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Più stimoli e meno restrizioni: come la Cina scommette sulla crescita

DiMarco Battistone

10 Marzo 2022

Pechino punta sulla ripresa in cerca di stabilità. Durante l’ultima sessione legislativa, il primo ministro cinese Li Keqiang ha annunciato che per il 2022 la crescita del PIL attesa sarà intorno al 5,5%. Si tratta di una previsione ambiziosa, considerevolmente al di sopra delle attese del Fondo Monetario Internazionale, che aveva messo l’asticella al 4,8%. Nel 2021, il gigante asiatico era cresciuto dell’8,1%, ma con un quarto trimestre fermo al 4% che aveva richiamato alla prudenza. Dietro il rallentamento, anche e soprattutto la paralisi del mercato causata dalla zero-covid policy e dalla stretta legislativa sulle grandi compagnie. Politiche su cui il governo sembra voler fare marcia indietro, non solo per ragioni economiche. Tra ottobre e novembre il Congresso nazionale del partito sarà chiamato a decidere riguardo a un terzo mandato al presidente uscente Xi Jinping: una condizione di stabilità economica non potrà che essere funzionale a una rielezione.

Le sfide della ripresa

L’obiettivo di crescita comunicato dal governo è il più basso degli ultimi trent’anni, ma questo non significa certo che raggiungerlo sarà facile. Ufficialmente, il governo ha destinato a questo scopo alcuni fondi rimasti congelati per l’emergenza del Covid 19 e i profitti delle compagnie a partecipazione statale. Fonti di finanziamento tutto sommato modeste, ma che gli osservatori ritengono sufficienti, in assenza di imprevisti. In questo senso, la guerra in Ucraina potrebbe costituire un ostacolo non da poco, con il rincaro delle commodities e dell’energia che frena la ripresa industriale. Molto dipenderà dalla capacità di rinnovare le supply chain, ancora atrofizzate dall’inizio della crisi pandemica. In generale, sembra difficile pensare di raggiungere il traguardo fissato senza includere una quota di deficit spending. Essa dovrebbe essere comunque minima, in accordo con le tendenze di politica economica tipiche di Pechino. Va però specificato che sull’affidabilità delle somme ufficiali si discute molto, e non si può escludere qualche aggiustamento poco chiaro in sede di bilancio. Certo, non fuga i dubbi la precisione surreale con cui la Cina, stando ai suoi dati, avrebbe rispettato gli obiettivi di crescita degli ultimi anni.

Marcia indietro su Tech e immobiliare

Tra i più grandi ostacoli a una ripresa economica consistente abbiamo anche alcune scelte politiche del legislatore cinese. In particolare, la cosiddetta “agenda della prosperità comune”. Volta a diminuire lo strapotere delle grandi compagnie, essa si è concretizzata in un attacco diretto ad alcuni dei principali colossi tecnologici locali. In testa a tutti Alibaba, che, dopo la temporanea scomparsa del patron Jack Ma e il blocco dell’IPO della controllata Ant Group, ha visto il suo potere ridotto drasticamente nel corso dell’ultimo anno. L’immobiliare è l’altro settore più duramente colpito dalle nuove norme del governo, che hanno imposto una radicale riduzione dei mutui per la casa. Il 2021 ha visto un calo dell’11% dei nuovi progetti e una discesa verticale degli investimenti, mentre alcuni dei più grandi e noti colossi del settore, come Evergrande, sfioravano il fallimento. Non è dunque un caso se nel suo discorso il premier non ha menzionato queste norme, che si dovranno quantomeno allentare, per favorire la crescita e ridurre il più possibile le cause di conflittualità sociale in occasione dell’elezione del leader supremo.

Il problema del contrasto al virus

Ed è altamente probabile che non sarà l’unico punto che il governo dovrà riconsiderare. Anche la zero-covid policy, al momento in vigore solo in Cina, rischia di essere un freno non da poco alla crescita. Il suo effetto finora è stato quello di prolungare gli effetti della crisi pandemica, diminuendo la spesa dei consumatori, ma anche i nuovi progetti e investimenti, così come la quota di turismo dall’estero. E mentre i casi salgono, i vertici cominciano a dividersi. C’è chi, come l’epidemiologo Zeng Guang, promette che la transizione a una politica di convivenza col virus arriverà «nel prossimo futuro», ma al tempo stesso restano fortissime le spinte interne di chi continua, ostinatamente, a sostenere la strategia corrente. In un modo o nell’altro, Xi e i suoi dovranno fare una scelta, sebbene sempre con un occhio volto ai possibili scenari di ottobre. ©

Marco Battistone

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Immagini di Markus Winkler su Unsplash

Marco Battistone

Giovane studente di lettere, da sempre appassionato di temi finanziari, approda al Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente cura le rubriche di business ed educazione finanziaria dell’edizione cartacea, nonché una rubrica video settimanale in cui tratta temi finanziari nel modo “pop” caratteristico del Bollettino.

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