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  • giovedì, 9 Febbraio 2023

Startup: le tendenze più diffuse nelle varie regioni

Mappa del mondo con le tendenze di business più diffuse.

Quella di creare la propria è una prospettiva alla portata di sempre più persone. Nel 2021, solo negli Stati Uniti le application sono state 5,4 milioni (US Census Bureau), con una stima di 621 miliardi di dollari di capitali investiti (Bloomberg). Ed è probabile che i numeri cresceranno ancora, visto l’estremo bisogno di innovazione che le sfide tecnologica ed ecologica apportano. Ma che tipo di business è più popolare nel ?

Nord
e
Centro
America

Si tratta di una macroregione abbastanza eterogenea. Da un lato, Canada e Stati Uniti sono al centro dell’ecosistema globale. Hanno rispettivamente 257 e 41 aree nella top 1000 globale delle aree più sviluppate (StartupBlink, Startup Ecosystem Report 2022). Dall’altro, abbiamo un Centro America decisamente più indietro, ma in cui alcuni Paesi, in particolare Messico, Costa Rica e Panama, stanno facendo importanti progressi e trainando l’area. Di conseguenza, non sorprende se Canada e USA puntano su bisogni come abbigliamento e servizi di pulizia (anche se considerando il Nord America come unica entità è il settore retail a dominare). New York, la baia di San Francisco e l’area di Los Angeles sono i principali incubatori di startup nel settore e-commerce a livello mondiale, e la vendita al dettaglio impiega più di 15 milioni di persone solo negli USA (US Bureau of labor statistics). Diversamente, il Centro America tende a dividersi quasi equamente tra abbigliamento e food. Una tendenza che ricalca abbastanza fedelmente la mappa sudamericana, salvo interessanti eccezioni, come la Giamaica, che punta sulla produzione di lucidalabbra o Haiti, sul riciclaggio.

Medio
Oriente
e
Asia
Centrale

Si tratta di un campo di ricerca molto variegato, che comprende Paesi estremamente diversi tra loro. In generale. la maggior parte degli Stati considerati si trova in una situazione di sostanziale arretratezza sul piano delle imprese innovative. Fa eccezione Israele, noto come la “startup nation”. Guardando alla sua popolazione, è infatti il Paese che nell’anno corrente ha prodotto il maggior numero di “special entities” (unicorns e exits) pro capite. Non a caso, la sua preferenza, il food, è unica nella regione. Spostandoci a Est, osserviamo come ben cinque Paesi, Arabia Saudita, Emirati, Bahrain, Iraq e Giordania, abbiano una preferenza per il settore logistico. Si tratta di economie basate principalmente sul petrolio e, perlomeno quando si parla dei Paesi del Golfo Persico, dove a una forte domanda di beni corrisponde un’endemica scarsità di risorse e manodopera. Di conseguenza il commercio, sia sul piano delle esportazioni, sia su quello delle importazioni, è una risorsa economica fondamentale. Diverso è il discorso quando ci si sposta a nord, dove troviamo una serie di Paesi ex sovietici: qui vediamo alternativamente replicata la preferenza per il retail della Russia (Azerbaigian e Turkmenistan) o quella per i coffee shop del resto dell’Est Europa.

Asia
Orientale
e
Oceania

Grazie soprattutto alla presenza di Cina e Australia, questa regione si trova in prima linea in fatto di innovazione: nel 2022 ha ricevuto il 24% degli investimenti totali in startup, totalizzando più dell’Europa ed essendo seconda solo al Nord America. E se il dominio della Cina è per ora intatto, è interessante notare che l’India comincia a lanciarle una sfida grazie alla crescita di centri come Bangalore e New Delhi. Nel subcontinente indiano i più aspirano a un posto nell’immobiliare, un settore che proprio in queste aree richiederà nei prossimi anni un alto contributo innovativo per rispondere alla sovrappopolazione delle città. Il Sud-est Asiatico, invece, così come Indonesia e Australia, punta principalmente sul settore retail, con un leggero sbilanciamento verso l’abbigliamento. Un fatto comprensibile: in Paesi come Vietnam, Laos, Cambogia e Bangladesh si concentra la maggioranza della produzione mondiale di cotone e fibre sintetiche.

