CINA-USA: SI RIACCENDE LA TENSIONE. «L’ambiente non dovrebbe diventare una merce di scambio»

Tornano a soffiare venti di tempesta tra Cina e USA. Dopo il recente incontro virtuale del presidente americano Joe Biden e di quello asiatico Xi Jinping al Leaders Summit on Climate, organizzato dalla Casa Bianca, la tensione tra le due superpotenze sembra riaccendersi repentinamente. La partecipazione del leader cinese a un evento come questo, interamente voluto e patrocinato dal suo omologo americano con l’intento di discutere e incoraggiare l’impegno climatico dei suoi partecipanti, era parsa il segno di un riavvicinamento. «Nel suo discorso Xi ha rimarcato il fatto che la Cina sia sempre stata fedele al proprio ruolo e agli impegni nella lotta al cambiamento climatico, mentre gli Stati Uniti hanno fatto dei passi indietro. Dunque, incontro sì, ma abbastanza a metà strada», dice Francesca Manenti, Senior analyst presso il Centro Studi Internazionali.

Biden ha approfittato del summit per annunciare un nuovo target di riduzione delle emissioni di gas serra americane, mentre la Cina continua a tenersi cauta… «La questione per il Paese asiatico è un’arma a doppio taglio: da un lato è un’economia in crescita basata ancora principalmente sui combustibili fossili, il che non le permette ancora di affermarsi come leader nella lotta al cambiamento climatico. Dall’altro la trasformazione ecologica è parte integrante della strategia di XI Jinping, che l’ha inserita in diversi importanti documenti strategici e ha posto due obiettivi specifici: il picco di emissioni entro il 2030 e la neutralità entro il 2060».

A novembre si terrà COP 26, la conferenza globale sul clima a Glasgow… «L’appuntamento potrebbe essere banco di prova per vedere quali impegni specifici la Cina assumerà, perché questi obiettivi non restino lettera morta. D’altra parte, è nell’interesse della leadership raggiungerli, per una questione di credibilità, ma i passi da fare restano tanti e difficili».

Per questo, chi gridava alla riapertura del dialogo tra i protagonisti di una guerra fredda combattuta a suon di dazi, accordi, alleanze e dichiarazioni, pare essersi dovuto ricredere. Soprattutto alla luce delle nuove dichiarazioni delle istituzioni asiatiche. «La strategia degli Stati Uniti è quella di ritirarsi se non sono d’accordo e tornare se sono d’accordo – ha infatti detto senza mezzi termini Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, riferendosi all’atteggiamento altalenante assunto ultimamente dagli USA rispetto alla questione climatica. – Quanta fiducia può generare una mossa del genere? In caso di modifiche ai patti, manterranno gli impegni presi?», ha poi aggiunto, confermando che le relazioni tra i due Paesi restano tese, eccome.

«La Cina sta partecipando attivamente alla ricerca di uno sviluppo sostenibile e comune. Sta agendo come un grande Paese e sta assumendo un ruolo guida nel rispondere a questioni rilevanti per lo sviluppo globale. Gli Stati Uniti dovrebbero fare lo stesso». A gettare benzina sul fuoco c’è anche Ma Zhaoxu, viceministro dello stesso dicastero. «Il cambiamento climatico non dovrebbe diventare una merce di scambio per la geopolitica. La Cina è disposta a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti sulle questioni ambientali, sulla base del rispetto reciproco e dei risultati vantaggiosi per tutti, nella speranza che essa svolga un ruolo positivo nello sviluppo di relazioni bilaterali sane e stabili». ©

Ha collaborato Sara Teruzzi