sabato, 13 Aprile 2024

Disoccupazione femminile: il capitale umano che l’Italia spreca

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In Europa la parità di genere potrebbe valere entro il 2050 il 3,5% del PIL dell’Unione. Questo effetto in Italia potrebbe raggiungere il 12% del prodotto interno lordo. Si parla di circa 213 miliardi di euro di ricchezza in più ogni anno (stime dell’Istituto Europeo per la Parità di Genere (EIGE). Quanto capitale umano stiamo sprecando?

Più istruite ma meno occupate: i numeri del mercato del lavoro femminile

Il nostro Paese ha raggiunto un nuovo record di occupati. Nella storia non ci sono mai state così tante persone che lavorano. Per le donne però la situazione non è altrettanto rosea. Nonostante un livello di istruzione mediamente più alto rispetto agli uomini, sono meno impiegate e hanno posizioni di minore responsabilità. Le donne rappresentano il 59,4% dei laureati ed escono dall’istruzione universitaria con voti migliori. E superano i colleghi maschi anche nella scuola dell’obbligo. All’esame che conclude le medie inferiori il 43% delle donne ottiene un voto superiore a 9, contro il 31,5% degli uomini. Sorpasso anche alle superiori, dove il 94% delle ragazze conclude il proprio ciclo di studi senza mai essere rimandato. 

I numeri sull’occupazione femminile però non riflettono questi risultati. L’Italia ha il tasso peggiore d’Europa, al 51,9% contro il 60,8% totale. Oltre a essere meno occupate, le donne ricoprono spesso ruoli di minore responsabilità. Nelle posizioni di vertice e manageriali, la componente femminile varia tra il 20% e il 30%.

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Capitale umano: uno spreco tutto italiano

Cosa fanno quindi le donne che non lavorano? Una parte cerca lavoro senza trovarne: il tasso di disoccupazione femminile è al 9,1%, contro il 6,8% di quello maschile. Ma la maggior parte è inattiva. Il tasso di inattività è al 43,4%, quando per gli uomini è il 25,2%.

Questi dati non sono nuovi. Ma incrociandoli con quelli dell’occupazione e dell’istruzione femminile, si ottiene un quadro critico. L’economia italiana spreca sistematicamente le proprie risorse umane migliori, le donne, mettendole in ruoli di secondo piano o spingendole a non lavorare. 

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.