mercoledì, 28 Febbraio 2024

Il beauty cresce, attesi 12,5 miliardi: 2022 da record

L’industria della cosmetica è in ripresa grazie all’accelerazione del digitale. La bellezza corre verso i 12,5 miliardi di euro nel 2022. Gli indicatori di mercato sono tutti positivi e l’ultima Indagine congiunturale dal Centro Studi di Cosmetica Italia, delinea una netta ripresa del settore. Secondo i dati preconsuntivi 2021, infatti, il fatturato globale del cosmetico è pari a 11,7 miliardi di euro, con una crescita del +10,2% rispetto al 2020. E, anche le esportazioni corrono e mettono a segno un +13%, toccando un valore di 4,7 miliardi di euro.

«Il mercato italiano di distribuzione del canale, che occorre precisare essere contraddistinto da tre assi principali di vendita (fragranze, trucco e trattamento) più uno ancillare relativo alla cura dei capelli, nell’ultimo biennio anni 2019 e 2020 è stato pari, come volume di vendite rispettivamente a 2.083 milioni di euro (+2,2 vs anno 2018) e 1.540 (-26,1 vs anno 2019), dunque il peso relativo rispetto al totale del mercato distributivo della cosmetica che racchiude anche i canali professionali, farmacia, gdo e erboristeria è passato dal 19,7% del 2019 al 15,8% del 2020, perdendo una posizione e passando dal secondo al terzo posto come volume di affari», spiega Michelangelo Liuni, Presidente FENAPRO e amministratore unico Profumeria Pepe S.r.l.

«Già però nel corso del 2021 il canale della profumeria selettiva sta reagendo molto positivamente con un +22,1% nel volume delle vendite stimate per la chiusura dell’anno, che la riporterebbero a una quota pari al 17,7%, riconquistando, seppur di poco, la seconda posizione».

Prende, quindi, il via sotto i migliori auspici il Cosmoprof Worldwide Bologna, dal 28 aprile al 2 maggio 2022, lasciandosi dosi alle spalle la crisi provocata dalla pandemia e inaugurando una stagione che guarda al futuro con ottimismo. Un comparto, quello della filiera cosmetica che ha dimostrato la propria capacità di rimanere al passo con le richieste del mercato e una propensione all’adattamento a una realtà in continua evoluzione, testimoniata anche dai mutamenti in corso nelle catene di approvvigionamento e produzione in termini economici, sociali e ambientali».

Come ha inciso la pandemia sul settore profumi e come possono essere quantificati i danni?

«Sono stati complessivamente pari a 542 milioni di euro, con un impatto importante in termini di flessione rispetto all’anno 2019».

Quali comparti specifici sono stati i più colpiti?

«La pandemia ha inciso principalmente sull’asse trucco, seguito dalle fragranze e dal trattamento. Unica nota positiva è relativa all’igiene del  corpo con un +6,6% e un valore pari a 25,8 milioni di euro».

Che cosa può dirci delle vendite dirette, porta a porta e per corrispondenza?

«Queste, che già scontavano una flessione nel 2019 pari allo 0,5% per un valore pari a 480 milioni di euro, nel 2020 hanno perso quota a causa della pandemia, per un totale pari al -30%, per un valore di 338 milioni di euro, passando dunque da un peso all’interno del totale mercato distributivo del 3,4% rispetto al 4,5% del 2019».

Sono aumentate le vendite online?

«Quelle monitorate fin dal 2013, sono passate dai 76 milioni di euro del 2013 ai 707 del 2020, con una crescita rispetto al 2019 pari al 42% e con una quota di mercato pari al 7,2%».

Quanto hanno influito i cambiamenti di comportamento imposti dalla pandemia sulle persone?

«Certamente i consumatori hanno acquisito più dimestichezza con l’online, con il quale nel nostro canale già molti operatori cosiddetti brick and mortar (ovvero tradizionali) si sono attrezzati da almeno un quinquennio. Tuttavia il nostro canale ha, per sua natura, l’approccio e la consulenza dirette e, dunque, nel post pandemia si è osservata una fiammata di rientri nei punti vendita fisici a testimonianza della professionalità e della necessità di frequentazione del punto vendita che contraddistingue il nostro canale da sempre».

