• giovedì, 2 Dicembre 2021

HOME DECOR: LE AZIENDE ITALIANE REGINE DEI MERCATI

Riprendono a volare i titoli dell’home decor spinti dalla campagna vaccinale. A sostenere la risalita del comparto anche lo smartworking. Il settore del tessile vive un periodo difficile, registrando un calo di fatturato rispetto al 2019 dell’11,5%, un valore che non si vedeva dal 2009, eppure le società specializzate sulla casa, pur soffrendo nel reperire le materie prime, si risollevano grazie all’interesse che le persone hanno risvegliato per le loro abitazioni, ambienti di cui avere cura perché nuovi luoghi di lavoro.

Secondo un’analisi di  Euromonitor  il mercato vale 649 milioni di dollari e il negozio dove si fa più business di questo genere è Internet.

I titoli da tener d’occhio in Borsa sono Caleffi, i cui dati preliminari consolidati 2020 hanno confermato l’eccellente performance con un fatturato in aumento tra l’8% e il 10% rispetto al 2019 e il gruppo spagnolo Inditex che, dopo aver registrato una perdita netta di 409 milioni di euro nel 2020, risale la china con una crescita del 50% e ricavi pari a 4,9 miliardi di euro. Alle spalle resta comunque un anno nero: secondo i dati Istat, a febbraio, i risultati peggiori si rilevano proprio per l’industria tessile e l’abbigliamento (-8,9%)  in flessione tendenziale quasi ininterrotta da febbraio 2020, pari a 3,5 miliardi di euro, rispetto allo stesso periodo 2019. Il 49% delle aziende ha accusato un calo della raccolta ordini tra il -20% e il -50%» rispetto al medesimo periodo dello scorso anno; il 29%, invece, ha registrato una flessione compresa tra il -10 e il -20%. Eppure, i ripetuti lockdown hanno innescato un meccanismo per cui le famiglie tendono a rendere più bello, funzionale e tecnologico lo spazio in cui vivono. E le aziende del settore, che tra il 2015 e il 2019, si erano viste aumentare le vendite dell’8,4% (solo nel 2019 il tasso di crescita era stato di +1,8% per un valore complessivo di 14,9 miliardi di euro) provano a tirare una boccata di ossigeno. «L’Italia registra un consumo storico di biancheria per la casa: è uno dei primi Paesi con i più alti volumi di impiego di cotone per biancheria da letto. Parliamo di 27K tonnellate metriche», dice Alessandro Carillo, brand manager di Carillo Home. La pandemia ha sicuramente generato un rallentamento nel settore tessile ma l’attenzione della produzione si è spostata in una certa misura anche verso il rivestimento dei letti ospedalieri e le maschere di tela. «A dare una spinta al mercato sono anche le nuove generazioni, ragazzi che non vivono più con i genitori e che danno valore all’aspetto estetico del proprio habitat, partendo proprio dalla biancheria per la casa.  Sono consumatori coscienziosi che quando comprano prendono in considerazione il Paese d’origine, la sostenibilità nella produzione e nel consumo.

Quindi fatturato in rosso ma futuro roseo?

«Rispetto ad altri settori, il tessile casa ha risentito in maniera attenuata della crisi. C’è comunque da fare una differenziazione tra Nord e Sud: l’home fashion in Campania per esempio ha subito dei cali anche fino al 40%. Però è vero: la costrizione tra le mura domestiche ha favorito l’utilizzo di tessuti per la casa e la voglia di cambiare. La casa è diventato un luogo da cui, via web, si tengono meeting e riunioni e quindi va allestita ad hoc, con le giuste tende e complementi d’arredo. Questa nuova esigenza ha sicuramente aiutato il settore».

Avere un modello di business flessibile, fortemente orientato all’innovazione, ha favorito una sorta di mantenimento?

«Assolutamente sì, siamo riusciti a difendere la flessione di fatturato durante il periodo di emergenza e a compensare sia col cambio di destinazione della nostra filiera produttiva, convertendola nella realizzazione di DPI, sia con le vendite online che durante tutto questo ultimo anno e mezzo sono cresciute in modo esponenziale. Mascherine e e-commerce sono state la salvezza per tante aziende».

Secondo i dati di Global Market Insights, l’industria tessile italiana è la prima in Europa con un fatturato di 7,6 miliardi di euro nel 2019 ed è protagonista dell’evoluzione green…

«Anche i tessuti diventano ecosostenibili: un mercato vincente. In un momento in cui le politiche per ridurre i tassi di inquinamento e avviare produzioni che abbassino notevolmente l’impatto sull’ambiente dovrebbero essere al centro dell’attenzione mondiale, ognuno deve compiere la sua parte. Anche noi produciamo una linea realizzata totalmente con materiale riciclato, dal packaging al prodotto finale, riuscendo così a coniugare l’offerta di accessori funzionali dal design originale – nostro punto di forza – e la sostenibilità ambientale».

L’innovazione applicata ai tessuti favorisce l’azienda?

«È l’arma di attacco e difesa allo stesso tempo, è più di una semplice innovazione: rappresenta una strategia che abbraccia l’intero sistema delle attività di una azienda. L’innovazione spinge a riorientare l’intero sistema per arrivare a un aumento significativo del valore creato, per gli acquirenti e per se stessi. In questo senso va ben oltre un approccio commerciale, pionieristico o una formula dispendiosa e facilmente imitabile dai grandi colossi come Ikea o Zara Home. In questo modo proviamo a sfidarli su territori non coperti, guardando soprattutto ai non-clienti e creando nuovi spazi mercato incontaminati. Con questo approccio mentale è possibile superare i confini tradizionali del nostro settore, per esplorare nuovi territori e nuove modalità con cui costruire la nostra proposta valore».

La pandemia ha messo a nudo la fragilità di un modello economico basato sulla strozzatura dei costi e sulla non sostenibilità: tante persone che si sono ritrovate a vivere nell’incertezza…

«Tanti negozi hanno chiuso e le filiere si sono congelate, gli accordi presi con i fornitori non sono stati onorati. Milioni di lavoratori tessili in tutto il mondo si sono ritrovati in una situazione di assoluta disperazione, non più in grado di sostenere nemmeno le spese di prima necessità come cibo e affitto. Migliaia di operai hanno perso il lavoro o subito una sostanziale riduzione dello stipendio a causa del fatto che alcuni dei maggiori brand di moda negli Stati Uniti e in Europa hanno cancellato (o si sono rifiutati di onorare) gli ordini per un valore che si stima essere pari a 16,2 miliardi di dollari.  Un report pubblicato a novembre 2020 da Worker Rights Consortium ha messo in luce come quasi l’80% dei lavoratori tessili intervistati soffra la fame e che molte aziende estere voltino le spalle alla filiera produttiva dalla quale hanno tratto guadagno».

Il Covid-19 ha mutato la domanda da parte dei consumatori?

«Prima dell’era Covid la domanda ci ha spinto alla ricerca di tessuti capaci di neutralizzare microrganismi, soluzioni che impedissero al più il proliferare di cattivi odori. La pandemia ha modificato le priorità dell’industria tessile: oggi le aziende si sfidano nella creazione di tessuti capaci di eliminare virus e batteri patogeni. Un terreno fertile, sicuramente più impegnativo ma motivo di orgoglio». ©

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