• venerdì, 30 Settembre 2022

BOND: le obbligazioni senior non rendono più. Gli investitori verso rischi maggiori

I bond tradizionali rendono sempre meno e gli investitori si rifugiano in soluzioni alternative. «Si vede oggi una tendenza dell’investitore obbligazionario a prendere più rischi» dice Tomonari Kimura, CFA Head of Portfolio Management presso BCO Swiss Family Office, che aggiunge «l’attenzione si sposta verso nomi ed emissioni più speculative, cercando rendimenti, piuttosto che qualità del debitore». Come anche evidenziato in un recente studio di Bridgewater Associates firmato da Ray Dalio, oggi, con rendimenti reali e nominali dei bond praticamente ai minimi storici e i prezzi più alti di sempre, investire in obbligazioni è molto meno conveniente di un tempo, con conseguenze notevoli sul mercato.

È vero, come sostiene Ray Dalio, che i bond ormai diminuiscono il potere di acquisto degli asset-holder invece di aumentarlo e sono insufficienti a soddisfare i loro bisogni finanziari?

«È in parte vero: ormai, visti i bassi rendimenti, affidarsi al tradizionale senior bond, solido ma poco redditizio, per gli investitori che cercano rendimenti alti è poco conveniente.

Per questo gli investitori obbligazionari adottano sempre più strumenti alternativi e rischiosi, come le obbligazioni “subordinate”, più redditizie ma più rischiose delle senior, perché rimborsate dopo in caso di insolvenza dell’emittente, o le Credit Linked Notes, che pagano tassi di interesse più alti di quelli di mercato, ma potrebbero rimborsare valori inferiori se si dovesse verificare un determinato “credit event”. L’attenzione si è poi focalizzata maggiormente su mercati emergenti, ETF e fondi gestiti.»

Non sarebbe più conveniente adottare un nuovo modo di ripartire il valore dei portafogli, alternativo al tradizionale schema bond/equity?

«In una gestione patrimoniale bilanciata, soprattutto se derivata da una consulenza istituzionalizzata, la quota obbligazionaria rimarrà un’allocazione preponderante. Questo perché il regolatore è spesso in ritardo rispetto all’evoluzione del mercato e refrattario ad adottare schemi innovativi.

Ciononostante, nel mondo della finanza vi sono nuovi strumenti, veicoli o classi di investimento che possono affiancare lo schema bond/equity. Si parla dell’utilizzo di fondi gestiti attivamente, di veicoli a carattere tematico e di prodotti strutturati. Per gli investitori più sofisticati, il portafoglio inoltre si può comporre anche di materie prime, metalli preziosi o fondi alternativi.

In ogni caso, in un periodo incerto come questo, è importante porre attenzione nella diversificazione degli investimenti, in modo che il portafoglio possa “navigare” in qualsiasi scenario di mercato senza troppi scossoni».

Dalio evidenzia anche come in generale gli asset legati al dollaro siano a rischio, a causa delle proporzioni enormi del debito americano. In tal senso, i bond di altri paesi attualmente in crescita, come la Cina, potrebbero configurarsi come un’alternativa valida a quelli americani ed europei attualmente dominanti sul mercato?

«Guardando all’immediato, le prospettive di crescita del secondo semestre del 2021 hanno portato i tassi di interesse a muoversi, diffondendo un timore d’inflazione che ha fatto correggere i mercati dai massimi di metà di febbraio. Di conseguenza, nonostante diversi economisti ritengano che questa condizione sia temporanea, il rischio di inflazione rende le obbligazioni governative, specie quelle USA, poco attraenti per gli investitori.

Per questo le obbligazioni corporate dei paesi attualmente in crescita potrebbero effettivamente essere una valida alternativa, visto che beneficeranno del rimbalzo dell’economia globale prevista. Inoltre, questi titoli dovrebbero essere meno sensibili all’aumento dei rendimenti, e offrono spread più interessanti nell’attuale contesto reflazionistico.»

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