Le persone hanno riscoperto le proprie abitazioni… sono aumentate le vendite delle fragranze per la casa?

«È un mercato in crescita , con valori bassi, ma purtroppo non abbiamo ancora un monitoraggio puntuale».

Quanto hanno speso gli italiani nell’ultimo anno per “profumarsi” e che paragone si può fare con gli anni precedenti?

«Se limitiamo la domanda all’asse fragranze, nel 2020 hanno speso 873,4 milioni di euro di cui 653,3 nel canale di profumeria. Del totale, 540,9 milioni di euro sono consumi femminili e 332,5 sono maschili. Naturalmente l’asse fragranze nel 2020 ha subito una flessione rispetto al 2019 del –21,5% (-24,8% nel canale profumeria), passando dai 1.112,1 milioni di euro (di cui 844,9 canale profumeria) del 2019 ai 873,4 (di cui 653,3 milioni di euro canale profumeria) del 2020».

Che ruolo gioca la digitalizzazione per il vostro settore?

«Fondamentale, perché segue le necessità dei clienti di ottenere quanto più velocemente e puntualmente possibile, informazioni e consigli. Tuttavia ribadisco che il confronto in presenza fisica per il nostro canale è fondamentale, quindi le attività che hanno i migliori risultati sono quelle che gestiscono un modello aziendale ibrido, che tenga conto di entrambi i fattori».

I profumi italiani sono esportati in tutto il mondo, qual è la situazione dell’export?

«La produzione italiana esporta nella categoria profumi e colonie, che hanno subito una flessione nel 2020 rispetto al 2019 pari rispettivamente al -21,9% (profumi) e al -22,3% (colonie), con valori di export pari rispettivamente a 360 milioni di euro e 554 milioni di euro, quindi cumulato pari a 914 milioni di euro su 4.154 di totale comparto cosmetico export Italia».

Fino a poco tempo fa l’Italia era il quinto mercato mondiale per il settore dopo USA, Francia, Germania ed Inghilterra…

«C’è un grande nuovo mercato rappresentato dalla Cina e poi anche il Giappone, quindi l’Italia come mercato perde un paio di posizioni per ragioni di grandezza intrinseca. Nel mondo nell’anno 2020 sono stati monitorati ben 7.993 lanci di profumeria alcolica rispetto ai 9.593 del 2019, con una flessione quindi del 16,7% e con un peso relativo rispetto al totale lanci nel mercato cosmetico pari al 4,6%».

Che previsioni si sente di fare per la ripresa del settore nel 2022?

«Il canale di profumeria secondo l’ultimo andamento congiunturale ha un recupero nel 2021 verso l’anno 2020 del 29,7% complessivo, suddiviso in un +30,7% del primo semestre e un +13,5% del secondo. Quindi il trend  di crescita è molto positivo e rispetto all’anno 2019 la previsione è di stare in una forbice tra il -4% e il – 7%. Comunque il canale ha reagito molto bene nel post pandemia. Quindi ritengo che nel 2022 torneremo a crescere rispetto all’anno 2019, pre pandemia, di circa il 2%-3% annuo».

Che rapporto hanno le nuove generazioni con i profumi?

«Le nuove generazioni sono la nuova meraviglia, sono evolute, poliedriche, sfidanti e costituiscono la sfida del presente per il futuro. Sono molto più pronte al cambiamento rispetto al passato. L’abilità del nostro comparto è quella di capirne le tendenze e assecondarle, rinnovandosi nella tradizione».

Capitolo Borsa: il mondo dei profumi è un buon asset di investimento?

«Le aziende di profumi sono aziende di cosmetica, che rappresentano colossi a livello mondiale. Le maggiori sono L’Oreal, LVMH, Shiseido Group, Estée LAuder Companies, Coty Inc., e certamente sono per trend di crescita, rispetto al valore intrinseco un ottimo asset di investimento. Recentemente poi per quanto riguarda il comparto produttivo italiano abbiamo la matricola in Borsa Italiana Intercos, che ha degli ottimi fondamentali».                            ©

crediti: Michelangelo Liuni

fonte dati: Centro Studi Cosmetica Italia