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Stadi di proprietà, chi sono le squadre in ritardo e perché

DiMatteo Runchi

5 Ottobre 2022
Stadi di proprietà

La Serie A incassa ogni anno oltre 400 milioni di euro in meno rispetto alla Premier League per la mancanza di impianti di proprietà. Roma, Inter e Milan stanno provando a rimediare, ma i nuovi impianti non saranno pronti prima di cinque anni. Perché l’Italia è così indietro? E quanto può pesare questa proprietà sulle entrate di una squadra?

Roma, Inter e Milan: quanto è difficile costruire gli stadi di proprietà

Tra i progetti più discussi riguardo agli stadi in Italia c’è sicuramente quello di Milano. Prima un progetto solo del Milan, cui poi l’Inter ha deciso di unirsi dopo i fallimenti delle prime iniziative. All’inizio si pensava a un impianto in un luogo diverso dal Meazza (in zona San Siro, da qui il soprannome), ora a costruire una “Cattedrale” vicino all’attuale, che dovrebbe essere smantellato. Un progetto da 1,3 miliardi di euro, con inaugurazione prevista dai più ottimisti per il 2027.

Una strada ormai necessaria da seguire, per rendere le società milanesi competitive con quelle europee. Prima della pandemia i ricavi portavano nelle casse di Milan e Inter circa 35 milioni di euro, quasi 50 in meno rispetto a quanto la Juventus guadagna dal suo Stadium. Le ultime stime riportano che, con il progetto del nuovo San Siro completato, le due società arriverebbero a guadagnare 120 milioni l’anno a testa, in linea con le migliori squadre europee.

L’altro progetto ormai avviato è quello dello Stadio della Roma. In attesa dal 2014, rimasto vittima di intoppi, bocciature, problemi con il comune e con la regione Lazio, questo impianto ha vissuto una vera epopea burocratica che ha sconfitto l’ex proprietario James Pallotta, ma che potrebbe vedere una fine con i Friedkin, patron della società dal 2020.

Il 3 ottobre 2022 infatti il Comune di Roma ha ufficializzato l’inizio dei lavori per lo stadio che sorgerà a Pietralata. Si parla di fine 2024 per la posa della prima pietra, con inaugurazione già nel 2027. Un progetto ambizioso, 65.000 posti ma parcheggi per un terzo degli spettatori, con un grande sviluppo quindi dei servizi di trasporto pubblico. Attorno all’impianto nascerà un centro commerciale e sportivo, con servizi pensati per i tifosi che accorreranno a ogni gara. L’incasso previsto ogni anno, tra botteghino e attività, è di 70 milioni l’anno.

Le cifre e gli altri campionati

Nonostante queste novità, l’Italia rimane colpevolmente in ritardo sul resto d’Europa negli stadi di proprietà. La Premier League, il maggiore campionato inglese, ne conta 15 su 20 squadre. La Liga Spagnola 16 su 20. La Serie A quattro: Atalanta, Juventus, Sassuolo e Udinese. Le conseguenze di questa situazione sono evidenti quando si paragonano i ricavi delle vendite dei biglietti. Le squadre che giocano in stadi di proprietà dei comuni devono parte dei ricavi al municipio, oltre a pagare l’affitto, e perdono milioni ogni anno.

Nell’ultima stagione giocata con stadi sempre aperti, quella 2018/2019, in Premier League le squadre hanno ricavato 600 milioni di euro dagli stadi, La Liga 365 milioni di euro, la Serie A 200 milioni di euro, 83 dei quali fatti registrare della sola Juventus. La squadra di Torino, la prima a completare con il suo Juventus Stadium (ora Allianz Stadium) un progetto di proprietà, è un esempio perfetto. I ricavi derivati dallo stadio sono aumentati del 600% dal 2011, anno di apertura del nuovo impianto, e le attività ad esso legate pesano per il 13% sul fatturato della società. 

Eppure l’Allianz Stadium ha limiti evidenti: è piccolo, solo 41.000 posti, pensato per una squadra che ai tempi dell’inaugurazione arrivava da una serie di settimi posti in campionato. Nonostante questo, l’impianto è riuscito ad avere un impatto sensibile sui conti della società. La burocrazia è sicuramente un ostacolo nella realizzazione di stadi in Italia, ma con questi numeri a disposizione, c’è da chiedersi perché le squadre italiane si siano mosse con così tanto ritardo.

Matteo Runchi

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.

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