• venerdì, 27 Maggio 2022

EDUCAZIONE FINANZIARIA Incertezza su NFT e Cripto, un rischio per i giovani imprenditori

C’è bisogno di una fiscalità digitale al passo con la situazione. Neanche i recenti tentativi di riforma fiscale sono riusciti a risolvere una volta per tutte i vuoti normativi legati alle compagnie operanti sul web e agli ultimi sviluppi in fatto di impresa e di finanza. Una contingenza aggravata dalla mancanza di norme uniformi in materia tra i vari membri UE. «Il Consiglio europeo, già nel 2017, ha evidenziato la necessità di assicurare norme fiscali internazionali sia per i settori economici dell’era digitale sia per quelli più tradizionali», dice Luigi Conte, presidente di ANASF (Associazione nazionale consulenti finanziari). A ottobre è stato fatto un significativo passo avanti, con l’approvazione dell’Inclusive framework on base erosion and profit shifting, sottoscritto da 141 Paesi. Ma questo documento rivoluzionario, a oggi ancora inapplicato, non colpisce che un aspetto del problema, cioè quello legato alle Big Tech e alla loro tendenza elusiva rispetto alla tassazione dei singoli Paesi. Resta invece ignorata un’altra questione altrettanto cruciale, che riguarda la totale incertezza riguardo ai più recenti ritrovati della finanza digitale, come NFT e criptovalute. Un fatto che colpisce soprattutto i giovani imprenditori, in un Paese in cui la fiscalità resta ancora un aspetto molto complesso per coloro che avviano una nuova impresa».

A livello internazionale si discute di adottare una tassazione unica in ambito digitale. Che effetti potrebbe avere sulla normativa italiana?

«Il principale ostacolo della commercializzazione transfrontaliera dei prodotti e servizi finanziari spesso è dovuto dalla differente tassazione dei servizi a livello nazionale che di fatto inibisce l’attività tra i Paesi. Il Consiglio europeo, già nel 2017, ha evidenziato la necessità di assicurare norme fiscali internazionali sia per i settori economici dell’era digitale che per quelli più tradizionali e noi abbiamo partecipato a numerose consultazioni, sottolineando la necessità di creare un testo unico dedicato a politiche fiscali in ambito europeo e di applicare una tassazione univoca per tutti i paesi dell’Unione. Un unico mercato solido e robusto, strutturato al fine di rafforzare la competitività dell’industria dell’Unione europea e accelerare la transizione digital green, può altresì migliorare notevolmente le operazioni transfrontaliere e promuovere l’innovazione e la competitività del settore».

NFT e criptovalute sono ancora strumenti praticamente ignorati dalle leggi in materia fiscale. Crede che questo generi in qualche modo un vantaggio o vada a scapito dell’investitore?

«Le criptovalute rappresentano, soprattutto in questo periodo di crisi geopolitica, uno strumento molto volatile, un rischio che non tutti gli investitori possono correre. A livello europeo si sta lavorando per l’implementazione del Regolamento sui mercati delle cripto-attività – MiCA e, quando sarà applicato, fornirà un quadro normativo più chiaro rispetto anche alla protezione dei cittadini. Dal punto di vista fiscale, però, rimangono ancora diversi i temi da chiarire, come ad esempio i profili tributari degli NFT e, più in generale, degli altri token. Premettendo che solo la clientela più evoluta culturalmente potrebbe orientare le proprie scelte di investimento verso questi strumenti finanziari, la mancanza di una normativa solida evidenzia ancor più la necessità di avvalersi delle competenze di un consulente finanziario».

A gennaio il tasso di inflazione è salito al 4,8%, contro il 3,9 di dicembre. Il rischio è che gli alti tassi riducano gli effetti dei recenti aggiustamenti dell’imposizione fiscale. Come può il risparmiatore tutelarsi da un fenomeno del genere?

«Con la Legge di bilancio 2022, il legislatore ha rivisto le aliquote e gli scaglioni Irpef ma l’aumento della crescita dei prezzi eroderà in maniera significativa le riserve dei risparmiatori. In questi periodi è importante tenere l’emotività sotto controllo, razionalizzando i processi e chiarendo gli obiettivi già posti in essere e verificare se le scelte compiute meritano di essere rifocalizzate. In questa fase, il risparmiatore non deve agire da solo ma confrontarsi con un professionista che, soprattutto nelle fasi economico-finanziarie più volatili, può aiutarlo a ragionare sulla migliore scelta operativa».

Il nostro sistema fiscale è notoriamente piuttosto complesso da avvicinare per chi non ha conoscenze specifiche pregresse. Come si può rimediare a questo problema?

«Anche in questo caso è opportuno lavorare per obiettivi e porre l’attenzione sulla sostenibilità del presente. In questa attività è centrale il ruolo del professionista che possiede competenze e strumenti adeguati per razionalizzare i processi preventivi che portano a definire le scelte e, al contempo, può fornire educazione finanziaria puntuale sulle scelte intraprese».

Quali sono al momento le principali agevolazioni per un giovane che volesse entrare nel mondo della finanza?

«Con la Legge di Stabilità 2015 è stato introdotto un nuovo regime fiscale, che prevede la determinazione del reddito in maniera forfettaria per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, tra i quali i consulenti finanziari. Dal 2019, nel caso di nuove attività e in particolare per i giovani che entrano nel mondo del lavoro l’aliquota rimane al 5% per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro anni successivi; i contribuenti sono esonerati dagli obblighi contabili IVA; non sono obbligati a emettere fattura elettronica, soggetti a ritenuta d’acconto e numerosi altri vantaggi. Con la Legge di Bilancio 2022, infine, sono state modificate le aliquote e gli scaglioni Irpef ed è stato previsto che i consulenti finanziari, in quanto imprenditori persone fisiche, non saranno più considerati soggetti passivi IRAP e, quindi, non dovranno più presentare la dichiarazione IRAP né effettuare alcun versamento».              ©

Marco Battistone

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