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domenica, 10 Dicembre 2023

Inflazione e tassi: le mosse della BCE servono davvero?

Sommario

La debolezza dell’eurozona persuade la BCE a non alzare i tassi di riferimento. La decisione è presa in un contesto di aspettative positive verso una discesa dell’inflazione. Un inasprimento delle condizioni finanziarie è dunque ancora possibile?

La discesa dell’inflazione

Nel mese di ottobre, l’inflazione è diminuita nei Paesi dell’Eurozona. In Italia è passata dal 5,3 per cento di settembre all’1,8 per cento, mentre nella Zona Euro dal 4,3 al 2,9 per cento. Sono cali eccezionali, che riportano il valore dell’inflazione a livelli che non si vedevano da due anni. Ciò non significa che i prezzi stiano diminuendo, ma vuol dire che l’aumento è diventato meno intenso rispetto a quello del mese precedente.

L’obiettivo della BCE è il 2%

«Per una piena normalizzazione dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% sarebbe necessario un ulteriore raffreddamento dell’economia e una certa debolezza del mercato del lavoro» ha detto Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO.

«Sebbene il contesto di mercato non sia favorevole a una decisione sui reinvestimenti del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) oggi, prevediamo che la BCE punti a un taglio anticipato», ha aggiunto. Ciò che per il momento non è stato discusso è invece la possibilità di iniziare a tagliare i tassi di riferimento.

A dicembre verranno presentate le nuove proiezioni macroeconomiche della Banca centrale che potrebbero influenzare la decisione del board. Il mercato sembra credere tuttavia nel perdurare della pausa. Infatti, non sconta ulteriori rialzi nei prossimi mesi e inizia a prezzare tagli a partire dal secondo trimestre del prossimo anno.

Quantitative Tightening

La BCE non ha discusso cambiamenti sul Quantative Tightening (QT), nonostante alcuni membri del board si stessero concentrando – a quanto pare – sul bilancio e l’eccesso di liquidità nel sistema. Al momento, la BCE detiene circa 4.800 miliardi di euro di titoli, di cui oltre 3.000 miliardi fanno parte dell’APP (Asset Purchase Programme) e il resto del programma PEPP.

La maggior parte di questi asset sono titoli di Stato. Da marzo, la BCE ha iniziato il programma di QT, non reinvestendo il controvalore dei titoli in scadenza del programma APP e riducendo così il portafoglio di circa 25 miliardi di euro al mese. Quanto al capitale rimborsato sui titoli del PEPP in scadenza, fino alla fine del 2024 il suo reinvestimento è garantito.

La risposta del mercato alla BCE

Nelle ultime settimane, il mercato ha iniziato a considerare la possibilità che la BCE potrebbe accelerare il Quantative Tightening una volta raggiunto il livello desiderato dei tassi. Questo potrebbe includere la scelta di tagliare anche sul PEPP. La decisione potrebbe aumentare il rischio di frammentazione nell’Area Euro. Infatti, una delle peculiarità del PEPP è la sua flessibilità, che consente alla BCE di dirigere gli investimenti verso i Paesi che necessitano di più interventi.

«Oltre al QT, contribuisce alla riduzione di liquidità in eccesso anche il ripagamento da parte delle banche dei prestiti relativi al TLTRO (Operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine)», ha detto Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR. «Infatti, da qui a un anno, raggiungeranno la scadenza rate per un totale di circa 490 miliardi di euro»

La liquidità in eccesso è rimasta sostanzialmente stabile da fine giugno. Nel mese, ha registrato un calo importante dovuto anche al ripagamento della scadenza di giugno del TLTRO da parte delle banche europee. ©

📸 Credits: Canva.com

Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]