sabato, 13 Aprile 2024

Embargo alla Russia: c’è chi vince e chi (non) perde

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LE SANZIONI: CHI LE HA IMPOSTE E QUALI SONO

Mentre l’esercito russo avanza sul fronte militare, UE, Stati Uniti e Gran Bretagna avanzano su quello delle sanzioni. I tre attori si muovono in maniera differenziata, a seconda di quanto l’embargo nei confronti della Russia potrebbe influire sui loro stessi interessi. Blocco degli asset di banche russe grandi, medie e piccole, divieto per Mosca di accedere ai mercati finanziari e di capitali dell’Occidente, esportazioni controllate per settori sensibili come quello tecnologico e quello aerospaziale.
Misure che mirano a indebolire l’economia russa. Inoltre, si fa più concreta l’ipotesi di escludere Mosca dal sistema SWIFT, dopo l’ok da parte di Francia, Cipro e Italia e l’apertura della Germania. Ancora escluse sanzioni incisive nel settore energetico (decise invece dagli USA).

La situazione di stallo di una potenza economica come la Russia non solo potrebbe portare vantaggi ai concorrenti ma anche rivelarsi meno efficace nei confronti del Paese stesso. L’attenta e dettagliata preparazione delle operazioni militari in Ucraina da parte di Vladimir Putin è accompagnata da una profonda trasformazione dell’economia russa, in atto dal 2014 quando ci fu l’annessione della Crimea e le conseguenti sanzioni da parte dell’Occidente. Proprio questo consolidamento, unito ad altre “scappatoie”, potrebbe limitare l’impatto delle sanzioni.

CHI TRAE VANTAGGIO: I CONCORRENTI MA NON SOLO

La Cina di Xi Jinping, contraria alle sanzioni che ha definito «illegali», ha sicuramente molto da guadagnare, sia in termini economici sia in termini politici. I dazi europei e la limitazione delle esportazioni potrebbero imporre agli acquirenti di rivolgersi ad altri mercati alternativi a quello russo, soprattutto in settori competitivi come quello tecnologico, dove anche l’India potrebbe fare la sua parte. E non solo in termini di forniture hi-tech ma anche di acciaio e componenti per l’ingegneria.
Sul lungo termine, la Cina potrebbe assumere un peso molto rilevante per il gas e il petrolio russo, soprattutto alla luce degli accordi da 117 miliardi di dollari annunciati da Putin e Xi Jinping lo scorso 4 febbraio, quando lo Zar era a Pechino per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali. In quell’occasione, Putin accennò a un nuovo contratto per la fornitura di 10 milioni di metri cubi di gas russo all’anno alla Cina e il gigante petrolifero Rosneft, guidato da Igor Sechin storico alleato di Putin, firmò un accordo con la China National Petroleum Corporation per fornire, in 10 anni, 100 milioni di tonnellate di petrolio attraverso il Kazakistan.
Sul fronte politico, la Cina vede la Russia come un alleato per quanto riguarda la questione Taiwan, con Mosca che ha avallato le pretese di Pechino sull’isola. Che, sull’onda di quello che sta accadendo in Ucraina, potrebbe essere la prossima vittima.

Su altri mercati, chi potrebbe trarre benefici dall’embargo alla Russia è il Canada. I due Paesi sono concorrenti nell’esportazione di materie prime come grano, oro e potassa, impiegato come fertilizzante in agricoltura. L’eliminazione di un player così importante dal mercato potrebbe far crescere i profitti di agricoltori e produttori di materie prime canadesi.

LE “SCAPPATOIE” RUSSE

La trasformazione economica, iniziata nel 2014 e definita Fortezza Russia, ha visto Putin mettere in atto una serie di misure che potrebbero ridurre notevolmente l’efficacia delle sanzioni. La riduzione delle transazioni commerciali in dollari a favore di euro e yuan, le basi per la creazione di un proprio sistema per i pagamenti internazionali, lo stop all’importazione di alcune merci dall’Occidente. Senza contare le riserve in valuta e oro che, a gennaio, ammontavano a 630 miliardi di dollari. E, in termini di valute, un’altra carta a disposizione di Mosca: le crypto. Attraverso il Rublo Digitale e tecnologie specifiche per nascondere le origini delle operazioni (di norma trasparenti sulla blockchain) il Paese potrebbe fare affari con chiunque sia disposto a farlo.

Questi sono solo alcuni degli assi nella manica di Putin che rendono la Russia una vera e propria fortezza, capace, potenzialmente, di resistere per molto tempo all’assedio delle sanzioni occidentali.

Sara Zolanetta

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Laureata in Scienze ambientali all’Università di Milano Bicocca, ho frequentato un master in Comunicazione scientifica e quello in Giornalismo della Scuola “Walter Tobagi/Ifg”. Dal 2011 sono giornalista professionista. Ho lavorato come freelance e autrice televisiva per media nazionali e internazionali. Nel 2013 mi sono trasferita in Israele come corrispondente per testate italiane. Dal 2019 insegno Linguaggio audiovisivo e Videogiornalismo alla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano. Per il Bollettino mi occupo della redazione web e dei canali social. 📧 [email protected]