TLC E DIGITALE: Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel: «Investire sul capitale umano e puntare sulla diffusione di cultura e competenze»

Tlc e digitale, riorganizzazione del lavoro, banda larga e 5G: sono questi gli asset strategici su cui l’Italia dovrà investire per una ripresa e una ricrescita rapida post pandemia e per immaginare un Paese diverso nel prossimo futuro: «Il digitale rappresenta una leva fondamentale per qualsiasi idea di sviluppo che guardi al lungo periodo, risultando fattore strategico per il buon esito del processo di riforma e rilancio dell’Italia e dell’Europa intera», dice Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel, l’Associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta la filiera delle telecomunicazioni in diversi settori.

«Un Paese che ambisce a essere socialmente coeso e a crescere, necessita di infrastrutture ultraveloci e ad alte prestazioni sull’intero territorio nazionale, senza le quali è impossibile pensare di sviluppare su scala nazionale l’Internet delle cose che è, a sua volta, premessa dello sviluppo dei “big data”: rappresentano la “miniera” di informazioni indispensabile per i sistemi di intelligenza artificiale. È dunque impossibile sfruttare i benefici offerti dalle tecnologie digitali se non si dispone di infrastrutture che abbiano la diffusione sul territorio e le capacità adeguate a sostenerle».

Next Generation Eu e PNRR sono strumenti chiave per il futuro del Paese. All’interno ci sono fondi per 43,55 miliardi per l’innovazione e la digitalizzazione. Quali investimenti vanno fatti subito?

«Il Next Generation EU costituisce un segnale di grande valore, che apre le porte a una stagione nuova dell’Italia. L’incremento nel PNRR delle risorse alle reti a banda ultra larga fissa (fibra e FWA) e mobile (5G) è stata una scelta ampiamente condivisa. È la direzione giusta per superare il digital divide ancora presente nel Paese e dar vita a un profondo processo di innovazione inclusivo. Per questo, lo sviluppo delle infrastrutture digitali su tutto il territorio nazionale rappresenta il passaggio fondamentale e abilitante per avviare il rilancio della nostra economia. Tuttavia per superare le disuguaglianze digitali non bastano le infrastrutture; è necessario investire seriamente sul capitale umano, puntare sulla diffusione della cultura e delle competenze, fattori necessari per raggiungere un pieno sfruttamento delle opportunità offerte dalla tecnologia e piattaforme digitali. La sfida è trasformare l’Italia in un Paese moderno, efficiente, aperto e inclusivo. Per questo come Filiera delle Telecomunicazioni saremo pronti, al fianco delle Istituzioni, a fare la nostra parte». 

Le competenze digitali sono centrali per una società che intenda affrontare le sfide del futuro, ma secondo gli ultimi dati Istat quelle degli italiani sono tra le più basse in Europa. Questo è un grosso problema…

«Quando parliamo di competenze, siamo consapevoli che il capitale umano è al centro della rivoluzione del lavoro. Ed è da qui che parte il nostro ragionamento. Per camminare verso la nuova normalità che segnerà il futuro del Paese – o per meglio dire del nostro presente – dobbiamo dotare le persone, sia come cittadini sia come lavoratori, di nuove competenze, di cui oggi non dispongono. Quindi resta fondamentale investire in formazione “perenne” e nell’employbility delle persone».

Appunto, competenze e formazione. Quali quelle imprescindibili per adeguarsi alle nuove richieste di un mercato del lavoro in evoluzione?

«Non solo formazione scolastica, di base, ma quella che dura per tutta la vita e che permette di essere, anche in età adulta, capace di adattarti al cambiamento. Le competenze, infatti, devono essere aggiornate continuamente e orientate alla capacità di generare innovazione. Per questo occorre invertire la rotta, strutturando un’offerta formativa orientata al lavoro e rispondente a quelle che sono le sfide che ci attendono. Il futuro delle imprese passa anche da qui». 

Altro punto di attenzione, per guidare la trasformazione del lavoro e l’implementazione dei nuovi modelli organizzativi, è la capacità di incrementare il grado di occupabilità delle persone…

«Per questo la nostra sfida, oltre alla necessità di rafforzare il sistema educativo, in particolare con il potenziamento degli ITS, e le lauree STEM, resta l’attuazione di nuove politiche attive del lavoro. Abbiamo sostenuto e accolto con favore l’introduzione del “Contratto di espansione” e del Fondo nuove Competenze per i quali auspichiamo che avvengano interventi che li rendano strutturali e maggiormente focalizzati per promuovere l’inserimento e la crescita professionale di giovani e donne. Inoltre, sempre nell’ottica di investire in politiche di welfare attive e integrate abbiamo previsto nel CCNL TLC, recentemente rinnovato, la costituzione del Fondo di Solidarietà Bilaterale per la Filiera delle Telecomunicazioni, per il quale abbiamo presentato richiesta di avviamento dell’iter di costituzione al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando. Un progetto davvero essenziale per garantire l’occupabilità delle persone e rispondere ai profondi processi di trasformazione industriale e tecnologica in corso in tutta la Filiera».

Smart working, una parola che è diventata di uso comune e che è entrata nella vita di molte persone. Ma così com’è, di certo, non potrà essere il modello futuro. Ci vorrà una completa riorganizzazione del lavoro…

«Oggi lo smart working è una realtà che si è affermata e dalla quale non si tornerà indietro. Infatti, è una rivoluzione non solo organizzativa, ma anche sociale, culturale e ambientale. Oltretutto è arrivata anche la notizia della proroga al 30 settembre 2021 per le norme emergenziali e che prolunga la disciplina semplificata per il ricorso al lavoro agile nella Pubblica Amministrazione. Si dovrà trovare un equilibrio tra la presenza fisica e quella virtuale. Sarà questa la sfida che dovremo saper guidare per costruire il lavoro agile oltre l’emergenza e che richiederà nuove relazioni fra le persone e le organizzazioni del lavoro. Autonomia, responsabilità, fiducia, nuovi modelli di leadership dovranno essere il riferimento e le parole d’ordine della nuova frontiera del lavoro anche per attrarre i “talenti”. Per vincere la sfida bisogna passare dalla necessità emergenziale a una scelta consapevole, responsabile e di prospettiva. Per questo lo scorso anno, nell’ambito del CCNL TLC, abbiamo definito le Linee Guida per il nuovo lavoro agile, che rappresentano una cornice di regole per accompagnare, attraverso la contrattazione aziendale, la transizione verso una nuova normalità» ©