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  • giovedì, 8 Dicembre 2022

L’esplosione dei costi dei trasporti congela la logistica alimentare

logistica alimentare

La alimentare che permette la distribuzione dei prodotti deperibili in maniera efficiente, cruciale e strategica per il comparto, rischia di bloccarsi. Un grave danno per un settore che si conferma un asset fondamentale per la competitività del Paese con oltre 200 miliardi di euro di fatturato realizzato nel 2021, 50,1 miliardi di Euro di esportazioni, oltre 1,4 milioni di occupati coinvolti in 1,2 milioni di imprese. «Ci troviamo da una parte con un’offerta su gomma e su ferro insufficiente, a fronte di una domanda che cresce, dall’altra i prezzi salgono alle stelle e si ripercuotono su un comparto, il nostro, già fortemente colpito dalla crisi delle materie prime e dell’energia», dice Ivano Vacondio, presidente nazionale di Federalimentare. «Dalle stime preliminari dell’inflazione di agosto diffuse dall’Istat, ne esce che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registra un aumento del +0,8% sul mese precedente e del +8,4% su base annua, dopo il +7,9% di luglio. Numeri che ci indicano come il peso dell’inflazione sarà alto, unito anche all’esplosione dei dei sul settore. La logistica è un nervo scoperto per l’industria alimentare perché da un lato, da circa un anno e mezzo ci troviamo con un’offerta su gomma e su ferro insufficiente, a fronte di una domanda che cresce, dall’altro i prezzi salgono alle stelle e si ripercuotono su un comparto, il nostro, già fortemente colpito dalla crisi delle materie prime e dell’energia». L’ulteriore accelerazione dell’inflazione su base tendenziale si deve soprattutto ai prezzi dei beni alimentari (cresciuti da +10,1% di agosto a +11,5% di settembre) sia lavorati (da +10,4% a +11,7%) sia non lavorati (da +9,8% a +11,0%).

Cosa si prospetta nei prossimi mesi?

«Sul fronte del mercato interno le vendite dei beni “alimentari” sono state, a luglio, quelle più sofferenti: hanno registrato un tendenziale in valore del +6,1%, cui si è affiancata una diminuzione in volume del -3,6%. Il surriscaldamento inflazionistico del perimetro alimentare, espresso da una forbice valore/volume di 9,7 punti, è quindi ben visibile e ben superiore a quello “non alimentare”, pari ad appena 1,7 punti».

Con pandemia e conflitto tra Russia-Ucraina in che modo bisognerà ripensare una supply chain alimentare efficiente?

«Differenziando le fonti di approvvigionamento. Quello che è accaduto con il conflitto Russia-Ucraina ci ha fatto rendere conto che non possiamo dipendere da uno o pochi Paesi per quanto riguarda materie prime di fondamentale importanza. Dobbiamo quindi ridisegnare, laddove possibile e necessario, la mappa degli approvvigionamenti».

Approvato il Decreto Aiuti ter. Serviranno ulteriori misure per garantire la continuità del processo delle filiere agroalimentari?

«Il Governo ha fatto finora quello che poteva fare, considerando le risorse economiche di cui si dispongono. Non possiamo pensare che parta dal Governo la risoluzione di problemi ben più grandi che riguardano un tema come la transizione ecologica, di competenza europea».

Cosa si può fare nell’immediato?

«Intanto, la sospensione dell’IVA sui beni di consumo essenziali può aiutare certamente il carrello della spesa delle famiglie. Il taglio del cuneo fiscale è d’altra parte una misura strutturale e lungimirante, auspicata da tempo. Infine, è urgente predisporre oltre il 2022 le garanzie alle imprese, allungando la durata delle garanzie concedibili, al fine di diluire su un arco di tempo ampio e ragionevole il maggiore indebitamento frutto dell’attuale emergenza. Intanto, la garanzia statale sui prestiti alle imprese in crisi di liquidità per il caro bollette e l’estensione del credito d’imposta sono misure che certamente servono, purtroppo non sono sufficienti a ammortizzare la situazione. L’impatto più forte della crisi arriva proprio adesso, nel prossimo semestre».

Nonostante caro energia, inflazione e guerra in Ucraina l’export italiano segna numeri da record nei primi sette mesi dell’anno. Quali sono le proiezioni nei prossimi cinque mesi?

«Non facciamoci ingannare. Questa impennata non segna nuovi record raggiunti dal settore oltre frontiera. La forte spinta espansiva del periodo è largamente incentivata dalla spinta dei costi e dal conseguente “effetto prezzi”. È pur vero che la spinta è stata incentivata anche dai passi vistosi, fra i primi sbocchi, di mercati come il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Spagna, che hanno segnato aumenti in valore tra il +25% e il +39%. Ma il loro contributo è stato collaterale. Ed è pur vero, ragionando correttamente in quantità, che il passo espansivo di gennaio-maggio (+8,1%) è stato apprezzabilmente superiore a quello dei quattro mesi, che si era fermato al +6,0%. Ma va ribadito che il surriscaldamento in atto, assieme alla inevitabile erosione di capacità di acquisto che l’inflazione sta innescando in molti mercati, non potrà non deprimere anche la domanda estera, prima o poi. È vero che il nostro export alimentare si pone nel segmento medio-alto e si rivolge perciò, in gran parte, a un consumatore agiato, selettivo ed esigente. Ma è altrettanto vero che un’inflazione al 9,8%, come quella UE attuale, o all’8,5%, come quella USA, alla lunga mordono».

Tra il 16 e il 18 settembre si sono abbattuti sul nostro Paese 61 eventi estremi. Quanto è a rischio la produzione nazionale e qual è il settore più colpito?

«Quello che sta succedendo con il clima e di conseguenza con il nostro suolo è un fenomeno senza dubbio pericoloso. L’industria alimentare, però, utilizza materia prima proveniente solo in parte dall’Italia e grazie a questa differenziazione delle fonti di approvvigionamento riusciamo a garantire una produzione continuativa».

Difficoltà contingenti, dunque, che insieme ad altre strutturali chiamano la filiera italiana a fronteggiare sfide decisive e determinanti per proseguire e rafforzare il suo sviluppo internazionale. ©

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