ospiti che hanno messo a disposizione sono stati incredibili. Ma non voglio che passi l’idea che sia facile trovare aziende che credano in te. In Italia nessuno investe sui giovani, anzi sembra che vogliano sabotarci. Ma come dimostra Lucca, se ci dai un dito noi ti prendiamo il braccio e te lo facciamo d’oro».

Lavorando sia con l’estero sia con l’Italia, quali differenze hai notato nel livello di sviluppo raggiunto dall’intrattenimento su internet?

«Siamo indietro, questo è certo. L’Italia tratta ancora il mercato digitale come se non fosse una cosa seria. Per il pubblico siamo ancora i giovani che non vogliono fare un lavoro vero. Ma le differenze si vedono anche nelle piccole cose. Molto spesso, se a scrivermi è un cliente o brand italiano, fra noi c’è un intermediario, come se le persone con cui dovrei avere a che fare fossero troppo importanti per parlare direttamente con me. Oltre a questo, spesso devo trovarmi a difendere e a non far abbassare il preventivo che propongo, come se in Italia ci fosse questa cultura della contrattazione a cui devo sottostare. Cosa che non succede praticamente mai appena metto la testa fuori dal mio Paese. Ninja (statunitense, ai tempi il più seguito streamer al mondo con milioni di follower, ndr) per chiedermi di collaborare mi scrisse direttamente in privato su Twitter».

Il mondo di internet e quello nerd sono spiccatamente maschili. Quanto è difficile affermarsi in questo contesto dal punto di vista lavorativo per una donna?

«Nell’illustrazione mi ha difesa il mio nome d’arte, che non ha genere. Lo streaming invece è un mondo diverso, fatto da uomini con regole per uomini, che però è in continua evoluzione e ciò mi rende molto ottimista. La cosa più subdola che ho notato è che verso le ragazze c’è un atteggiamento molto paternalista, spesso invece che esaltarne le qualità, si tenta di metterle a confronto con gli uomini per evidenziarne i punti deboli e le difficoltà, piuttosto che rimanere sul loro potenziale e sulla loro tenacia e potenza. L’ho notato la prima volta a una fiera di cui non farò il nome. Su due palchi vicini c’erano un gruppo di ragazzi e uno di ragazze, tutti streamer o influencer, che venivano intervistati. Per gli uomini c’erano domande normali: cosa ti aspetti dal futuro, quali sono i tuoi punti di forza. Le ragazze invece venivano trattate come piccole e indifese, come fosse una fortuna o un caso che si trovassero lì. È una mentalità insita nella società in cui viviamo, a cui siamo sottoposti nel percorso di crescita e quindi a volte nemmeno ce ne accorgiamo. E ha influenzato anche me in passato».

Matteo Runchi

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.

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