• mercoledì, 28 Settembre 2022

Santagata: «Con un litro di olio si catturano più di 10 kg di Co2»

Produrre olio a impatto zero. Il settore olivicolo-oleario è uno dei più tradizionali esistenti in Italia, eppure attraverso l’applicazione della smart agricolture potrà puntare in futuro alle zero emissioni di Co2. «La nostra filiera parte avvantaggiata, perché l’ulivo è un fissativo di anidride carbonica», dice Cristina Santagata, amministratore delegato di Santagata 1907, azienda ligure che seleziona e commercializza olio in tutto il mondo. «Secondo il Consiglio Oleicolo Internazionale di Madrid un ettaro di olivo cattura l’impronta di carbonio annuale di una persona. Se facciamo una proporzione con un litro di olio prodotto si catturano ben 10,65 kg di Co2 dall’atmosfera».

L’intero settore può quindi puntare alle emissioni zero?

«Io non credo che tutto il sistema si voterà all’impatto zero. Si parla di costi maggiori, che non tutti i produttori possono sostenere e che poi si riversano sul prezzo finale. La sensazione è che ci sia però maggiore consapevolezza riguardo la necessità di una transizione ecologica. Ma bisogna considerare un altro passaggio chiave: la lavorazione del prodotto. Se si aggiungessero soluzioni per diminuire i consumi di energia e le materie prime utilizzate nelle fasi di trasformazione e imballaggio, le emissioni generate potrebbero avvicinarsi allo zero o addirittura essere negative».

Qui potrebbero entrare in gioco le soluzioni tecnologiche…

«Proprio per questo insieme al Gruppo FOS – che punta anche sull’agricoltura 4.0 – abbiamo avviato Piano Green, una startup dedicata alla promozione di soluzioni intelligenti in campo agricolo. Uno dei progetti della newco è Microcosmo, un simulatore ambientale dove si possono coltivare piante indoor. Per la prima volta installeremo un ulivo in questo ambiente controllato. Microcosmo riprodurrà fedelmente le condizioni di un campo e noi potremo studiarlo proprio come se fosse all’interno di un uliveto all’aria aperta».

Matteo Pedrelli, vicepresidente e AD di FOS

«Santagata è il partner industriale che rende possibile il cosiddetto “Technology transfer”: affinché l’innovazione tecnologica diventi fruibile sul mercato è necessario che la stessa sia guidata e accompagnata da un esperto di dominio, in modo che la tecnologia non rimanga fine a sé stessa», dice Matteo Pedrelli, vicepresidente e amministratore delegato di FOS. Il Gruppo, che si occupa principalmente di innovazione e consulenza informatica, ha curato il lato tecnologico del progetto. La società infatti opera su diversi mercati, da quello della pubblica amministrazione fino al campo biomedicale e sanitario. Quotata in borsa dal novembre 2019 sul segmento AIM, grazie all’attenzione e agli investimenti nel settore della green economy, l’impresa ha guadagnato il rating A dell’Environmental Social Governance. 

Perché investire in tecnologia sostenibile?

«Mi verrebbe da dire che le riforme sui temi ambientali sono urgenti e necessarie “whatever it takes”. Investire in tecnologia sostenibile è imprescindibile. La sostenibilità permette di guardare con meno rischi al medio-lungo periodo e per noi – che siamo un’azienda quotata in borsa – è fondamentale anche per il rating Esg (Environmental Social Governance, di cui FOS ha ottenuto il rating A ndr) al quale gli investitori prestano sempre più attenzione e su cui baseranno le scelte di investimento».

Queste scelte d’investimento saranno premiate?

«Se oggi dovessi fare un diagramma di misurazione, dividerei le aziende che riescono a convertirsi al sostenibile e quelle che per varie questioni (finanziarie, culturali, di business) non lo stanno facendo. Chi è al di fuori del sostenibile sarà sempre più svantaggiato».

A tal proposito possono arrivare in aiuto i fondi del Recovery Fund?

«I fondi vanno nella direzione di una sempre maggiore digitalizzazione, quindi è chiaro che chi lavora nell’ambito dei servizi tecnologici prevede un potenziale allargamento del suo mercato di riferimento. Saranno proprio le industrie di questo settore a sviluppare i progetti legati all’utilizzo di questo piano, quindi ci si aspettano dei benefici, magari non in prima battuta, ma a cascata saremo tutti coinvolti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *