• giovedì, 2 Dicembre 2021

CERTIFICATES IN ASCESA, MA ATTENTI AI RISCHI

certificates

Tornati in auge negli ultimi tempi, ma disponibili nel nostro Paese da poco più di una ventina d’anni, i certificates spiccano tra le proposte di alcune importanti banche come Unicredit e BNP Paribas, che li scelgono come valida soluzione per estrarre guadagni anche in un periodo delicato come questo. «Presentano alcune valide opportunità, soprattutto per tutelarsi da eccessive fluttuazioni», dice Fulvio Ortu, professore ordinario di Quantitative finance and derivatives dell’Università Bocconi. «D’altra parte si tratta comunque di prodotti derivati e, dunque, a rischio di per sé maggiore rispetto a prodotti equity od obbligazionari». questo prodotto è una macrocategoria sotto il cui nome si nascondono realtà con caratteristiche molto diverse. Hanno però in comune la natura di strumenti cartolarizzati e, in quanto tali, il fatto di non aver mai ispirato particolare simpatia al legislatore italiano. «Si tratta di una famiglia di prodotti finanziari innovativi e piuttosto efficienti, perché permettono di investire in sottostanti che altrimenti non sarebbero immediatamente o facilmente raggiungibili, in particolare dal gestore retail, per il quale sono soprattutto pensati: indici di Paesi emergenti, materie prime, valute o prodotti strutturati su sottostanti più classici, come azioni o indici nazionali ecc. Un’altra caratteristica è che sono negoziabili: in Borsa italiana esiste un segmento specifico, il SEDEX, che si occupa proprio di questi strumenti».

Quali sono i vantaggi?

«Gli stessi di tutti i derivati: se compresi e usati opportunamente, possono aiutare a migliorare il rapporto rischio/rendimento. Poi dipende dall’avversione al rischio dello specifico investitore. Sulla base di questa egli può decidere i prodotti che meglio si adattano ai suoi scopi. Entrando più nel dettaglio, possiamo pensare a prodotti del tipo equity protection, sostanzialmente delle assicurazioni di portafoglio. Si possono costruire mattone per mattone, ma questo richiede molta competenza, oppure essere forniti in maniera sintetica. Prendiamo un investitore che vuole avere un portafogli a equity, ma è preoccupato che queste possano essere sopravvalutate oppure a rischio, ad esempio, di un aumento dei tassi e dunque di uno spostamento verso i fixed income. Ebbene, una tale forma di capitale protetto può essergli utile, soddisfacendo la sua scarsa tolleranza a un eventuale downside del mercato. In un periodo di grande incertezza e valutazioni importanti come questo, con multipli price earnings particolarmente alti, strumenti del genere possono essere appetibili».

Se esistono, quali sono a suo parere le condizioni in cui investire in certificati a capitale non protetto conviene?

«Dipende dal soggetto di cui si parla, per due parametri fondamentali. Uno è ancora il livello di tolleranza al rischio. L’altro è l’obbiettivo, che gli è strettamente interseco: si parla dell’orizzonte temporale di un investimento e della strategia che sta dietro alla sua gestione, ma anche del ciclo di vita dell’investitore. Sempre pensando a un investitore retail, per il quale i certificates sono pensati, si tratta di un complemento al risparmio. Sconsiglierei, in quanto altamente rischioso, di esporsi con tutti i propri risparmi su una posizione di questo tipo».

Quali sono le categorie più interessanti per il retail market?

«Penso che quelli che potrebbero essere in qualche modo interessanti siano gli equity protection certificates che citavo, affiancati a una normale situazione di portafoglio, e gli equity protection benchmark nella versione Quanto, che permettono di investire in indici stranieri non quotati in euro immunizzandosi dalle variazioni del tasso di cambio. Naturalmente è un edging, una protezione, che si paga, e dunque bisogna aver fatto le proprie adeguate valutazioni costi benefici prima di servirsene».

Che suggerimento darebbe agli investitori?

«Di stare molto attenti, studiare bene e cercare di capire al meglio possibile cosa si sta facendo quando si investe in strumenti del genere. Si tratta di prodotti con una certa complessità dietro, che vanno adeguatamente capiti. Insomma, possono fornire dei vantaggi, ma bisogna sempre operare con cautela».

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