Mentre la Serie A ricomincia a respirare e i conti dei club vedono la luce verso il verde a bilancio, c’è una squadra che rimane indietro. La Lazio per il secondo anno consecutivo rischia di avere il calciomercato bloccato, per via di limiti non rispettati nella propria contabilità. Servono 20 milioni di euro per uscirne, altrimenti sarà un’altra sessione segnata da cessioni inevitabili.
Cosa dicono le regole federali
Il nuovo quadro dei controlli economico-finanziari della FIGC vede un indicatore diventato rapidamente lo strumento più rilevante per valutare la sostenibilità dei club di Serie A, ossia quello del Costo del Lavoro Allargato (CLA). Di base, viene incrociato il costo complessivo del lavoro sportivo tra stipendi, ammortamenti e oneri accessori con i ricavi totali dell’azienda.

Per la stagione 2026/27, il parametro è diventato ancora più stringente rispetto allo scorso anno. La soglia massima consentita è scesa dall’80% al 70%. La Lazio oscilla intorno all’81%, 11 punti percentuali sopra il limite. Questo perché il costo del lavoro allargato è di circa 130 milioni di euro, mentre i ricavi hanno registrato una caduta a 143,49 milioni totali, quasi 50 milioni in meno rispetto all’anno precedente.
I casi Como, Monza e Sassuolo
Mentre una piazza storica come quella della Lazio rimane ferma, altre realtà si muovono e sbloccano la situazione. E il metodo per uscirne è solo uno: i soldi dei proprietari. Il Como ha messo sul piatto 110 milioni di euro per poter operare senza vincoli, con un aumento di capitale che trasforma il parametro CLA e apre il Mercato senza vincoli. Il Monza ha comunicato che il passivo accumulato in Serie B verrà coperto da un altro aumento di capitale, così come il Sassuolo.
Per la Lazio, questa strada sembra al momento impraticabile. Il Presidente Claudio Lotito ha rifiutato l’opzione di mettere soldi di tasca propria e cerca soluzioni alternative per trovare i 20 milioni di euro necessari allo sblocco.
Si apre alla cessione della Lazio?
Nelle ultime settimane, intorno all’ambiente Lazio si è iniziato a vociferare di una possibile cessione della società da parte di Claudio Lotito. Le conseguenze? Una crescita in Borsa con pochi precedenti. Il 10 giugno scorso, il titolo della squadra biancoceleste ha guadagnato il 5% a Piazza Affari, raggiungendo quota 1,68 euro per azione. Si tratta del valore più alto in assoluto da dicembre 2020, un’anomalia considerando che la squadra opera senza Mercato e i risultati sportivi sono insufficienti.

«La Lazio non è in vendita. Per me questa squadra è un’emozione e io voglio costruire emozioni» ha però detto lo stesso Claudio Lotito – pochi giorni dopo il boom in Borsa – in una lettera aperta ai suoi tifosi. Dopo la smentita, il titolo è sceso fino a quota 1,58 spegnendo gli entusiasmi della piazza. ©
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