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  • giovedì, 2 Febbraio 2023

Come la guerra ha polverizzato l’economia ucraina

Un bilione di euro: è questa la cifra che Oleg Ustenko, tra i consiglieri economici più vicini al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, attribuisce ai danni subiti dal Paese est-europeo a seguito dell’invasione russa. A questa si aggiungono i 5 miliardi di euro di deficit al mese maturati. Non solo: le previsioni economiche precedenti a febbraio, che davano l’ in crescita del 3-4% circa, sono ora polverizzate. Si prevede una contrazione del 35-40%. L’attacco da est ha sortito effetti drammatici tanto a livello umanitario (le Nazioni Unite hanno calcolato che in aprile già quasi 16 milioni di ucraini erano in grave necessità di aiuto) quanto economico e non sembra destinato a finire qui.

Prestiti e finanziamenti non bastano

Vasti terreni coltivabili sono abbandonati a loro stessi, le industrie non distrutte sono comunque limitate a livello energetico e possono funzionare solo poche ore al giorno, le infrastrutture stradali e di comunicazione sono rischiose da utilizzare. Conseguentemente, mai il PIL ucraino aveva toccato quote così basse dal 1991 a oggi, e Ustenko invoca ulteriore aiuto dagli alleati europei. Aiuto che finora non ha potuto coprire l’immensa entità dei danni, ma non per questo è stato limitato: oltre 100 miliardi di euro sono stati consegnati nei primi sei mesi del conflitto in mani ucraine, anche se solo un numero limitato per ragioni umanitarie. La gran parte di questi derivano da prestiti (circa 69 miliardi secondo Devex) e dai cosiddetti grants, i finanziamenti a fondo perduto che abbiamo già visto in azione all’interno del contesto del Covid-19 nell’Unione Europea che a Zelenskyy hanno fruttato qualcosa meno di 18 miliardi. L’Ucraina, però, ha annunciato di aver già speso tutti i soldi ricevuti in questi difficili mesi, e il piano per il futuro non è roseo.

L’altra parte del conflitto: la richiesta di sanzioni alla Russia

Immancabile, da parte di Ustenko, la rinnovata invocazione a sanzioni economiche da imporre al governo russo. La distanza tra le parti in materia di possibilità economiche è tale da rendere insufficiente semplicemente foraggiare l’Ucraina, e Ustenko rileva con dispiacere che i costi elevati dell’energia permettono, a suo dire, che la guadagni dall’export di petrolio, gas e carbone più di quanto spende. Gran parte di quei soldi viene peraltro dall’Europa, nonostante il previsto embargo sul petrolio russo che in EU dovrebbe iniziare ad avere effetto dal 5 dicembre.
Insomma, davvero la Russia può andare avanti ad libitum in assenza di sanzioni?
Questo è vero solo in parte: secondo il Royal United Services Institute l’economia russa è per il 40% composta da movimenti formali coinvolgenti lo stato, e pertanto la parte non ottimizzata della produzione di beni utili al fronte o in azioni per facilitare lo sforzo militare in Ucraina è potenzialmente più semplice da riadattare per nuovi scopi. La dipendenza materiale dall’import per macchinari a scopo industriale è però molto alta, e la Russia non ha dimostrato particolare proclività a sostituire componenti di alta ingegneria con equivalenti propri. Un embargo proprio su questi materiali limiterebbe la potenza di fuoco della federazione guidata da Vladimir Putin.

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