lunedì, 22 Aprile 2024

Social network in crisi: la burocrazia strangola Facebook e Twitter

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Facebook e Twitter sono in crisi e stanno lasciando il passo alla concorrenza di TikTok e nuove piattaforme come Artifact. Persino un server Mastodon sembra essere troppo complesso e costoso da gestire, come dimostra il caso del Financial Times. Cosa sta mettendo in difficoltà i social tradizionali?

Il Financial Times nel Fediverse: perché non vale la pena gestire un social network

Durante il picco di popolarità di Mastodon, dovuto all’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, anche il giornale britannico Financial Times aveva provato ad aprire il proprio server nel Fediverse. Un piccolo esperimento, per provare a dare un luogo di ritrovo alla propria community, ma anche per vedere come funzioni la gestione di un social network.

A fine gennaio però, con un post sul proprio sito dal tono molto informale, FT ne ha annunciato la chiusura. Le motivazioni sono varie, ma quasi tutte legate ai problemi burocratici e legali che un’impresa del genere si trascina dietro.

Punto per punto, la redazione spiega i rischi legati alla diffamazione, alla pubblicazione di contenuti protetti da copyright, alla vaghezza delle leggi. Inoltre la crescita dell’utenza è imprevedibile, e i suoi effetti avrebbero potuto arrivare a coinvolgere i “piani alti” del giornale. L’unico vero ostacolo economico era il costo dello storing dei dati. Un sistema da “Hotel California”, in cui è facilissimo entrare, ma nel quale ci si ritrova facilmente bloccati con 160 gigabyte di dati da gestire.

La crisi dei vecchi social e l’avanzata delle media platform

Gestire un social network basato sull’interazione tra utenti alla pari è complesso, e le regolamentazioni imposte a queste piattaforme complicano ulteriormente il processo. La crisi dei social basati sull’interazione tra utenti è evidente se si osservano i dati. 

Facebook, pur raggiungendo con un anno di ritardo rispetto alle attese i 2 miliardi di utenti al mondo, ha registrato un calo dei ricavi del 4% nel quarto trimestre del 2022. Twitter ha dovuto licenziare una percentuale rilevante dei suoi dipendenti per giustificare l’acquisto da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari. 

Nel frattempo Bytedance, proprietaria di TikTok e del suo gemello cinese Douyin, nel 2021 registrava una crescita del fatturato del’80% raggiungendo i 61,7 miliardi di dollari. Anche YouTube, grazie agli shorts che hanno raggiunto 50 miliardi di visualizzazioni al giorno, sta ricominciando a crescere.

Le piattaforme che si basano su algoritmi che servono agli utenti contenuti preconfezionati a seconda delle loro preferenze stanno sostituendo i vecchi social. Anche i fondatori di Instagram Kevin Systrom e Mike Krieger, staccatisi da Meta, lo hanno capito e stanno investendo in questa direzione con il loro nuovo progetto: Artifact. 

Si tratta di un aggregatore di notizie che fa ampio uso di algoritmi di intelligenza artificiale. Un ruolo al momento ricoperto da Twitter, che però si basa molto ancora sulle preferenze espresse dagli utenti tramite i follow. Artifact punta invece al modello di TikTok, dove l’utente ha un ruolo molto più passivo.

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.