martedì, 27 Febbraio 2024

Nasce la filiera agro-industriale-energetica. Cos’è?

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L’agroalimentare dovrà fare da collante tra diverse filiere industriali e garantire la sicurezza alimentare mentre imperversano ancora i venti di guerra. Responsabilità che derivano dal nostro primato: siamo il primo Paese europeo per produzione agricola. Energia, trasporti, moda, sono solo alcune delle filiere che hanno interessi in comune con il comparto agroalimentare. In questa direzione va l’accordo siglato tra Eni e Bonifiche Ferarresi, promosso da Coldiretti per sviluppare una filiera agro-industriale a uso energetico sul territorio nazionale.

Creare maggiori sinergie tra diversi attori industriali contribuisce al benessere dei singoli settori, ma anche all’intero sistema Paese. Inoltre, intessere nuovi rapporti commerciali aiuterebbe le imprese coinvolte nel percorso verso la transizione sostenibile ad arrivare più velocemente ai propri obiettivi. Una strategia di collaborazione con realtà più strutturate permetterebbe poi alle piccole e medie aziende di usufruire di tecniche e procedimenti all’avanguardia, quali il carbon farming e l’agricoltura di precisione. Innovazioni sostenibili altrimenti irraggiungibili con le proprie forze. Per non parlare poi delle opportunità in tema di diversificazione delle attività degli imprenditori agricoli. L’unione fa la forza.

Nasce la filiera agro-industriale-energetica

Il progetto punta a rigenerare aree contaminate e degradate, promuovere lo sviluppo rurale e l’integrazione con l’industria energetica impegnata nella decarbonizzazione dei trasporti. L’obiettivo è dare vita a un nuovo modello di business in grado di creare opportunità economiche e ridurre le emissioni di CO2. La fase pilota inizierà nel 2023 con la coltivazione delle sementi che produrranno l’olio vegetale su 2.000 ettari. Coltivazione che avverrà nelle aziende agricole che fanno parte di Bonifiche Ferraresi, ma anche in tutte le cooperative, organizzazioni professionali e consorzi che intendono partecipare all’iniziativa. L’olio verrà poi inviato alle bioraffinerie Eni, dove diventerà biocarburante.

«È importante continuare a lavorare per creare percorsi sostenibili che ci rendono leader a livello mondiale», ha commentato il Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, a margine della firma dell’accordo. «La filiera vale circa 580 miliardi di euro e occupa un milione di persone. Dobbiamo usare al meglio le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Diversi comparti faticano a utilizzare i fondi, noi saremo il primo settore industriale a usare tutti i soldi che sono stati stanziati nel PNRR. Per questo motivo, abbiamo chiesto al Governo di avere più risorse economiche. Con Eni, Bonifiche Ferraresi e Club Alpino Italiano lavoreremo anche per diffondere tecnologie digitali e di agricoltura di precisione che aiuteranno il progetto a essere ancora più sostenibile».

La partita agroalimentare si gioca anche in Europa

Il piano “Farm to Fork” della Commissione europea identifica aziende agricole, comunità e coltivatori come gli attori principali della strategia per ridurre l’impatto del settore agricolo sull’ambiente e costruire sistemi alimentari sostenibili. Tuttavia, spesso i membri dell’Unione Europea si trovano in disaccordo riguardo tematiche quali l’introduzione della carne sintetica, l’etichettatura di cibi e bevande, l’equiparazione di emissioni di CO2 di bovini e di aziende.

«I problemi esistono, ma dobbiamo evitare di dare medicine a tutta la famiglia, se un solo membro è malato», ha spiegato Janusz Wojciechowski, Commissario Europeo per l’Agricoltura, nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. «La sicurezza alimentare è un pilastro importante in questo momento. L’Italia sta svolgendo un ruolo importante. Gli agricoltori italiani coltivano l’8% del suolo e contribuiscono per il 18% al prodotto lordo agricolo europeo. La Commissione ha da poco adottato una convenzione che indagherà l’effettiva convenienza dei fitoformaci.

Nella nuova PAC (Politica Agricola Comune) abbiamo raggiunto un compromesso equilibrato, costruendo un quadro che spingesse gli agricoltori verso le loro ambizioni green», ha detto Wojciechowski. «Secondo il mio punto di vista, è importante che le indicazioni rispettino le situazioni di partenza dei vari Stati membri. I livelli medi di emissioni del settore sono circa 2,5 tonnellate per ettaro, ma ci sono Paesi che arrivano addirittura a 10. Il problema degli allevamenti intensivi certamente esiste, ma non riguarda tutti. L densità media in Europa è 48 capi, in Italia è minore. Lo stesso discorso vale per lo sfruttamento del suolo. L’agricoltura intensiva è un tema da trattare, ma non affligge tutti».

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