Tiene alta la testa la Germania. E malgrado il momento di grande fragilità, sanitaria ed economica, guarda avanti con fiducia. «Colpita duramente dalla seconda ondata del Covid-19, con oltre 1,7 milioni di casi e più di 34 mila decessi, pur nella tragicità dei lutti è stata in grado di predisporre una serie di misure che hanno consentito di reggere meglio di tanti altri Paesi l’urto della pandemia», spiega l’Ambasciatore italiano a Berlino Luigi Mattiolo. «Finanze pubbliche solide e interventi di ampia portata articolati sia a livello di Governo federale sia di Laender. Grande attenzione sugli investimenti per sostenere la transizione verso un’economia più sostenibile e digitale e per sviluppare la capacità del sistema industriale di competere a livello globale sui temi dell’innovazione. E impegno rafforzato con i contributi a fondo perduto che il Paese riceverà nel quadro del Next Generation EU».
Le decisioni economiche di Berlino come si ripercuotono in Italia?
«Oltre 127 miliardi di euro di interscambio commerciale e uno stock aggregato di Investimenti Diretti Esteri intorno ai 100 miliardi testimoniano a pieno il livello di integrazione della nostra economia con quella del nostro principale partner economico al mondo. Le rispettive catene di valore sono sempre più integrate, basti pensare che nella prima parte del 2020 le industrie automobilistiche tedesche hanno dovuto parzialmente interrompere la propria produzione per la mancanza di componenti provenienti dai fornitori italiani. In materia di politica industriale, il Semestre di Presidenza tedesca del Consiglio UE appena concluso ha rappresentato un momento fondamentale per il rilancio della cooperazione europea e per il prossimo avvio di nuovi IPCEI (Important Projects of Common European Interest), che si aggiungeranno ai progetti già avviati (ad esempio sulle batterie) in ambiti come idrogeno, cloud o microprocessori. L’Italia è pronta a svolgere un ruolo di primo piano in tutte queste iniziative».


Durante la crisi economica e finanziaria mondiale del 2009, il Pil tedesco era diminuito del 5,7%. Con la crisi pandemica quale crollo era previsto e quale effettivamente c’è stato?
«L’ultimo aggiornamento della previsione pluriennale del Governo indica una contrazione del PIL del 5,8% nel 2020 con una crescita prevista nel 2021 intorno al 4,4%. Ove confermata, si tratterebbe di una contrazione del PIL superiore a quella registrata nel 2009 a causa della crisi finanziaria».
In Germania il debito pubblico è diventato un tema economico chiave. Il 2021 sarà un anno record per la potenza tedesca proprio nell’emissione di obbligazioni. Che cosa significherà?
«La pandemia ha inevitabilmente portato a una sospensione della regola del freno all’indebitamento previsto nella Costituzione. Il Governo e l’opinione pubblica hanno pienamente compreso la gravità della crisi e accettato il concetto di “borrow to spend” in una fase congiunturale difficile come non mai. Un dato particolarmente significativo emerso lo scorso dicembre – nel quadro dell’approvazione della Legge di Bilancio tedesca – è rappresentato dal livello di spesa pubblica (quasi 500 miliardi di euro) e di nuovo indebitamento per quasi 180 miliardi di euro, pari al doppio di quanto preventivato inizialmente, a testimonianza di quanto gli effetti della seconda ondata di pandemia siano stati avvertiti anche in Germania. Questa dinamica avrà riflessi anche sullo stock di debito pubblico nel 2021 (72,5% sul PIL rispetto al 59,5% del 2019), comunque inferiore al livello raggiunto nella crisi finanziaria (circa 82% nel 2010) e in traiettoria discendente già dal 2022 (nel 2024 il rapporto debito/PIL dovrebbe collocarsi sotto il 69%)».
Se frena la Germania cosa succede al resto d’Europa?
«La Germania rappresenta la prima economia d’Europa e la quarta nel mondo. Ovviamente questo rende determinante il ciclo congiunturale tedesco per le prospettive di ripresa dell’Unione Europea nel suo insieme, e fa sì che la risposta di politica economica di Berlino alla crisi pandemica abbia effetti di trascinamento che travalicano ampiamente i confini nazionali. Riguardo il ruolo della Germania nell’UE, è importante sottolineare come durante il semestre di Presidenza tedesco – nella seconda metà del 2020 – sia stato raggiunto un fondamentale accordo per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione. In tale circostanza il Governo tedesco ha saputo dimostrare visione, lungimiranza e coraggio, comprendendo l’importanza di rafforzare la solidarietà europea, di raccogliere insieme risorse finanziarie per progettare il futuro dell’economia continentale attraverso il piano NGEU e iniziando a rafforzare la leva di politica fiscale europea, da affiancare alla politica espansiva portata avanti senza esitazioni dalla BCE».

