CONTRATTO METALMECCANICI: PIU’ TUTELE ALLE VITTIME DI VIOLENZE

Il settore metalmeccanico punta su formazione e flessibilità funzionale per uscire dalle crisi e affrontare i costi della cassa integrazione. «Nel 2021 riusciremo a mantenere il budget dell’anno scorso, ma adesso stiamo cercando di abbandonare l’idea di ridurre solo i costi e di iniziare a incrementare anche il fatturato, l’Italia sta iniziando a portare qualche commessa in più… all’estero stiamo cercando ancora di capire», dice Francesco Sormani, responsabile del personale e membro del CdA di Industrie CBI S.p.a., produttrice di ventole industriali con sede a Monza. «Per essere competitivi sul mercato italiano – anche grazie allo sblocco dei cantieri –  stiamo cercando di essere certificati a tutti i livelli, in modo da essere chiamati a partecipare alle gare. Questo è quello che ci manca, anche perché dobbiamo fare i conti con aziende europee già molto strutturate. L’obiettivo è quello di arrivare a farci chiamare».

Le aziende italiane che livello di credibilità hanno fuori dai confini?

«Dall’estero abbiamo percezioni positive, quindi direi che il governo Draghi in generale ci ha aiutati, su questo certamente poi la singola realtà aziendale è tutta un’altra cosa».

In questi primi spiragli di ripartenza, con quali Paesi state vedendo riprendere maggiormente gli affari?

«Facendo un’analisi del fatturato italiano ed estero, abbiamo notato che dall’Italia inizia ad arrivare qualche commessa in più, sull’estero stiamo iniziando a capire piano piano che cosa potrà accadere. Lavoriamo con la Cina, con gli Emirati Arabi, con gli Stati Uniti e con la Russia, hanno tutti potenzialità enormi e sono già in ripresa. Avendo filiali commerciali in Spagna e in Francia, sappiamo che la prima si sta rialzando un po’ più lentamente, mentre in Francia si sta lavorando molto, soprattutto grazie al nucleare».

In una recente intervisa a il Bollettino Dario Voltattorni, Direttore Esecutivo dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari – come la vostra – diceva che hanno sofferto meno il colpo della pandemia rispetto alle altre: è così?

«Producendo anche grandi aspiratori per il petrolio, già prima del Covid-19 siamo stati penalizzati dalla crisi dell’oil & gas e abbiamo dovuto chiudere uno stabilimento in Abruzzo. Quindi siamo stati costretti a cavalcare l’onda della cassa integrazione e poi abbiamo continuato con la pandemia, perdendo una quota importante di mercato e di fatturato, che è sceso di un buon 30%, e non siamo ancora riusciti a recuperarla. Certamente la cassa integrazione ha dato un minimo di sollievo alle imprese, essendo pagata dallo Stato. Il problema è quando finirà…».

Perché?

«Le aziende si dovranno riorganizzare e prima di rientrare a fare il fatturato di prima passerà del tempo. Quindi il problema è che non potranno sostenere i costi dei lavoratori inattivi, che diventeranno solo un costo. La nuova organizzazione del lavoro peserà moltissimo».

Intanto, dal 1 giugno – dopo 13 mesi di trattative – sarà applicato il nuovo contratto dei metalmeccanici, che oltre a una rivisitazione della parte retributiva include temi importanti come il welfare, la sicurezza e le misure antiviolenza

«Il contratto dei metalmeccanici dovrà tenere conto dello smartworking…».

Nel vostro settore è più difficile lavorare da casa rispetto ad altri: avete avuto aiuti economici per far fronte alla necessità  di digitalizzazione?

«Siamo riusciti ad avere dei finanziamenti agevolati, a fondo perduto, per poter procedere alla modifica di alcune attività, ma per quanto riguarda il lavoro agile noi cerchiamo di scoraggiarlo. Questo perché abbiamo notato che una persona a casa perde il 20% di produttività rispetto a quando è in ufficio. E vale per anche per i settori nei quali si potrebbe fare tranquillamente smartworking. L’ambiente di lavoro è fondamentale: c’è sempre bisogno del supporto di altre persone, perché comunque si è legati all’attività di tutto l’ufficio. Quando si è qui, se c’è un problema, si ha una reazione immediata, invece da remoto bisogna cercare chi è disponibile e magari non c’è nessuno. Per non parlare delle interruzioni per affari personali».

Tra i punti del nuovo contratto c’è anche la formazione

«La forza di un’azienda sta nella capacità di investire sulle persone. Da qualche mese la stiamo già facendo alle persone in cassa integrazione per far imparare un altro tipo di attività rispetto alla loro. A causa della situazione attuale bisogna conoscere almeno due o tre cose, per rientrare nella turnazione della cassa integrazione, affinché venga distributa equamente: in caso di interi settori chiusi, infatti, chi lavora lì potrà occuparsi in altri impieghi».

Come vivete la spinta green?

«Proprio per il lavoro che facciamo, siamo attentissimi. E stiamo pensando a nuovi investimenti in questo settore, ad esempio un progetto in valutazione è la creazione di impianti di aspirazione e trasformazione dell’aria. Poi ovviamente ogni 3 o 4 mesi facciamo controlli di tutto ciò che immettiamo in atmosfera…».     ©