venerdì, 10 Luglio 2026

Mondiali USA 2026: lo schema della FIFA per far pagare di più gli sponsor

Sommario
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Obiettivo record per la FIFA, che punta a incassare 13 miliardi di dollari dai Mondiali USA. Una cifra ambiziosa sull’intero ciclo commerciale 2023-2026. Pensare che è anche aumentata di 2 miliardi rispetto agli 11 iniziali grazie al riscontro positivo che il torneo ha avuto sul Mercato nordamericano e per l’espansione del format a 104 partite. Il solo torneo, che ha preso il via lo scorso 11 giugno, vale circa 8,9 miliardi di dollari. I diritti TV sono subito sotto in questa speciale classifica, con 3,92 miliardi di valore. E poi ancora gli sponsor che contribuiscono con 2,7 miliardi totali.

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Quali sponsor pagano di più

Per stabilire la sua struttura commerciale, la FIFA ha creato una sorta di piramide dove ogni livello ha il suo costo d’ingresso. In cima ci sono i 7 partner globali, ossia Adidas, Coca-Cola, Visa, Hyundai-Kia, Qatar Airways, Aramco e Lenovo, i quali detengono i diritti su tutti i tornei FIFA (compresi quelli per club) per l’intero quadriennio. I top partner pagano tra i 70 e i 100 milioni di dollari annui.

Solamente Adidas ha firmato il contratto di sponsorship più ricco della storia, con un valore stimato superiore al miliardo di dollari per 4 anni (fonte: Bloomberg). Il suo titolo in Borsa, pur essendo reduce da un anno difficile con un calo superiore al 31% da inizio 2026, ha registrato nel primo trimestre ricavi per il segmento calcio in crescita del 29%.

Coca-Cola ha invece confermato un +10% da inizio anno, raggiungendo il massimo storico di 82,66 dollari lo scorso 19 maggio, mentre Visa ha riportato nel secondo trimestre del 2026 ricavi netti di 11,2 miliardi di dollari, con un +17% sul 2025.

Sotto i “big 7” ci sono 8 sponsor nel secondo livello, tra cui figurano Bank of America, McDonald’s, AB InBev e Verizon. La cifra d’ingresso? Tra i 65 e i 95 milioni di dollari per i diritti legati ai soli Mondiali.

I nuovi ingressi

Sono numerosi gli ingressi avvenuti nell’ultimo biennio e tra questi ci sono nomi che non erano pronosticabili. Basti pensare a Bank of America, primo sponsor bancario globale nella storia della FIFA. Un ingresso che porta con sé attivazioni sul territorio come la Fan Experience sul National Mall di Washington e la donazione di 2,25 milioni di dollari in biglietti per veterani e militari. «Il loro supporto alla FIFA su scala internazionale rappresenta un traguardo storico e pioneristico per la nostra organizzazione», ha detto il Presidente della FIFA Gianni Infantino nel comunicato ufficiale.

Discorso simile per Verizon e Frito-Lay, promossi a sponsor globali del Mondiale pur rappresentando categorie di consumatori tipicamente americane e lontane dal calcio. Questo non è un dettaglio marginale, poiché i brand statunitensi pesano il 52% dei ricavi da sponsorizzazione, contro il 36% dei Mondiali in Qatar del 2022.

Il sold-out anticipato

Lo scorso marzo, la FIFA ha annunciato ufficialmente che tutti e 16 i posti del portfolio globale delle sponsorizzazioni sono stati venduti. Mai prima d’ora era successo, se non pochi giorni prima dell’inizio del torneo. Un successo che si riflette nei numeri: i ricavi da sponsorizzazione segneranno un +37% rispetto a Qatar 2022 (fonte: Ampere).

Non a caso, Wall Street ha iniziato a trattare i Mondiali come un vero tema d’investimento. Guardando al passato, una strategia bilanciata sugli sponsor quotati nel periodo della competizione ha sistematicamente portato a ritorni in eccesso a doppia cifra (fonte: Seeking Alpha). Lo stesso potrebbe succedere quest’anno, vista la platea stimata di oltre 6 miliardi di spettatori.

Anche il contesto macro gioca a loro favore. La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi fermi a giugno in attesa di conferme sul calo dell’inflazione, facendo sì che gli sponsor possano appoggiarsi sull’esposizione dell’evento per presentarsi come asset sotto osservazione degli investitori. ©

📸 Credits: Unsplash

Sempre pronto a rinnovarmi e ad approfondire ogni giorno i temi che mi appassionano, credo che il giornalismo abbia una responsabilità enorme nella società. Per il Bollettino scrivo di sport e tecnologia, mi occupo anche di economia, attualità, musica e cinema.