America
del
Sud

Un’area dal potenziale interessante, il Sud America deve i progressi fatti a livello regionale soprattutto all’output innovativo di un pugno di Paesi. Su tutti, il Brasile, che ha fatto progressi significativi e rappresenta uno dei leader mondiali nel Fintech, anche grazie alle esigenze in evoluzione di un mercato interno sterminato. Ma altri Stati, come Colombia ed Ecuador, si trovano al momento in un’ottima posizione e stanno progredendo a ritmi impressionanti. Anche qui, come in Centro-America, tra i potenziali imprenditori food e abbigliamento vanno per la maggiore. La ragione principale è la prevalenza di materie prime di questo tipo: solo Brasile e Argentina producono più di 3 milioni di tonnellate di cotone all’anno, con la seconda in cima alle classifiche anche per la produzione di lana. Quanto al food, il continente è responsabile quasi unico per diverse importanti materie prime alimentari, soprattutto caffè e zucchero.

Europa

Il vecchio continente è uno dei mercati più maturi in fatto di innovazione, on città come Londra, Parigi e Berlino all’avanguardia a livello internazionale. Tuttavia, mano a mano che l’interesse per gli emergenti cresce, essere sempre alla frontiera innovativa diviene fondamentale per continuare ad attirare capitali. Tanto più che esistono alcuni Paesi, come l’Italia, che non hanno ancora messo a punto un ecosistema di startup proporzionale alle dimensioni del mercato. Guardando alle idee di business più diffuse, si possono osservare delle interessanti tendenze regionali. Se il trend orienta l’ago della bussola lievemente a favore dell’immobiliare, con la Germania a guidare la spinta verso il settore, si registrano anche altri fenomeni. Ad esempio, le economie sviluppate dell’Europa Occidentale presentano un certo orientamento verso i servizi alla persona. D’altra parte, vediamo che la scelta preferita nell’Est Europa sembra essere quella dei coffee shop. Non è un caso, perché negli ultimi anni i Paesi dell’ex blocco sovietico hanno abbracciato sempre di più la cultura del caffè, con un mercato che cresce al doppio della velocità del resto d’Europa (dato COFFEEBI). L’Italia, in mezzo, non fa testo, con una preferenza per il recupero dei metalli. Non per nulla, il nostro Paese domina per cultura del riciclo, con un tasso di avvio al riciclo dei rifiuti dell’83,2% (ASSOAMBIENTE) nettamente sopra la media. Un’altra eccezione significativa è la Russia, orientata verso il franchising. Ma non è la sola a preferire il retail, l’ambito dominante in molteplici Paesi nell’est del continente. A nord, invece, in Svezia e Norvegia, la scelta più popolare è il settore finanziario.

Africa

Se si parla di startup, l’Africa è l’osservato speciale. Fino a pochi anni fa il continente rappresentava un tabù per i capitali stranieri, a causa del sottosviluppo e dell’instabilità politica endemica.  Ma i tempi sono cambiati: nel 2021 il Venture Capital stanziato nella regione si attesta a 5.2 miliardi di dollari, più di tre volte e mezzo l’ammontare dell’anno precedente (Partech partners, Africa Tech Venture Capital 2021). E le storie di successo sono sempre di più, specie nell’ambito della digitalizzazione, con un’impresa come la panafricana Jumia che ha perfino raggiunto la quotazione sul New York Stock Exchange. Vista la disponibilità di materie prime virtualmente illimitata e il forte bisogno di infrastrutture, non sorprende che le aspirazioni dei potenziali imprenditori africani si rivolgano soprattutto verso i campi di logistica e import export*. In seconda battuta, anche i servizi alla persona, e nello specifico quelli di pulizia, riscuotono un certo successo, essendo la scelta principale di ben 8 Paesi di quelli considerati.

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Le immagini e i dati citati in questo articolo in merito ai tipi di business preferiti nel mondo provengono interamente, quando non specificato diversamente, da https://www.visualcapitalist.com/cp/the-type-of-business-every-country-wants-to-start/.

Marco Battistone

Giovane studente di lettere, da sempre appassionato di temi finanziari, approda al Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente cura le rubriche di business ed educazione finanziaria dell’edizione cartacea, nonché una rubrica video settimanale in cui tratta temi finanziari nel modo “pop” caratteristico del Bollettino.

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