Le Società di Gestione del Risparmio (SGR) sono specializzate nella gestione professionale del patrimonio dei risparmiatori. Hanno il compito di trasformare il risparmio privato in investimenti diversificati, adatti al profilo dell’investitore e, auspicabilmente, redditizi.
Possono gestire fondi comuni d’investimento, piani finanziari individuali, SICAV e, in alcuni casi, anche fondi alternativi come hedge fund o soluzioni di private equity.
Forniscono quindi sia una gestione finanziaria collettiva, raccogliendo i capitali di più investitori e investendoli secondo una strategia condivisa, attraverso strumenti come i fondi comuni. Sia una gestione individuale, con un servizio personalizzato su misura per chi vuole affidare il proprio Portafoglio a gestori esperti.
In entrambi i casi, l’obiettivo è uno solo: massimizzare i rendimenti in base al profilo di rischio del cliente, proteggendolo dalle insidie dei Mercati.
La consulenza tra risparmio e investimento
In un contesto di tassi d’interesse in evoluzione, inflazione instabile e crescente complessità di scenario, le SGR rappresentano un ponte importante tra risparmio e investimento.
I costi dei servizi finanziari offerti possono variare molto in base al tipo di fondo, alla strategia di investimento e alla struttura della SGR stessa. Il costo totale può andare da meno dell’1% annuo per fondi passivi o ETF, fino al 3-4% o più per fondi attivi complessi.
Informarsi bene sui costi
È sempre importante leggere il KID (Key information document) per conoscere i costi effettivi prima di investire.
In Italia sono attive circa 160 SGR autorizzate a operare, e alcune delle maggiori sono ad esempio Generali Investments (Gruppo Generali), Amundi Italia, Anima (tra le più grandi SGR italiane indipendenti), Eurizon Capital (Gruppo Intesa Sanpaolo), Arca Fondi e Poste Italiane SGR.
SGR, come trovare quella giusta
Ecco 7 criteri chiave da considerare:
1 – Stile di gestione: tra gestione attiva, con scelte dinamiche di investimento, o passiva, che replica un indice. Alcune SGR sono specializzate in una delle due.
2 – Gamma di fondi offerti: valutare se propone fondi coerenti con il proprio profilo di rischio (prudente, bilanciato, aggressivo) e gli orizzonti temporali.
3 – Performance storiche: anche se non garantiscono risultati futuri, le performance passate possono dare un’idea della qualità della gestione.
4 – Redditività: considerare margini di profitto e crescita degli utili.
5 – Costi e commissioni: controllare le spese di gestione e quelle di performance, le commissioni di ingresso e uscita, i costi nascosti. Anche un piccolo 1% annuo può fare una grande differenza nel lungo periodo.
6 – Trasparenza e comunicazione: una buona SGR fornisce report chiari, aggiornamenti regolari e strumenti per monitorare l’andamento dei propri investimenti.
7 – Reputazione e vigilanza: verificare che sia autorizzata da CONSOB e Banca d’Italia, e informarsi sulla sua solidità e affidabilità. Vedere i valori di Asset Under Management (AUM): più sono alti, più la SGR è solida e affidabile. ©️
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📸 Credits: Canva