La crisi globale innescata dal Covid-19, con l’interruzione delle catene di fornitura, quanto ha pesato sulle esportazioni?
«È ancora prematura una valutazione definitiva dei dati 2020, che sono in via di elaborazione da parte dei competenti uffici di statistica. Certamente il danno è stato rilevante, ma ha permesso alla Comunità internazionale di maturare una riflessione sulla necessità di rafforzare la resilienza delle catene di valore, partendo dalla loro diversificazione».
Parliamo di ruolo attuale della Germania in senso geopolitico…
«La visione della Germania resta legata alle direttrici di politica estera definite dal Governo tedesco: coesione e sovranità europea, partenariato transatlantico, multilateralismo, promozione della democrazia e difesa dei diritti umani. Al contempo, a questi ambiti – che definirei tradizionali – della politica estera di Berlino, si affianca una crescente attenzione all’area indopacifica (che forma oggetto di una strategia ad hoc presentata nei mesi scorsi), al Sahel e al Nord Africa (ricordo in particolare la Conferenza di Berlino sulla Libia), nonché all’America Latina».
Parliamo di rapporti commerciali rispetto a tre scenari: la vittoria di Biden, Brexit e Cina.
«Nel 2019 gli Stati Uniti si sono confermati il primo mercato per le esportazioni tedesche con 118,7 miliardi di euro e un surplus di oltre 47 miliardi. La Germania ha accolto con evidente favore la vittoria di Biden alla Casa Bianca e ha enfatizzato i temi sui quali si prevede una forte convergenza politica tra le due sponde dell’Atlantico: il cambiamento climatico, il multilateralismo o la lotta alla pandemia. Restano sul tappeto una serie di questioni aperte in materia economica, politica e di sicurezza, ma certamente la relazione tra Berlino e Washington sarà prioritaria per il prossimo Governo tedesco, quale che sia la sua composizione. Per quanto riguarda la Cina con 206 miliardi di euro (dato del 2019) rappresenta ormai il primo partner in termini di interscambio commerciale e in tale ottica può essere letto l’impegno profuso negli ultimi giorni di Presidenza tedesca del Consiglio UE per conseguire un’intesa di massima sull’accordo con la Cina in materia di investimenti (CAI). Infine, quanto alla Brexit, l’accordo raggiunto in extremis rappresenta un ulteriore risultato dell’ultima Presidenza tedesca in epoca Merkel. La relazione della Germania con il Regno Unito non può evidentemente prescindere dai contenuti commerciali dato che nel 2019 hanno varcato la Manica beni tedeschi per un valore di poco inferiore agli 80 miliardi di euro. A Berlino nel frattempo permane un interesse strategico per un partenariato politico tra UE e Regno Unito incentrato sulle sfide globali come la sicurezza, il terrorismo, i diritti umani e via dicendo, per affrontare le quali la piena collaborazione con Londra viene ritenuta essenziale».

La Merkel ha deciso che nel 2021 lascerà. Che cosa cambierà si può già immaginare?
«È molto difficile fare previsioni. Di certo il 2021 sarà un anno fondamentale per il futuro politico del Paese con due passaggi-chiave in vista delle elezioni politiche del 26 settembre. In primo luogo, il congresso della CDU per eleggere il nuovo vertice del Partito conteso tra il Presidente del Land Nord-Reno Vestfalia Armin Laschet, il Presidente della Commissione Esteri del Bundestag Norbert Röttgen e Friedrich Merz. Seguirà poi, in marzo o aprile, la nomina del candidato Cancelliere dell’Unione. Queste scelte determineranno il futuro posizionamento della CDU e contribuiranno a ridefinire gli equilibri politici tedeschi. Al momento i sondaggi vedono in vantaggio la CDU-CSU, seguita dai Verdi e dall’SPD. Come sempre, saranno le urne e i pesi relativi dei vari partiti a stabilire il tipo di coalizione e gli equilibri al suo interno».