• lunedì, 3 Ottobre 2022

Caffè: prezzi in salita per la contrazione della fornitura

Nel corso del 2021 il caffè potrebbe riservare sorprese interessanti. La commodity è stata sotto i riflettori in quanto una delle merci maggiormente colpite dal recente blocco del canale di Suez, punto di transito per circa il 12% del traffico mondiale, nonché snodo essenziale per il rifornimento di caffè Robusta all’Europa. Non è però questa la sola ragione per cui tenere d’occhio i prezzi nei prossimi mesi, dato che a detta di molti osservatori quest’anno porterà un generale rialzo dei valori. «Mi attendo un mercato più forte nel corso dell’anno» ha affermato David Neumann, CEO di Neumann Kaffee Gruppe, leader mondiale del commercio di caffè. L’interrogativo, come sottolinea lo stesso Neumann, è comunque l’andamento del virus e le misure di contenimento che i vari Paesi adotteranno: sebbene questo mercato abbia saputo assorbire relativamente bene i danni della pandemia, anche in virtù di una domanda che ha resistito alla pandemia, non ha potuto evitare gli effetti collaterali della contrazione del commercio globale e della chiusura di bar e coffee shop in molti paesi. Per questo, punto nodale di un’eventuale ripresa del mercato non potrà che essere una nuova stagione di riaperture. Ciononostante, altri segnali indicano una probabile crescita del prezzo del caffè anche indipendentemente dalla pandemia, e provengono dal maggior produttore al mondo, ovvero il Brasile. Innanzitutto, le piantagioni brasiliane di Arabica fanno quest’anno il loro ingresso in un ciclo off, ovvero una fase caratterizzata da produttività in forte calo in seguito a un periodo di produzione maggiore. Questo fenomeno deriva dal naturale ciclo di rigenerazione della pianta del caffè e risulta essere prevedibile e regolare in Brasile, per ragioni storiche e per via della scarsa diffusione della potatura. A questo calo fisiologico si aggiungono gli effetti della siccità che ha di recente colpito il Paese, e che porterà a un raccolto ridotto, secondo gli analisti di Safras & Mercado, del 17,8% rispetto a quello del 2020. Una riduzione tanto importante, nonostante le riserve accumulate grazie al surplus dell’anno scorso, dovrebbe portare ad una riduzione delle vendite anticipate sul raccolto che non potrà non avere ripercussioni significative sugli indici.

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