lunedì, 15 Giugno 2026

Finance confidential: i retroscena della finanza

Sommario

Il fast fashion è protagonista delle ultime mosse finanziarie, tra colpi di scena a tinte ocure e acquisizioni che fanno discutere…

Mango: un crimine in vetrina

Il Mercato spagnolo del fast fashion fa discutere. E non solo per le nuove collezioni. Dopo mesi di indagini arriva una clamorosa svolta sul caso della morte – creduta accidentale – del 71enne cofondatore del marchio spagnolo di abbigliamento e accessori Mango MNG S.L. Isak Andic, caduto in un dirupo a dicembre 2024 a Montserrat, in Catalogna. Lo scorso 19 maggio la polizia catalana ha arrestato per omicidio Jonathan Andic, suo primogenito, che ha pagato una cauzione da un milione di dollari per evitare il carcere. Spiccioli in confronto al fatturato di 3,8 miliardi di euro dell’azienda di famiglia che, nella divisione italiana ha registrato ricavi per oltre 105 milioni di euro. Un momento drammatico per la famiglia, che stride con le performance positive sul Mercato, con una crescita registrata del 12,8%.

Zara riempie le casse

Mentre Mango cresce, la sua concorrente storica spagnola arranca. Inditex SA, casa madre del brand Zara oltre che di Bershka, Massimo Dutti, Pull&Bear, Stradivarius, Oysho e Zara Home a luglio 2025 ha deluso le aspettative degli analisti: i ricavi si erano fermati all’1,7% su base annua, raggiungendo i 10,08 miliardi di euro. Ma con gli ultimi dati la crisi sembra ormai superata: l’utile lordo è aumentato del 6,9% a quota 5,4 miliardi di euro. Il margine lordo ha raggiunto il 61,2% (+67 punti base rispetto al primo trimestre del 2025). I costi operativi sono aumentati del 6,4%, l’EBITDA del 7,3%, raggiungendo i 2,6 miliardi di euro, l’EBIT è del 7,0%, a quota 1,8 miliardi di euro, mentre l’utile ante imposte (PBT) è cresciuto del 5,5% a 1,8 miliardi di euro, con un margine PBT del 20,1%. Infine l’utile netto è aumentato del 5,4% raggiungendo 1,4 miliardi di euro.

Lo strano matrimonio di Shein

Il colosso cinese fast fashion Shein – molto discusso per vari scandali legati a sostanze chimiche pericolose nei capi, diritti dei lavoratori, impatto ambientale e pratiche sleali ha acquistato Everlane, brand statunitense pioniere del marketing virtuoso, ecologico e sostenibile. L’azienda fondata da Chris Xu ha comprato quote di maggioranza dalla società di private equity L Catterton, partner del colosso del lusso LVMH e del suo presidente Bernard Arnault, che controllava Everlane dal 2020.

Per il marchio americano pare un affare, considerando il debito accumulato: 90 milioni di dollari, suddiviso in due prestiti che Everlane stava faticando a onorare. Di qui la decisione del CEO e proprietario Alfred Chang di virare su potenziali investitori esterni. Ma i clienti insorgono, promettendo di abbandonare il brand.

Cosa succede tra OpenAI ed Apple

L’idea era questa: integrare la chatbot di OpenAI ChatGpt all’interno del sistema Siri dell’iPhone. In modo che i possessori del telefono potessero abbonarsi alla piattaforma di AI direttamente dalle impostazioni iOS. Il che faceva pensare a possibili incassi milionari. Previsioni che però si sono rivelate fin troppo ottimistiche. Da una ricerca interna è emerso come gli utilizzatori dell’iPhone accedessero a ChatGpt molto più frequentemente tramite la sua App piuttosto che passare per i congegni interni del telefono.

Il banco alla fine è satato e le frizioni tra le due big tech si sarebbero concentrate su due punti:

  • da una parte i dubbi di Apple sul trattamento della privacy a opera di OpenAI, mentre la protezione della riservatezza è sempre stata una bandiera per l’azienda fondata da Steve Jobs
  • dall’altra un certo risentimento di Apple verso OpenAI che, secondo i rumors, avrebbe sottratto all’azienda di Cupertino alcuni dei suoi migliori talenti.

C’è davvero Trump dietro?

Donald Trump investitore in fermento? Dall’entourage del Presidente USA si affrettano a smentire ma, secondo i rumors, apparterrebbero a lui le società che – proprio in questi giorni di caos geopolitico – starebbero iniettando milioni di dollari sui Mercati. «Si tratta di account indipendenti gestiti da istituzioni finanziarie terze», dicono. Sta di fatto che sono oltre 3.500 le transazioni registrate nel solo primo trimestre, per un valore di almeno 1 milione di dollari ciascuna, in azioni di Nvidia, Oracle, Microsoft, Boeing e altre società.

Il numero di transazioni? Enorme, si vocifera. Una media di 60 al giorno nel solo primo trimestre dell’anno. «A meno che non si tratti di qualcuno che lavora a tempo pieno nei Mercati è sostanzialmente impossibile farlo», ha commentato Steve Sosnick, Manager di Interactive Brokers. «Molti dei paperoni internazionali preferiscono poi comprare e trattenere nel portafogli i titoli, non vendere asset per non dover poi pagare troppe tasse», ha aggiunto Ray Madoff, Professoressa alla Boston College Law School.

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Giornalista professionista, classe 1981, di Roma. Fin da piccola con la passione per il giornalismo, dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche esperienza all’estero ho cominciato a scrivere. All’inizio di cinema e spettacoli, poi di temi economici, legati in particolare al mondo del lavoro. Settore di cui mi occupo principalmente per Il Bollettino.